Piano Trump – dare la corda all’impiccato…

di Sergio Sinigaglia

Più che un “Piano” è una corda data all’impiccato. Del resto da due personaggi, diciamo pure ceffi, come Trump e Netanyahu era difficile aspettarsi qualcosa di meglio. I venti punti usciti dal vertice di ieri sono una chiara richiesta di resa incondizionata nei confronti delle varie componenti della resistenza palestinese.

A questo proposito è bene ricordare che se i mass media continuano a parlare e scrivere di Hamas, in realtà a partire dal dopo 7 ottobre, le profonde differenze tra le principali organizzazioni che in passato, come è noto avevano portato a scontri drammatici, sono state messe da parte, per dare vita ad una specie di “Cln” dove sono confluiti sostanzialmente i tre soggetti principali: Hamas espressione dell’ala islamista e fondamentalista, Al Fatah di orientamento “laico- progressista”, e il Fronte Popolare di linea marxista.

Fatta questa precisazione torniamo al “Piano”. Se concede un po’ di ossigeno alla martoriata popolazione palestinese dando il via libera al passaggio dei rifornimenti da mesi bloccati dall’Idf, se promette la liberazione di 250 condannati all’ergastolo, così come 1700 arrestati dopo il 7 ottobre, per il resto delinea un territorio pienamente sotto il controllo di Usa e Israele, seppure mascherato in vari modi.

Dopo la richiesta giusta delle liberazione dei pochi ostaggi rimasti, in sostanza impone la resa totale e la smilitarizzazione delle forze palestinesi, Gaza diventerà “una zona libera dal terrorismo e dalla radicalizzazione in modo che non sia una minaccia per i Paesi confinanti (sic)”. Il presunto ritiro delle forze israeliane è in realtà uno specchietto per le allodole perché lì rimarrà “una presenza di sicurezza fino a quando Gaza non sarà adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica”.

Si parla di un fantomatico “Comitato palestinese tecnocratico e apolitico (altro sic) composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali”, ma il tutto sarà sottoposto alla supervisione di un organismo internazionale, “Il Consiglio di pace”, guidato da chi? Ovviamente da Trump insieme ad una banda di capi di Stato non precisati tra cui quel campione di Tony Blair (è un capo di Stato?) riesumato per l’occasione, dopo i fasti militareschi e guerrafondai del passato.

Ma il piatto ricco dove ficcarsi è naturalmente “il piano di sviluppo economico” anche questo guidato dall’amico americano, quindi torna in ballo il famoso progetto di Trump su Gaza lanciato mesi fa sul quale si scateneranno gli appetiti dei vari Paesi, anche arabi, e il business è assicurato.

A garantire l’ordine, oltre ad Israele, dovrebbe essere costituita con partner arabi e internazionali una “Forza internazionale di stabilizzazione, Isf” naturalmente “temporanea”, per garantire la “sicurezza”, insomma che nessuno disturbi il manovratore, e gli affari sulla pelle dei palestinesi possano dispiegarsi.

Questi i punti salienti del “Piano”. E’ evidente che si tratta di una proposta irricevibile, che fa leva sul ricatto del rifornire di aiuti alimentari una popolazione che sta subendo come hanno ormai attestato autorevoli organi internazionali, un genocidio, una popolazione esangue, massacrata, messa alla fame, il tutto sotto gli occhi complici dei governi occidentali.

Sono state date 72 ore per ricevere una risposta dal fronte palestinese, se la “proposta” verrà rifiutata la tabula rasa di Gaza proseguirà fino alla fine.

I palestinesi sono stati messi su una sedia traballante con la corda al collo, come nei film western. O accettano oppure rimarranno strangolati. Il problema è che se anche daranno l’ok lo strangolamento avverrà più lentamente, ma ugualmente.

