«Non ne possiamo più»: giovani corpi…

senza ascolto e parole non viste

di Leonardo Albertazzi, Andreas Argiropoulos e Joy Pepe

BOLOGNA: MENTRE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE LANCIA MESSAGGI RASSICURANTI FRA LUCI E MANIFESTI GRANDI COME PIAZZA MAGGIORE I GIOVANI CON I LORO CORPI INASCOLTATI E LE LORO PAROLE NON VISTE SONO CHIUSI IN RISERVE A VIVERE LA LORO ANGOSCIA LA SOLITUDINE LA SEPARAZIONE LA DEPRIVAZIONE DELLA LORO VITA PRESENTE E FUTURA — ABBANDONATI …

CASUALMENTE TRE GIOVANISSIMI SI SONO INCONTRATI IN UNA SOFFITTA AVUTA IN PRESTITO E COME CLANDESTINI SI SONO CONFRONTATI SUL PRESENTE E SUL FUTURO

ECCO LE LORO GRIDA E LE LORO STORIE.

Non ne posssiaaamooo piùùù

– non sappiamo neppure chi siamo diventati- ci sentiamo soffocare- Perché adesso non serviamo più dopo anni di giovanilismo di corteggiamento dei giovani come modello di vita, per spingere al consumo di merce prodotta appositamente per un target studiato e voluto a tavolino da grandi imprese della moda ? Perché su di noi fanno cadere responsabilità immense come l’ aumento del debito pubblico o la protezione dei nonni perché persone fragili ? Siamo considerati vuoti a perdere? Senza corpo con i suoi bisogni- senza sentimenti senza capacità di elaborare pensiero, senza possibilità di accedere alla cultura cui abbiamo diritto? Molti di noi, sono ancora minorenni e allora qualche responsabilità ci sarà pure per abbandono nei loro confronti. E’ un problema di responsabilità da parte di chi ha il dovere di intervenire e invece finge di non vedere e non sentire. Mentre i costi della scuola, in questo periodo, PER NOI senza senso, continuano a pesare sulle nostre famiglie impoverite

 

NOI TRE chi siamo

Joy Pepe 21 anni secondo anno DAMS

Oggi più che mai noi giovani viviamo una condizione di forte precarietà che ci colpisce su tutti i fronti del quotidiano. La dinamicità e la forza vitale che invadono i nostri corpi e le nostre menti di universitari sono smorzati da questa situazione pandemica e da tutti coloro che hanno paura di avvicinarci in quanto considerati gli untori di turno praticanti di una promiscua socialità non protetta…

Siamo caricati di tutte le responsabilità che questa situazione comporta, ma cosa ci lasciate, cosa ci rimane? Nessuna garanzia, nessuna tutela- e bruciate molte delle occasioni di confronto nelle quali la nostra identità di studenti, lavoratori, persone… si costruisce.

Per Aristotele l’uomo è un animale sociale, per Lorenz un animale culturale. Come possiamo crescere e diventare la versione migliore di noi stessi se i due presupposti su cui si fonda la nostra natura di esseri umani vengono a mancare?

I nostri rapporti sociali sono ridotti all’osso: ormai definiamo amici soltanto coloro che sono più prossimi alla nostra abitazione, almeno riusciamo a dedicare loro una quantità di tempo “live” sufficiente per essere considerati amici in carne e ossa e non ologrammi sul telefono. “Fare nuove amicizie”non rientra in nessuna regola comportamentale di un qualsiasi DPCM. E soprattutto per chi è solo (di ogni età) come la mettiamo? Gli eventi culturali ora sono del tutto fuori portata in primo luogo perchè sabato e domenica tutti i musei sono chiusi e poi perchè con così poche possibilità di arrotondare, i prezzi sono del tutto fuori portata.

Confermando ancora una volta che il sapere è prerogativa dei più abbienti; certamente le iniziative online sono tantissime, e forse è ciò che ci salva dalla monotonia di alzarsi, studiare, seguire lezione… e così via!

Meglio un seminario a distanza che n-ulla.

