Papa Francesco, gli alieni, Ezechiele e i rapimenti

 

di Fabrizio Melodia

«Non saprei davvero come risponderle: finora le conoscenze scientifiche hanno sempre escluso che vi sia traccia di altri esseri pensanti nell’universo. È vero, finché non venne scoperta l’America noi pensavamo che non esistesse… Ma in ogni caso credo che ci si debba attenere a quanto ci dicono gli scienziati, pur sempre coscienti che il Creatore è infinitamente più grande delle nostre conoscenze. Quello di cui sono certo è che l’universo, e il mondo in cui noi abitiamo, non è il frutto del caso né del caos, ma di un’intelligenza divina, dell’amore di un Dio che ci vuole bene, ci ha creati, ci ha voluti e non ci lascia mai soli. Quello di cui sono certo è che Gesù Cristo, il figlio di Dio, si è incarnato, è morto sulla croce per salvare noi uomini dal peccato, ed è risorto vincendo la morte»; questa è una delle dichiarazioni che papa Francesco rilasciò in seguito alla scoperta ad anni luce di distanza, di un pianeta assai simile al nostro, battezzato Kepler 452 B.

Al tempo, papa Francesco – già distintosi per posizioni avanzate rispetto ai predecessori – affermò di aver fatto notevoli pressioni sull’allora presidente Barack Obama e sull’ex segretario di Stato di Bill Clinton, affinché cessasse l’omertà e la dissimulazione riguardo ai contatti alieni che il governo americano nascondeva ormai da almeno 70 anni. O almeno questa è la “vulgata”…

Francesco dunque sposa la teoria dei rapimenti alieni? Il carro di fuoco testimoniato dal profeta Ezechiele era davvero un disco volante? E i suoi piloti erano i famigerati Elhoim che, insieme a Javeh, crearono questo nostro mondo e tutte le creature, noi compresi? Noi siamo dunque un esperimento alieno alquanto ben riuscito?

Bergoglio in vesti di papa prosegue nel dichiararsi possibilista. Addirittura, secondo l’astronomo vaticano Guy Consolmagno, sarebbe auspicabile battezzare le forme di vita extraterrestri dato che, a prescindere dal numero dei tentacoli e degli occhi, tutte le forme di vita hanno un’anima che proviene da Dio Onnipotente, che ha dato lo stesso nostro dono ad altre entità, creando anche per loro una casa accogliente e benedetta.

Da quali peccati dovremmo mondare queste creature extraterrestri? Magari della inveterata abitudine alle invasioni che certi scrittori di fantascienza cattivoni mettono in scena? Oppure, più silenziosamente, mondare gli alieni della loro insinuante presenza nel nostro mondo a scopo rapimenti?

Le abduzioni – negate fermamente da tutta la comunità scientifica – sarebbero dunque veri sequestri di persona che gli alieni dovrebbero confessare? Ne avrebbero da dire, a cominciare dal caso più eclatante di tale Travis Walton, da cui fu tratto il film “Bagliori nel buio” (1993) per la regia di Robert Lieberman, tratto dal romanzo che Walton scrisse riguardo al suo presunto rapimento alieno, avvenuto il 5 novembre 1975. Ricordo brevemente: Walton, agente di commercio per una compagnia forestale, stava tornando con cinque colleghi di lavoro quando, durante la traversata in camion, videro sopra di loro un forte bagliore che sembrava emanare da un oggetto molto grande. Walton scese dal mezzo e i testimoni affermano di aver visto il bagliore aumentare di forza fino ad avvolgere Walton, il quale poi sarebbe stato inghiottito dalla “luce” fino a scomparire alla vista dei colleghi completamente accecati.

Furono mobilitate le squadre di ricerca, senza risultati, Travis Walton pareva scomparso completamente nel nulla. Fu ritrovato cinque giorni dopo: telefonò a un amico, il quale corse a prenderlo.

Secondo la sua testimonianza, Walton sarebbe stato rapito da tre esseri simili ad alieni – del tipo Grigi – e sottoposto a esperimenti.

Nonostante la sua testimonianza, seppur coerente, sia stata smontata più volte, ancora adesso suscita scalpore in quanto è stata la prima e finora unica ad avere testimoni esterni che hanno riferito il fatto con una certa coerenza.

Vorrei ricordare, fra le tante bellissime storie fantascientifiche, «Playboy e il dio limaccioso» del buon Isaac Asimov, pubblicato per la prima volta su “Amazing Stories” nel lontano 1961. Era nato come risposta satirica a un racconto (pubblicato in “Playboy”) dal titolo «Ragazze per il dio limaccioso» con la nemmeno tanto velata ironia di intendere che tutte le storie di fantascienza parlassero di Et e sesso. Asimov scrisse di una razza aliena intenzionata a studiare i terrestri: a tale scopo rapiscono un uomo e una donna per esaminarli da vicino. Molto imbarazzo creano questi alieni quando chiedono con una certa perentorietà di vedere i due umani nell’attività di riproduzione della specie. Sconfortati dal rifiuto, gli alieni liberano i due umani e fanno ritorno a casa. La storia si chiude con l’uomo e la donna, reciprocamente attratti, che si cimentano davvero in “attività riproduttive”.

Rapimenti o no, resta il famoso paradosso di Enrico Fermi: «Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, tipo trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?».

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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