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4 commenti

  • Enrico Semprini

    tratto da: https://www.anbamed.it/2025/10/01/anbamed-nl-1871-1-ottobre-2025/

    Piano Trump

    Netanyahu ha dichiarato di accettare il piano Trump, ma nei fatti lo ha svuotato dal suo contenuto, affermando in un’intervista alla tv pubblica di Tel Aviv che “l’esercito israeliano non si ritirerà da Gaza, che non ci sarà nessuno Stato palestinese e che la Cisgiordania sarà per sempre nostra”. Non è un piano di pace, ma di resa e colonizzazione.

    Ieri, due incontri a Doha tra i capi politici di Hamas e i negoziatori. Il premier qatariota, Mohammed Al-thany, e il capo dei servizi di sicurezza egiziani, Hassan Rashad, hanno caldeggiato l’approvazione del piano. In una seconda riunione si era aggiunto anche il capo dei servizi turchi, Ibrahim Kalin. La stampa palestinese svela anche un doppiogioco delle diplomazie coinvolte: la copia del testo consegnata a Hamas non coincide con quello pubblicato dalla Casa Bianca.

    “Non è un piano di pace, ma di guerra. Un ricatto che nessun palestinese potrà accettare. È un’opera di soccorso di Trump a Netanyahu, a spese del sangue palestinese. Vogliamo la fine dell’aggressione, l’ingresso degli aiuti e lo scambio di prigionieri”, è stato dichiarato alla fine di una riunione di diversi capi delle organizzazioni palestinesi a Ramallah.

    Il comunicato lancia un appello all’ANP di reagire con la ripresa del dialogo inter-palestinese, per rivendicare i diritti nazionali all’indipendenza. Il comunicato diramato dall’ANP sul piano Trump annunciava la disponibilità a collaborare, anche se il presidente Usa non solo non ha mai citato l’autorità di Ramallah, ma aveva impedito al presidente Abbas di partecipare all’Assemblea generale dell’Onu, costringendolo a intervenire in video conferenza.

  • “Una ricetta per infiammare l’Asia occidentale”: i palestinesi reagiscono al piano di Trump su Gaza
    Le nazioni arabe e islamiche hanno elogiato la proposta, ma i funzionari di Gaza dicono che Washington cerca di imporre un’amministrazione fiduciaria che legittimerebbe l’occupazione israeliana e negherebbe i diritti fondamentali dei palestinesi

    The Cradle, 30 SETTEMBRE 2025

    Le componenti della resistenza palestinese a Gaza hanno condannato il “piano di pace” introdotto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 29 settembre, definendolo “vago” e accusandolo di sostenere gli obiettivi israeliani per prolungare il genocidio a Gaza.
    “Non accetteremo alcuna proposta che non includa il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla protezione dai massacri”, ha dichiarato il leader di Hamas Mahmoud Mardawi, aggiungendo che l’annuncio di Trump “è un tentativo di soffocare lo slancio internazionale e il riconoscimento dello Stato palestinese”.
    Funzionari del Qatar e dell’Egitto hanno consegnato il piano USA-Israele alla squadra negoziale di Hamas durante la notte, secondo Al-Jazeera.

    Il segretario generale della Jihad islamica palestinese (PIJ), Ziad al-Nakhala, ha criticato la proposta, definendola “un accordo israelo-americano, che riflette la piena posizione di Israele”.
    “È una formula per continuare l’aggressione contro il popolo palestinese. In questo modo, Israele cerca di imporre attraverso gli Stati Uniti ciò che non potrebbe ottenere con la guerra. Pertanto, consideriamo l’annuncio israelo-americano una ricetta per incendiare la regione”, ha detto Nakhala.

    Ismail al-Thawabta, direttore dell’ufficio stampa del governo di Gaza, ha respinto il piano in 20 punti di Trump, sostenendo che non offre una soluzione duratura e cerca di imporre un’amministrazione fiduciaria che legittimerebbe l’occupazione israeliana e negherebbe ai palestinesi i loro diritti.
    “L’unico modo per porre fine al genocidio è fermare gli attacchi di Israele, togliere il blocco, porre fine allo sterminio sistematico e garantire il diritto dei palestinesi a vivere in libertà e a stabilire uno Stato indipendente. Qualsiasi proposta che tratti Gaza come una zona di sicurezza disarmata, non sovrana, sotto amministrazione internazionale è categoricamente inaccettabile per la coscienza nazionale palestinese”, ha osservato.