Ma il punto cruciale è l’università, ore di lezioni al computer, nessun compagno, esami online che penalizzano in funzione della connessione (pagata da noi). La nostra laurea online varrà quanto le altre?

Tali questioni, ci fanno esplodere, mettono in evidenza una comune esigenza: vederci dal vivo, sentire l’odore degli altri, udire voci non ovattate dal microfono di un telefono… abbracciarci.

Questi sono esempi di come siamo i primi contro cui puntare il dito e gli ultimi verso cui tendere lamano. Da sempre e soprattutto ora.

 

Io abito a Padulle un paesino fuori Bologna vicino S.Giovanni in Persiceto e spesso la connessione non arriva rischiando così la perdita degli esami e di conseguenza l’aggravio delle tasse universitarie. Poi di fatto la presente crisi ha prodotto e continua a produrre problemi in molte famiglie come malattie perdita di lavoro dei genitori e altre difficoltà che ovviamente incidono su tutti gli appartenenti al nucleo familiare e la mia famiglia non è esente. Io cerco di seguire l’informazione nella quotidianità anche per capire come siamo arrivati a questo punto e come i diversi Paesi del globo stanno reagendo. E’ vero nel disastro siamo in buona compagnia ma questo non consola. C’è in atto una ridefinizione degli Stati con una divisione netta tra i potenti della terra da una parte e i miserabili dall’altra . Questi ultimi ovviamente devono essere controllati per una totale sottomissione; volenti o nolenti. Ogni insubordinazione viene repressa anche nel sangue con efferata violenza. Nella geo – politica internazionale per i poveri e nuovi poveri non c’è speranza. SORVEGLIARE E REPRIMERE In pratica siamo terrorizzati dal terrorismo. L’altra sera, quando ancora Bologna era in zona gialla, ho visto in piazza Maggiore un uomo sui 50 anni puntare una pistola alle tempie di un giovane che non aveva la mascherina. In questo clima come posso pensare al mio futuro e mettere a fuoco le mie energie per una ri-costruzione del paese … se non so neppure se il giorno dopo sarò viva ? So soltanto che non mi piegherò a nessuna sottomissione nell’eventuale mia vita futura lavorativa . Ma quale futuro?

Andreas  Argiropoulos – 16 anni secondo anno scuola tecnica professionale

All’inizio della pandemia, causa il fatto che le scuole di Bologna non accoglievano più studenti  mi sono dovuto trasferire in una scuola  che dista    da casa mia 50 km  e il viaggio in autobus mi porta via molto tempo oltre al fatto che sono costretto ad alzarmi presto con ore sottratte al sonno. A scuola lezioni  con professori svogliati impreparati , poco interessati al loro lavoro, capaci soltanto di rendere le lezioni noiose e insignificanti  culturalmente. Ho provato “difendermi” cercando di vivere  il meglio di tale situazione , così ho deciso di seguire  solamente le lezioni che ritenevo utili  per il mio interesse  e per la mia formazione . In tutte le altre ore di lezione , del tutto insignificanti, ero presente in maniera totalmente passiva. Non partecipavo  e non interagivo. Quello che mi è mancato di più in questo periodo di crisi pandemica è stato il rapporto  con i miei amici e con tutti i miei conoscenti, tale mancanza di fisicità   sta mostrando delle conseguenze;  la maggior parte delle persone , per contrastare la solitudine ha cominciato a sentirsi sempre più frequentemente via internet in modo da tenere  sempre  vivo  l’interesse per quello che succede nel mondo e  quello che si fa.

All’inizio un po’ di disorientamento  non potendo più uscire, fare movimento all’aperto o andare in palestra … poi la cerchia degli internet-dipendenti si è sempre più allargata  conoscendo nuove persone e  altri ragazzi anche a livello internazionale. E’ successo anche che  molti studenti si sono allontanati , estraneati completamente dalla scuola  soprattutto a causa dell’inadeguatezza dei professori  che hanno dimostrato fragilità emotiva e incapacità a gestire il gruppo classe con una didattica adeguata e maggiore interesse per gli studenti anche come persone. Conosco molti miei coetanei –studenti  che hanno deciso di lasciare la scuola per dedicarsi ad altro. Io ricordo una insegnate che addirittura piangeva in classe lasciandoci  soli a guardare dei video a distanza. Senza discussione senza porsi il problema di come stavamo vivendo noi ragazzi Personalmente  io, a parte la delusione , non credo di aver vissuto particolari traumi in tale situazione, del resto  la mia scuola che è un istituto tecnico professionale A Cento e il gruppo docenti, apparivano già  disastrati da tempo e questo aggiunto all’incertezza di un futuro lavorativo   hanno prodotto ulteriore  abbandono degli studi. Molti ragazzi, anche  differenti fra di loro, hanno mollato gli studi   e vagano in  per le più strane  aggregazioni  o anche da soli, in  stato di isolamento e solitudine  In giro si vedono  giovani abbandonati a loro stessi  . Vivono alla giornata. Non riescono neppure a realizzare lavoretti saltuari per la loro sopravvivenza,  nell’abbandono totale anche da parte delle istituzioni che dovrebbero curarsi di loro. Io nel mio piccolo ho scelto  di non disperdere il mio tempo ma utilizzarlo per studiare , imparare  cose che desideravo sapere  e che mi gratificano adesso come conquista culturale  e delle quali necessiterò in un mio futuro lavorativo. Posso affermare  che continuo ad andare a scuola  per avere il diploma e non per imparare. Questo produce anche  una mia posizione altalenante , al momento delle verifiche, a quanto pare siano  le uniche prove alle quali gli insegnanti   tendono . Il loro giudizio nei miei confronti non sempre è sufficiente.

Comunque complessivamente  la situazione, di vita, non è positiva. A me piace fotografare come imparare tutto ciò che è meccanico tecnologico, elettronico che può avere un riscontro immediato nella pratica. Ho voluto fare un giro nel centro storico di Bologna e in alcune aree periferiche  e la situazione costruita dall’amministrazione comunale, appare edulcorata , rassicurante  con messaggi attraenti come ad indicare vita presente e futura rosea. Mi sembrava tutto bello, luminarie, messaggi  di amore e convivenza pacifica… benessere, con i negozi di lusso affollati…  Tutto il contrario di quello che stiamo vivendo, noi  deprivati e rinchiusi nelle nostre camerette.

Ho incontrato gruppi di giovani di origine migrante, musulmani ,  appartati isolati  davanti a bottiglie di alcool  e diffidenti anche nei miei confronti. Rifiutavano qualunque contatto con “ altri “ da loro. E’ stata una grande impresa conquistare la loro fiducia e poterli fotografare .

Delle cause che  hanno determinato LO STRANO PERIODO CHE STIAMO VIVENDO  sto prendendo coscienza via via, studiando e nei pochi incontri con altri giovani conosciuti durante il periodo “giallo” in cui ho cominciato a frequentare anche un centro culturale  privato aperto anche  ai giovani per studiare , stare assieme senza vincoli e spese … ma nel rispetto –riconoscimento reciproci e osservando le norme di sicurezza.

Frequentandolo ho scoperto il piacere di essere autonomo,uscire da casa e sapere dove andare,  di poter conoscere altri ragazzi  o semplicemente studiare senza il controllo dei familiari. Ci andavo con un mio amico per studiare assieme lo spagnolo  e così ho incontrato anche un altro ragazzo che è stato molto tempo in America latina che si è dichiarato  pronto a mettere a disposizione la sua conoscenza dello spagnolo , per aiutarci in una più corretta pronuncia . Straordinario per me che ero stato anche settimane chiuso in camera mia, di notte e di giorno, fra didattica a distanza e collegamento telematico.

