Non c’è un’Affile sola

Vedo che anche a Casale Monferrato c’è un caso Affile. Lo ha denunciato Fabio Lavagno, coordinatore Sel (Sinistra Ecologia Libertà) del Piemonte.

Il 28 ottobre dell’anno scorso – curiosa coincidenza, la stessa data della mussoliniana marcia su Roma – l’amministrazione comunale di Casal Monferrato intitolò uno spazio a Ugo Cavallero. Come ha precisato Sel, costui fu deputato e senatore fascista, membro del governo, si macchiò di crimini in Etiopia, addirittura capo di Stato maggiore fra il 1940 e il ’43.

Dopo un anno, Sel e Anpi sono tornati con molte/i cittadine/i (senza etichette) nello spazio “Cavallero” per re-intitolarlo alle vittime del colonialismo italiano.

Ben fatto.

Giustamente insiste Fabio Lavagno che Casale ha ben migliori tradizioni e infatti celebra ogni anno i 13 martiri della “banda Tom”.

Per chi non lo sapesse (per comodità sintetizzo da Wikipedia) «La Banda Tom fu una brigata partigiana comandata da Antonio Olearo, detto Tom (medaglia d’oro alla memoria per il valor militare), attiva durante la Guerra di Liberazione fra il Monferrato Casalese e l’Astigiano, le cui efficaci azioni furono uno dei principali eventi della resistenza in provincia di Alessandria (…). Antonio Olearo, figlio di Pietro e di Emma Deregibus, faceva il garzone di un fornaio nel quartiere Borgo Ala di Casale Monferrato. All’inizio della seconda guerra mondiale si arruolò nella Guardia di Frontiera e dopo l’8 settembre si unì ai partigiani in Val di Susa. Nell’inverno del 1943 tornò nel Monferrato casalese, raccolse un gruppo di giovani e fondò una banda da lui stesso capeggiata che si integrò nella Divisione Matteotti e diventò la Settima Brigata, tra le più attive della zona. Il 14 gennaio 1945 banda ed il suo comandante si rifugiarono a Casorzo (in provincia di Asti) dove avvenne la cattura. Incatenati l’un con l’altro, seminudi e scalzi, i prigionieri vennero obbligati a marciare nella neve sino al Mulino della Ghenza. Trasportati poi a Casale Monferrato vennero incarcerati e interrogati con crudeltà. Processati e condannati, il 15 gennaio vennero obbligati a sfilare per le vie cittadine a piedi nudi nella neve tra le percosse e poi condotti alla Cittadella militare, dove vennero trucidati e dove ora una lapide li ricorda. A “Tom” venne anche negato l’abbraccio della madre, rinchiusa in una cella vicina e che era stata vigliaccamente imprigionata proprio per snidare il figlio. Sul selciato del poligono di tiro, all’interno della Cittadella di Casale, i loro cadaveri rimasero due giorni insepolti nella neve, sorvegliati dai soldati per impedire ai familiari di celebrarne i funerali. Fu negato il permesso di recuperare le salme, sotterrate poi in un luogo anonimo nel cimitero, individuato presto e cosparso di fiori. Il funerale solenne avvenne solo nell’ottobre 1945, dopo la Liberazione, quando i corpi furono riesumati e nuovamente sepolti».

Del tutto incoerente che a Casale Monferrato si ricordi Cavallero se si vuole celebrare il ricordo dei martiri della “Banda Tom”.

Ma forse c’è un equivoco. L’amministrazione comunale non intendeva osannare il fascista Cavallero ma ricordare il ladro e vigliacco. Infatti (anche qui, per velocità, riprendo da Wikipedia) «Cavallero non si distinse, durante la Seconda guerra mondiale, né per capacità militari (fu quasi sempre lontanissimo sia dal fronte libico che da quello russo e anche da quello greco-albanese, prevalentemente risiedendo a Roma, le operazioni vennero dirette solo dai suoi subordinati) né per capacità gestionali: Ciano riporta che Cavallero, per accontentare i sogni di onnipotenza di Mussolini, gli fece ripetutamente credere che la produzione di cannoni e pezzi di artiglieria, carri armati e altro materiale bellico fosse sempre ottimale, quando, in ammissioni private con lo stesso Ciano, ammetteva che esse erano semplicemente “il potenziale” che la nostra industria avrebbe potuto mettere in campo, ma la realtà era solo una minima frazione di quei numeri. Infine, Ciano riporta racconti di sottoposti e diplomatici che osservarono Cavallero far sparire dalle località nelle quali era inviato (Albania, Grecia, Nord Africa) pezzi di antiquariato, derrate alimentari e valuta preziosa».

Ecco in questo senso Cavallero è sì un eroe dei suoi tempi e purtroppo dei nostri: un vigliacco che sta lontano dal fronte e un volgare accaparratore, ladro di denaro e cibo, dall’alto della sua autorità. Se è questo che si vuole celebrare, un senso c’è, nel Paese che ha visto prima Mussolini (il quale non fece la Marcia su Roma ma vi arrivò in vagone letto a cose fatte, onde evitare rischi) e poi il signor P2-1816 (altrimenti conosciuto come Silvio Berlusconi) diventare capi dell’Italia. Dico dell’Italia e non nostri perché io sono fra coloro che erano e sono contro il fascismo comunque mascherato. Di quell’Italia non faccio parte, la mia è l’altra Italia: quella della lotta antifascista. Che oggi manifesta ad Affile: non sarà per oggi o per domani ma lo schifezzario dedicato al boia Graziani lo butteremo giù.

UNA BREVE NOTA

Chi passa spesso da questo blog saprà che su Affile ho postato e scritto più volte (anche ieri) ma ricordo che la piccola guerra “toponomastica” di fascisti e reazionari non si è mai fermata e ora riprende con forza (dedicare vie o piazze al razzista e fucilatore Almirante è uno dei principali impegni attuali delle destre e del «centro»-destra). Ma la questione è più complessa, qui in blog ne ho scritto in Cadorna e le decimazioni e ritengo che il discorso non vada lasciato cadere. A quando una mappa degli obbrobri nelle strade, musei e università italiane? E una richiesta ufficiale di re-intitolare le lapidi oltraggiose alle vittime del nazifascismo? C’è un legame fra l’arroganza di Casa Pound, Forza Nuova e simile gentaccia con la persistenza di un’Italia che preferisce dimenticare e non si accorge che i «neo»-fascisti decidono persino come devono chiamarsi i luoghi nei quali abitiamo. (db)

Redazione
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3 commenti

  • francescocecchini

    Ciao Daniele,   Ti invio una nota su crimini colonialisti e fascisti in Eritrea, possibilmente per pubblicazione sul tuo blog. La nota parla anche di Graziani e termina con una foto del criminale fascista ferito ed in mutande.   Buona domenica e buon lavoro,   Francesco

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