Pabuda: «Dai tetti»

gatti? “quanti ne volete” spiega Pabuda, dandovi appuntamento a settembre

Pabusa-daiTETTI

sono decine di migliaia

i gatti

sui tetti di Parigi

di Londra e di Lisbona:

ne vedono troppe,

proprio

troppe ne vedono

e ne sentono:

di cotte e di crude,

o di noiosissime.

dalle finestre, dai bovindo,

dietro le tende

appena scostate,

dai lucernari, dai balconi

dalle vetrate, dalle soffitte,

dalle prese d’aria e dai solai:

scene ripetitive di famiglia,

eccezionali baraonde

e normali ammazzamenti:

trionfi e vergogne dell’impero,

lussurie e spassi invitanti

e pianti, tanti.

stanze vuote dove non succede

niente,

corridoi fitti fitti

di contabili –

clandestini o regolari –

piegati

sulle loro macchine,

per i conti dei quattrini.

riunioni segrete di sediziosi

e sovversivi,

chiacchiere politiche

e sportive

di finanzieri, monopolisti

o normalissimi scalzacani

e poveri cristi

nostalgie di forca e ghigliottina

la sera

e di spedizioni coloniali

la mattina.

da certi palazzi filtrano

pure brandelli di discorsi

su terrori da procurare

alla massa già impaurita,

per abitudine.

adesso

due o tre di questi gatti

sarebbero pure disposti

a raccontare,

se solo trovassero

un onesto inviato di giornale.

con gli sbirri no:

questi gatti con gli sbirri

preferiscono

non avere a che fare.

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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