A dire il vero mi sento tranquillo , e vedo  positivamente il mio futuro che io stesso voglio costruire. Da sempre ho vissuto  spronato ad essere autonomo e a saper fare di tutto per gestire la mia quotidianità. So cosa significa  non sprecare cibo e risorse ed- essere oculato- saper individuare le priorità essenziali, credere in una economia circolare, sapere riciclare   barattare , donare e ricevere  nelle relazioni interpersonali. Vedo che in giro molti ragazzi  sono disposti a tutto per indossare vestiti all’ultima moda, firmati  e anche se sono tutti omologati credono che così il loro  valore aumenti. Come se  gli abiti che costano molto dessero più valore. Non si rendono conto che il sistema capitalistico  di cui la nostra società è espressione li sfrutta e li opprime sempre più.  Nelle dinamiche sociali –  chi ha il potere è chi gestisce l’economia, la produzione delle merci, impartisce  gli ordini e controlla  chi deve ubbidire e lasciarsi controllare.

Io sul mio futuro ho chiarezza. Intendo  puntare  ad una fetta di potere per  condurre in maniera autonoma un’attività imprenditoriale  . Non voglio fare un lavoro intellettuale. Intendo perfezionarmi nelle competenze tecniche informatiche e tecnologiche, verso cui sono portato e che mi appassionano.  Io intendo elevarmi per me, in modo da non essere subordinato a nessuno, essere libero di fare  ciò che ritengo giusto. Sarò soddisfatto se riuscirò a garantire lavoro ad altri, aiutare le persone meritevoli non come miei subordinati  ma collaboratori, sostenendoli in modo proporzionale alle loro necessità. So che continuerò a studiare ciò che mi è utile per il mio lavoro e per capire quello che  accade fuori, intorno a me.   Punto ad essere anche un imprenditore  stimato e rispettato,  e capisco perché  la cultura rende anche autorevoli. L’ignoranza e l’incultura favoriscono  l’oppressione e lo sfruttamento.

Leonardo Albertazzi 20 anni— secondo anno facoltà scienze politiche

Sinceramente è tale il mio disgusto per tutto quello che sta accadendo , dalla gestione della pandemia alle inefficienze-incapacità- finte opposizioni nel governo italiano, conflitti internazionali, affermazione delle multinazionali,non inclusione dei migranti e loro sfruttamento, non professionalità di chi ha poteri decisionali, pressappochismo , incoerenza, de-umanizzazione, leggi non applicate, violazione dei diritti umani … che l’unico desiderio che sento, è suonare e fare un grande concerto con i miei amici Penso che la mia vita e quella di tanti giovani stia avendo una grande lacerazione, delle ferite che sarà difficile risanare. Ce le porteremo dietro per molto tempo se riusciremo a sopravvivere.

Per me il disastro è oltre la negazione del diritto allo studio, delle privazioni cui siamo costretti , sostare del recinto in cui ci hanno collocati. La mia rabbia è su e come si è arrivati a tanto. La fiducia riposta tacitamente nei governati , negli amministratori locali, nell’essere complicemente ciechi di fronte alla criminalità organizzata e alla corruzione. E adesso continuano a chiedere consenso ai cittadini, in una finta democrazia, implorando la partecipazione di tutti con volontariato , donazioni , idee , progetti … Come possono ingannarci ancora?

Io pur avendo da sempre consapevolezza sulle disuguaglianze sociali , le ingiustizie il razzismo etc non pensavo proprio potessero giungere a tanto il livello di perversione e bestialità del potere politico, l’odio fra gli Stati, i delitti e stragi tremende, commessi per il profitto. Per accumulo di ricchezza. Per avere dei monopoli ed esercitare potere sempre più forte su cittadini inermi.. Io ero affascinato dalle lotte di liberazione, dai grandi movimenti dei giovani come quelli del 68 e del 77 .Pensavo che si potesse fare pressione dall’interno per ottenere magari nuove leggi o riforme a favore dei più deboli, delle categorie marginali, degli esclusi . Oggi penso che di questa società , non ci sia nulla da salvare . Ho studiato molto in questo ultimo anno di “ clausura” e capito che le contraddizioni che emergono, dentro il presente sistema economico-politico sono irrisolvibili … Si può parlare anche di morte della politica così come l’abbiamo intesa fino ad ora. Economia e politica sono la stessa cosa ; nel senso che i grandi monopoli finanziari gestiscono il tutto servendosi di una parvenza di democrazia parlamentare , utilizzando gli esponenti di partito come esecutori controfigure servi cui impartire ordini da eseguire , in una parvenza di democrazia parlamentare. Molta retorica , comunicazione mirata per illudere gli elettori , intellettuali asserviti e politici da spettacolo. La comunicazione è invasiva e decisionale . E’ di fatto manipolazione e controllo mirata anche alla disgregazione sociale. Mi sembra che tutti siano contro tutti e rinchiusi nel proprio individualismo. Diffidano e sono anche pronti a denunciare chi vedono non allineato. Ho visto cambiare i miei stessi amici. Isolarsi sempre di più per proteggersi e non solamente dal covid e dalle sue varianti. Ho visto allontanrsi i miei amici di origine migrante per paura di essere espulsi. Compagni carissimi con i quali ho giocato e studiato fin dalla scuola materna, svanire e non credo chiusi in casa. Ritengo che il nostro sia un sistema economico sociale totalitario, in una competizione globale. A tutto questo mi sento completamente estraneo. Ne devo rimanere fuori, in disparte . Non ascolto , non credo alle frottole, non consumo, non ubbidisco.

Io devo ancora capire molte cose , devo studiare, devo avere più strumenti di conoscenza per potere elaborare riflessioni e possibilità di intervento. Diffondere analisi- giuste è anche un mezzo di denuncia , le idee si propagano , il contagio del pensiero è possibile. Nella presente fase la D-ESISTENZA è la linea giusta . Mi costruisco un’esistenza diversa ma non passiva. Non intendo sopportare né collaborare. Sto studiando anche chi ha immaginato società diverse sfociando nell’UTOPIA , come Tommaso Moro e capire bene se la ricerca di un “non luogo” è sempre destinata all’annientamento.

Anche se sto incassando tanti pugni allo stomaco non credo ancora in una sconfitta della mia vita, io metto in discussione i principi del sistema che reprimono gli ideali che sento dentro di me, il mio desiderio di giustizia e pace sociale, di sviluppo del pensiero , di produzione di una nuova cultura all’altezza dei tempi, in una vita che riesca a spezzare le drammaticità per produrre speranza e cambiamento …

Lo spaesamento e la distruzione dei giovani è un fenomeno non recente, da decenni si parla di crisi dell’uomo moderno … la letteratura ne è ampia espressione. Io ero ancora al liceo quando scrivevo raccontini di cui mi piace fornire, di seguito, un assaggio… Ovviamente nulla di autobiografico ma la percezione di certe realtà . Considero da sempre, il favorire l’uso della droga fra i giovani, un mezzo per distruggerli, nei corpi e nella volontà per non averli come antagonisti.

Arthur e il suo mondo

Loro, le ciminiere erano relegate esclusivamente nelle vie principali del luogo ed emettevano fumi talmente densi da appiccicarsi ad ogni cosa, come un secondo strato di pelle che imbruniva le superfici, creando un manto scuro e oleoso su tutta la città e confinando ai vicoli labirintici il flusso incessante di persone che ad ogni ora del giorno e della notte consumavano le loro suole, con un via vai privo di senso e funzionalità.

Arthur passava molte giornate davanti al ceruleo vetro della sua “ camera” ad osservare la discarica a cielo aperto che gli si parava davanti e la mandria di gente nevrotica smarrita fra le vie o immersa nei propri pensieri e nel calcolo mentale del percorso più veloce da intraprendere,come topi in un labirinto, spasmodici di raggiungere il loro pezzetto di formaggio. Arthur, suo malgrado, non faceva eccezione, costretto a dovere uscire dalle mura domestiche per potere soddisfare per lo più le sue dipendenze e per potersi cibare di tutto ciò che fosse stato in grado di sottrarre abilmente dalla miriade di negozi che costellavano gli argini delle strade. Questo non perché non avesse soldi per pagare, né tanto meno per provare un minimo di adrenalina , che comunque quel mondo aveva ormai annichilito, ma per il semplice auto-diktat di combattere in ogni momento, con ogni singolo gesto, la fraudolenta società in cui viveva e l’insieme di tutti i cerebrolesi che avevano permesso l’affermazione di ciò.

