Pasquino, la statua sfottente…

e imprendibile (*)

Tornerà a parlare Pasquino? La più celebre fra le «statue parlanti» romane è stata evocata più volte negli ultimi tempi. Persino la sera del 6 ottobre 2012 in uno dei tanti appuntamenti per la «notte dei musei»: era prevista una ricostruzione storico-accademica; da un lato nella sua lunga storia il beffardo Pasquino partì spesso dai miti classici per calarsi nell’attualità ma dall’altro non amava essere “annunciato”, preferiva arrivare di sorpresa.

Le «pasquinate» iniziarono nell’allora piazza Parione nel Cinquecento e sono arrivate sin quasi ai giorni nostri. Non si sa bene chi raffigurasse quella vecchia statua mutilata: forse Ercole o Menelao. Lì sopra iniziarono a comparire biglietti, in latino e o in volgare, spesso in versi, che irridevano i potenti. Neppure si sa chi fosse il primo dei fustigatori: forse un sarto, un barbiere o un oste. Conta poco; importante è che, per secoli, abbia trovato eredi “cattivi” come lui.

La corruzione dei papi fu il bersaglio preferito. In morte di Leone X scrisse: «non potè avere i sacramenti, li avea venduti». Nell’epitaffio di Alessandro VI (famiglia Borgia) si legge: «E’ sepolto con lui quanto venerò: il lusso, la discordia, l’inganno, la violenza, il delitto».

Sugli ambiziosi progetti dei papi così satireggiò: «A quanto se ne dice, e presto si vedrà, Innocenzo da Roma le mosche caccerà». In morte di Pio VIII: «Fu papa: visse, è morto e grazie a Dio nessuno se n’è accorto». Quanto alle pretese del pontefice di essere infallibile, un qualche Pasquino così tradusse l’Inri della croce: «Io Non Riconosco Infallibilità». Il primo Pasquino gratificò dei suoi componimenti anche i papi del recente passato. Scrisse di Paolo II: «di Paolo papa il capo è vuoto, giusto quindi che sia di gemme e d’oro onusto». In un misto di latino e volgare ricordò che Innocenzo VIII non era tanto «nocente» avendo generato 16 figli: «hunc merito poterit dicere roma patrem» ovvero: a buon diritto Roma lo chiamerà padre. E di Sisto IV addirittura: «Requie il diavolo accordi a papa Sisto, al diavolo fedele e ostile a Cristo». A metà del ‘500, in morte di Paolo III: «in questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace. Ei fu Paolo Farnese che mai nulla donò, che tutto prese. Fate per lui orazione: poveretto, morì d’indigestione». Sul successivo Paolo, cioè Giampietro Carafa, gran sostenitore dell’Inquisizione e dunque dei roghi (a proposito di questo foschissimo pontefice, se non lo avete fatto è ora che leggiate il romanzo «Q» dei Wu Ming che allora però si firmavano Luther Blisset) fra l’altro scrisse: «ragionate poco chè contro la ragion esiste il foco. E la lingua a suo posto, chè a Paolo quarto piace assai l’arrosto». Nel 1600 ecco sistemato pure Innocenzo XI: «se si parla la galera; se si scrive la forca; se si sta zitti in Sant’Uffizio». Per l’elezione di Pio VII fu lapidario: «Settimo, non rubare». Per Gregorio XVI parodiò il famoso «Ei fu. Siccome immobile» di Manzoni chiedendosi se fu «vera infamia».

I papi non gradivano. Provarono ad arrestare Pasquino senza riuscirsi. Benedetto XIII sancì la pena di morte per le pasquinate: un tal Niccolò Franco finì alla forca nel 1566 ma Pasquino risorse. Si pensò di buttare nel Tevere la vecchia statua. Poi si ripiegò su un’assidua sorveglianza della statua. Inutilmente perchè Pasquino si spostò altrove, imprendibile.

Della famosa e corrotta donna Olimpia fece brandelli semplicemente ricordando che era Pia… Olim (in latino vuol dire un tempo).

Alcune battute si sono tramandate nei secoli. Per esempio questo dialogo sui furti (di opere d’arte e non solo) italiani di Napoleone: «E’ vero che i francesi son tutti ladri? Tutti no ma Bonaparte».

Le altre statue parlanti che affiancarono Pasquino (o lo rimpiazzarono quando la “sua” piazza Parione era troppo strettamente sorvegliata) furono quelle dell’abate Luigi, il famoso Babuino (una sola B, alla romana appunto), il Facchino in via Lata e – unica donna – madama Lucrezia in piazza san Marco.

Con la fine del potere temporale Pasquino andò in letargo ma riemerse per sfottere quello che a Roma fu chiamato «mascellone» cioè Mussolini. Nel 1938 celebrò così l’arrivo di Hitler: «Povera Roma mia de travertino te sei vestita tutta de cartone pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino».

(*) care e cari

la piccola redazione del blog si riposa un pochino: dal 23 dicembre al 6 gennaio (date forse un po’ banali) non avete trovato i soliti tre “pezzi” al giorno anche se chi di noi aveva voglia/urgenza di postare qualcosa lo ha fatto. Intanto, per non lasciare troppo bianco in blog, ho recuperato dal mio babelico archivio una quindicina di miei articoli (del 2006-7-8) che non mi sembravano troppo invecchiati e li ho postati, uno al giorno senza un particolare ordine di data o di argomento: il testo qui sopra in realtà era proprio “dimenticato”; mi pare che non è apparso nè qua, nè là, nè chi lo sa, trullalà.

Dunque da domani 7 gennaio in blog si torna allo schema abituale. Restano gli appuntamenti fissi: il lunedì Mark Adin (ore 12); martedì fantascienza (io e Fabrizio Melodia); il mercoledì appaltato a Miglieruolo; il giovedì le finestre di David; venerdì Rom Vunner, in possibile alternanza con Maia Cosmica; sabato «narrativa e dintorni» con un racconto o una poesia, le vigne(-tte) di Energu e altro; domenica la neuro-poesia di Pabuda ma anche Alexik. Tutti i giorni molto altro, a partire dalla (da noi amatissima) Maria G. Di Rienzo e dalle urgenze.

C’è però una novità nella quale vorremmo coinvolgere… chi se la sente. L’idea è di partire dall’11 gennaio con una «scor-data» al giorno; speriamo di farcela. Se da poco frequentate codesto blog e non sapete cosa sono le «scor-date» … fate prima a leggerne qualcuna che io a spiegarlo. Oppure prendete un libro meraviglioso come pochi: «I figli dei giorni» di Eduardo Galeano, tradotto da Sperling & Kuperf pochi mesi fa (e recensito in blog). Ovviamente una «scor-data» al dì (e ben fatta) è davvero un impegno gravoso. Perciò cercheremo di dividerci i post fra la redazione e un po’ di esterne/esterni. Se qualcuna/o si candida ad aiutarci e/o ha proposte GRAZIE in anticipo e si faccia sentire (su pkdick@fastmail.it) così ne parliamo.

Abrazos y rebeldia per un 2013 di intelligenza, dignità e sovversione. (db)

 

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