Nicaragua: i guardiani della nuova dinastia
Si tratta di un sistema politico-sociale che basa la propria esistenza sull’esercito e sulla polizia reprimendo il dissenso e limitando le libertà fondamentali
«CONTINUIAMO A CAMBIARE IL NICARAGUA, IN BENE, IN MEGLIO… Soprattutto attraverso le nostre Istituzioni di Ordine Pubblico, il nostro orgoglio e la nostra gioia, le nostre Forze Armate dell’Esercito Nicaraguense… le nostre Forze di Polizia. Sicurezza dei Cittadini, Sicurezza Sovrana, dall’Esercito, dalla Polizia, dal Ministero dell’Interno… Tutto ciò garantisce la nostra Sicurezza, Stabilità, Lavoro e Pace, per prosperare, per superare la Povertà, passo dopo passo».
Con queste semplici e chiare parole Rosario Murillo, nel suo quotidiano sproloquio telefonico trasmesso via audio in un canale televisivo governativo, il 26 agosto u.s., ha gettato la maschera: il cambiamento (anche costituzionale, che prosegue giorno dopo giorno) non è sostenuto né appoggiato dal Pueblo Presidente, bensì dall’Esercito e dalla Polizia. Non occorre molta fantasia per comprendere che dietro il vocabolo «nostra» vi sia solo e soltanto la famiglia Ortega-Murillo («la nostra Sicurezza»). Un pronome possessivo che, da tempo, non indica più la intera popolazione nicaraguense. Addio per sempre al sogno del 19 luglio 1979 di un sistema basato sul consenso e sulla partecipazione democratico-rivoluzionaria, come voleva Carlos Fonseca.
Un sistema politico-sociale che basa la propria esistenza sull’esercito e sulla polizia reprimendo il dissenso e limitando le libertà fondamentali, ha un solo nome: Regime di polizia. Un sistema politico-sociale che basa la propria esistenza sulla paura di esprimere il proprio pensiero e sul terrore di finire incarcerati o esiliati.
Non è più sufficiente che tutti sospettino di tutti, che tutti spiino tutti, che tutti denuncino tutti… e che il 1984 del libertario Orwell sia un dato di fatto: Rosario ha collocato l’esercito e la polizia come supremi vigilantes di «Sicurezza, Stabilità, Lavoro e Pace» (parole sue). In precedenza, nel 1932, l’altro libertario britannico Aldous Huxley pubblicò un romanzo distopico, nel quale descrive una società il cui motto è «Comunità, Identità, Stabilità». E la popolazione non ha alcuna reale conoscenza del passato, vivendo a tutti gli effetti nel migliore dei mondi possibile: ama infatti la propria schiavitù perché anestetizzata dal consumo, dal divertimento e da droghe di Stato. In italiano è stato tradotto con il titolo Il nuovo mondo.
Siamo d’accordo: i racconti di Orwell e di Huxley sono fantasia letteraria, ma, a suo tempo, in una intervista, Anastasio Somoza rispose alla domanda su quante proprietà terriere possedesse: «Che io sappia, ne ho soltanto una. Si chiama Nicaragua». Nel nuovo mondo che stanno costruendo, altrettanto potrebbero rispondere oggi Daniel, Rosario e famiglia allargata.
Entrambi i suddetti autori del secolo scorso, se potessero recarsi oggi in Nicaragua, non faticherebbero a trovarvi materiale sufficiente per riconoscere la realizzazione delle loro fantasie distopiche: è un Paese nel quale il controllo sulle persone non è solo fisico, ma anche mentale, attraverso la manipolazione delle informazioni e la repressione di ogni forma di pensiero critico. Nella società distopica in cui si è trasformato il Nicaragua, la paura è un’atmosfera tossica nella quale i diritti dei nicaraguensi hanno perso qualunque loro significato originario.
Se fino al 2018 ogni persona salvava le foto e i messaggi che voleva su telefoni cellulari e su computer, da otto anni a questa parte è diventata un’abitudine eliminare quotidianamente sia i messaggi sia le foto in qualche modo “compromettenti”: oggi è meglio distruggerli, per non facilitare il lavoro degli sbirri.
Dopo una quarantennale dittatura e soltanto una decina di anni di libertà individuale e collettiva, si è ormai tornati a un sistema di controllo che ha soltanto una differenza: i Somoza ritenevano che fosse più conveniente avere un solo corpo militare (la Guardia Nacional) per svolgere sia i compiti dell’esercito sia quelli della polizia, poiché è più facile da controllare, oggi esistono invece due strumenti di controllo e repressione.
Non è però improbabile né impossibile che si verifichino dei “tradimenti”, così come avvennero nel corso della storia: nel 1947, nel 1951 e in anni successivi, alcuni ufficiali e graduati della Guardia Nacional cercarono in varie occasioni di rovesciare il Somoza di turno, senza riuscirci e sacrificando le loro stesse vite nel tentativo. La Soria non si ripete, ma Rosario sa perfettamente che ciò potrebbe verificarsi anche in un futuro più o meno prossimo. O, quanto meno, potrebbero esistere delle “sacche” non omologate sia nell’esercito sia nella polizia.
Non a caso, pochi giorni prima, la opposizione (di centro-destra) in esilio aveva lanciato un programma unitario denominato «Transición ordenada desde la dictadura hacia la democracia», proponendosi di raggiungere questo obiettivo in modo pacifico e ordinato al massimo in 24 mesi (ovvero entro l’agosto del 2028). La loro idea è quella di costituire una provvisoria e transitoria giunta di governo composta al massimo da sette persone che, fra le sue prime azioni, dovrebbe smantellare e ristrutturare la gerarchia dell’esercito e della polizia. Entro un periodo massimo di 180 giorni si dovrebbe anche formare una Assemblea Costituente che rediga una nuova Carta Costituzionale, da sottoporre a referendum. In seguito, si dovrebbero svolgere le elezioni.
Che sia un progetto utopistico e anche parecchio pasticciato è reso evidente dalla realtà fattuale (per lo meno nel giro di appena un paio di anni), a meno che non cambino entro breve tempo parecchie cose all’interno del Nicaragua. Ciò non toglie che Rosario ne abbia timore, non sapendo su quali e quante forze popolari possa davvero disporre per conservarsi al potere assieme a Daniel (finché respira). Per cui incarica l’esercito e la polizia di essere i “cani da guardia” del potere della famiglia.
Non le farebbe male leggere (o rileggere) il volume di Richard Millet Los Guardianes de la Dinastía: historia de la Guardia Nacional de Nicaragua (1925-1965) pubblicato in Costa Rica nel 1977. O Hombre del Caribe: memorias di Abelardo Cuadra, pure questo pubblicato in Costa Rica, sempre nel 1977.