Ore 6.00 la sveglia suona, inutile in settimane bagnate e suonanti come queste, ma necessaria per riportare la mente lucida e cosciente. Arhur spegnendola disattiva l’allarme ed attiva, al contempo,un susseguirsi di brani particolarmente bruschi e metallici che accompagneranno la sua routine mattutina

cazzo – sono passati degli anni e questa roba mi manda ancora fuori di testa”. Descrizione più che adeguata per i Prodigy, probabilmente incentivata dal miscuglio di eccitanti ancora in corpo dalla sera prima.

Il volume della musica tanto alto sovrasta quello della televisione che, nel suo appartamento come in ogni altro alla medesima ora viene attivato, vomitando nei canali uditivi di tutti, pubblicità e telegiornalismo di regime. Questo non stop sino al termine della giornata, stabilito dal coprifuoco alle ore 22.00

I colori vividi dei vari spot che si susseguivano contrastavano con il grigiume del telegiornale che, in tono solenne alternava notizie di reati commessi, esemplificati per potere ripetere allo sfinimento le rigide limitazioni imposte ed esaltare le nobili azioni dei cittadini più ligi ad eseguirle.

Arthur li odiava, odiava incondizionatamente tutti; anche sua madre , soprattutto sua madre , che mai era riuscita a superare l’abbandono del padre, suo marito. Arthur le rimproverava di non essere cosciente di se stessa, della sua condizione di donna autonoma e indipendente … ma Arthur era giovane , colmo di odio che però riusciva ad incanalare in voglia di cambiamento di un sistema ancora agli albori ma già pronto ad annichilire tutti i valori e le conquiste realizzate fino a quel momento;una vera regressione tra misoginia, razzismo, omofobia basati soltanto sul lavoro che nobilita e sul principio dello sfruttamento in virtù del profitto …

L’odio di Arthur ora è rabbia, dolore, rassegnazione, nichilismo. Ciò che aveva attuato era una sorta di ascesi materiale eliminando tutte quelle cazzate con le quali le altre persone farcivano le loro minuscole stanze .Arthur no. Lui godeva soltanto di ciò che riteneva strettamente necessario : MUSICA E DROGHE

TUTTE LE FOTO SONO DI ANDREAS ARGIROPOULOS

 

 

 

La Bottega del Barbieri

10 commenti

  • Raffaele Mantegazza

    La profondità e la bellezza umana e intellettuale di questi interventi non mi stupisce perché abbiamo in Italia dei ragazzi e delle ragazze meravigliosi, pieni di intelligenza, di speranza e di fiducia. Il modo in cui sono trattati, non sono ascoltati e soprattutto la sottovalutazione della loro sofferenza è ignobile, resterà una macchia su una società adulta che è sempre più disgustosamente allergica ai giovani. Grazie Andrea, Arthur e Leonardo

  • È meraviglioso leggere di ragazzi che hanno pensieri così profondi e maturi. Ragazzi andate avanti a testa alta. Voi siete il futuro