    All’inizio della giornata, Trump e Netanyahu hanno annunciato congiuntamente la proposta in 20 punti, che prevede l’immediata cessazione dei combattimenti a Gaza e il rilascio di tutti i prigionieri israeliani, vivi e morti, entro 72 ore.
    In risposta, Israele libererà 250 prigionieri che stanno scontando l’ergastolo, insieme a 1.700 palestinesi di Gaza detenuti dopo il 7 ottobre.
    Il piano prevede anche che Gaza sia amministrata da un “governo tecnocratico temporaneo” guidato dall’architetto della guerra in Iraq Tony Blair, con Israele che si astiene dall’annettere la Striscia o dallo sfollare con la forza la sua popolazione.

    “È chiaro che questo piano è irrealistico”, ha detto Ibrahim Joudeh all’AFP dalla cosiddetta zona umanitaria di Al-Mawasi, nel sud di Gaza. “È stato redatto con condizioni che gli Stati Uniti e Israele sanno che Hamas non accetterà mai. Per noi, questo significa che la guerra e la sofferenza continueranno.
    Abu Mazen Nassar ha fatto eco a questo sentimento, temendo che il piano israelo-americano sia un “trucco” per costringere le fazioni della resistenza palestinese a rilasciare i prigionieri e a non avere in cambio la pace.
    “Questa è tutta una manipolazione. Cosa significa consegnare tutti i prigionieri senza garanzie ufficiali per porre fine alla guerra?” Ha detto Nassar.
    “Noi, come popolo, non accetteremo questa farsa. Qualunque cosa Hamas decida ora sull’accordo, è troppo tardi”.

    Ciononostante, i ministeri degli Esteri di Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Qatar ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta elogiando gli “sforzi sinceri” di Trump per porre fine al genocidio a Gaza.
    “I ministri affermano la loro disponibilità a impegnarsi in modo positivo e costruttivo con gli Stati Uniti e le parti per finalizzare l’accordo e garantirne l’attuazione, in modo da garantire la pace, la sicurezza e la stabilità per i popoli della regione”, si legge nella dichiarazione.

    Anche l’Italia e la Francia hanno accolto con favore il piano di Trump, affermando che potrebbe segnare un “punto di svolta che consenta una cessazione permanente delle ostilità” e sottolineando che “Hamas non ha altra scelta che rilasciare immediatamente tutti gli ostaggi e seguire questo piano”.
    Anche l’Autorità Palestinese (ANP) ha elogiato il piano. Ha ribadito il suo impegno a lavorare con gli Stati Uniti e i partner per raggiungere un accordo globale che includa “spianare la strada a una pace giusta sulla base di una soluzione a due Stati”.

  • Condivido tutto ciò che scrive Sergio Sinigaglia. Questo piano proposto da Trump, ma preparato a mio parere con Netanyahu, inseguito da un mandato di cattura del Tpi per crimini di guerra e contro l’umanità, non offre alcuna garanzia ai Palestinesi che non hanno partecipato alle trattative di pace. Se Hamas non accetterà, Israele continuerà il genocidio di cui é ritenuto responsabile, secondo la Commissione d’inchiesta dell’Onu , se Hamas accetterà, i Palestinesi non avranno alcun Stato, come dichiarano pubblicamente Netanyahu ed i suoi ministri, e proseguirà quel genocidio ingravescente denunciato da Ilan Pappé, iniziato fin dal 1948 con la Nakba.
    Mi colpisce, in quanto a mio parere vergognosa, la valutazione positiva della proposta di pace di Trump e Netanyahu da parte dei governi europei e di quelli arabi. