Pagine e viaggi: fra pre-adolescenza e Amitav Ghosh

di Samu Tava

Consigli di lettura per un itinerario che si conclude nell’Oriente coloniale

Per me leggere è viaggiare. Da sempre.

Rovisto – una sera di zona gialla – fra polverosi ripiani su, a casa mia, alla ricerca di una qualsiasi lettura, giacché il libro sul comodino è rimasto sul comodino; quello sbagliato, romagnolo. Mi imbatto nel primissimo libro che comprai, cinquantacinque anni fa, forzando le resistenze dei genitori-finanziatori (LIRE NOVECENTO).

E ripiombo nella preadolescenza, in quel mio lontano viaggio «Con i primitivi delle Mentawai». Mi ci aveva condotto, allora, l’impetuoso proselitismo di un missionario di passaggio. Ci ritorno, stavolta, reinterpretando ampiamente la papisto-centrica narrazione dell’autore.

«Viene giù da tremila» dicevamo – anni dopo – di persona particolarmente gretta. Ma sinceramente io mi sentivo un po’ soffocare anche fra i compaesani della mezzacosta retica. Oltre all’aria fresca rappresentata dagli amici (che il pubblico impiego richiamava da giù) leggere divenne il più proficuo tramite per conoscere altri mondi. Parallelo e complementare al viaggio fisico, a volte.

Della spazzolata Jugoslavia, dei drammatici contrasti “etnici” (?) che hanno preceduto e seguito la sua dissoluzione, avrei compreso molto meno senza «Il ponte sulla Drina» di Ivo Andric. Parimenti, non avrei saputo apprezzare tanto la corsità del campeggiatore di Sartene, della pizzeria saltata per aria sulla spiaggia, del porc avec baies de maquis se, preparando la vacanza, non avessi letto «Colomba» di Prosper Mérimée.

D’altronde, nessun libro di storia ci avrebbe mai portato nella vita del Seicento lombardo quanto «I promessi sposi».

Letteratura, buoni romanzi.

Partendo da qui, mi permetto di consigliare un lungo viaggio nell’Oriente coloniale, fra saghe familiari inusuali e ambienti vagamente salgariani.

«Mare di papaveri», «Il fiume dell’oppio» e «Diluvio di fuoco» – la trilogia dell’Ibis – dell’indiano Amitav Ghosh, va letta tutta; fermarsi al primo o secondo libro sarebbe come uscire da teatro all’intervallo. Per fortuna non lo fai se la scena ti prende.

Col rigore derivante dalla conoscenza diretta e da una approfondita ricerca storica, con scrittura lineare e avvincente Ghosh ci porta – fra saghe popolari, avventurieri e nobili decaduti, eserciti pubblici e privati interessi – a scoprire, gradualmente, come due Stati che, da soli, muovevano oltre la metà del PIL planetario siano stati aiutati a divenire terzo mondo; poi Paesi in via di sviluppo, poi…

Fino ad allora l’Occidente aveva colonizzato, quasi esclusivamente, terre e popolazioni tecnologicamente ed economicamente povere. Ora, con la forza, si imponeva su nazioni e popoli immensi, evoluti e immensamente ricchi: di passato, di arte, di cultura.

Il modello capitalista, consumistico, voluttuario che caratterizza le economie moderne – e che sta conducendo il pianeta al collasso – si è affermato esattamente in quegli anni, quando l’Occidente ha esportato il proprio modello di vita imponendolo all’Asia.

La Trilogia dell’Ibis non è la storia dei suoi personaggi cioè di Deeti, Zachary, Mr Burnham, Ah Fatt, Seth , Bahram, Shireen, Paulette, Kalua… che pure appassionano il lettore. Il vero protagonista della Trilogia è la Storia.

«Caro signore… noi non siamo diversi dai Faraoni o dai Mongoli: la differenza sta solamente nel fatto che quando uccidiamo ci sentiamo obbligati a dire che è per una causa superiore. Ma questa presunzione di virtuosità, ve lo assicuro, non ci verrà mai perdonata». (da «Diluvio di fuoco»)

Mentre l’immaginazione vola su cieli esotici, da un’angolazione alta ed altra, ma molto credibile, si fa luce sui grandi temi geopolitici del nostro travagliato presente.

PS – Se duemila pagine vi spaventano ma siete incuriositi da Amitav Ghosh, deviate sulle quattrocento di «Lo schiavo del manoscritto». Viaggio, appunto, fra secoli, culture, continenti e generi letterari. Con una lucina sull’arrembante revanscismo dell’Islam a fine millennio scorso.

In “bottega” abbiamo scritto di Ghosh in questo post: Alle radici della migrazione . E qui Marina Forti lo ha intervistato: Il cambiamento climatico come strumento di potere

 

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