  • antonella Selva

    Bravi!
    Da tempo ero in ascolto per cogliere il sentimento dei ventenni. il punto di vista dei giovani è il grande assente in tutto questo delirio, nonostante che siate proprio loro quelli che prendono la sberla più grossa – forse non in termini di soldi, non ancora, ma sicuramente in termini di *vita*.
    Scambiando quattro chiacchiere con mio figlio, 22 anni – anche lui al limite della sopportazione – forse ha usato parole leggermente diverse, ma l’insofferenza, il disgusto e la sfiducia erano le stesse vostre.
    Abbiamo notato più volte, noi adulti, il silenzio delle università e l’apparente inspiegabile passività dei giovani.
    Leggendo le vostre parole, penso che forse si tratta di disinteresse: disinteresse per qualcosa che comunque sta andando in pezzi e non c’è niente da salvare.
    Magari non c’entra niente, ma mi viene in mente lo scollamento che traspariva negli ultimi anni del mondo sovietico, quando sulla piazza rossa continuavano a sfilare parate militari con ostentazione di missili sempre più grossi, fallico simulacro di una potenza ormai al tramonto, ma la gente, semplicemente, guardava dall’altra parte.
    Chissà, forse la fine di *questo* assetto che ci è toccato in sorte è impossibile da immaginare, ma non è impossibile che si produca…
    Nonostante l’amarezza che esprimete, con la vostra presa di parola mi trasmettete qualche speranza!

  • Francesco Masala

    pochi mesi fa, a proposito dell’emergenza clima (per tacere delle altre), qualcuno diceva, non so se Greta, che le decisioni riguardanti il futuro vengono prese da anziani che futuro ne hanno poco davanti, mentre i giovani, che hanno tanto futuro davanti, non hanno voce in capitolo, l’unica sicurezza è che dovranno pagare, pagare, pagare.
    Leonardo Albertazzi, Andreas Argiropoulos e Joy Pepe esistono, non possiamo ignorarli.

  • mA cosa apettate a scendere in panzza?
    occupate el scuole e mandateli tutti a quel paese… stanno vaccinando per un raffreddore… cercando di farvi venire tutte altre malattie…
    ribellione… e coraggio
    nessuno vi toccherà …le forze dell’ordine ieri hannomultato 2150 persone a cesena senza maschera… il girono dopo hanno annullato tutte le multe…
    nessuna paura…
    le forze dell’ordine vogliono la vostradimostrazione di coraggio
    nessuno vi toccherà
    sono sicuro
    prof. Giuseppe Altieri

    • Salve prof. Altieri
      speravo non ci fosse bisogno ancora, nel 2021, di spiegare l’ovvio ma nel caso le fornisco qualche link dove approfondire la sua affermazione “stanno vaccinando soltanto per un raffreddore”:

      l’organizzazione mondiale della sanità ha una pagina dedicata alle statistiche del COVID
      https://covid19.who.int/
      https://www.who.int/news-room/q-a-detail/coronavirus-disease-covid-19

      questi due link invece riportano a due meta-analisi sulla sua pericolosità e sull’efficacia delle mascherine:
      https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32641059/
      https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33047556/

      Si può pensare al futuro soltanto riconoscendo le verità, e non raccontando menzogne
      Cordialmente

    • Commenti come quello di Altieri mi sembrano un’offesa alle persone che sono morte e ai loro familiari, ai medici che lavorano negli ospedali, a tutto il personale sanitario che si adopera per fare tamponi e vaccini e a coloro che sono stati contagiati e ne sono usciti non senza difficoltà.
      Già mi sembra che di controlli ce ne siano ben pochi e che le persone tendenzialmente facciano come vogliono senza curarsi per niente degli altri, assembrandosi e non indossando la mascherina (senza che peraltro chi è preposto a controllare intervenga mai al momento opportuno) e leggere anche commenti del genere dopo un anno di pandemia secondo me fa veramente cascare le braccia.

  • Scusate, posso chiedere elucidazioni su questa affermazione per cortesia:

    « L’altra sera, quando ancora Bologna era in zona gialla, ho visto in piazza Maggiore un uomo sui 50 anni puntare una pistola alle tempie di un giovane che non aveva la mascherina.»

    E’ successo veramente?

  • ho 74 anni. Mi riconosco nella testimonianza di Albertazzi. Anziani trasformati tutti in «vecchi» e una parte di noi lasciati morire, in tutta Europa, anche in Svezia nel doppio confinamento delle case di riposo…..come ormai si può trovar scritto anche su Nature.

    Di questo in Italia si è fatta la cronaca, ma nessun intervento, neppure quelli possibili a prevenire gli effetti della seconda ondata….

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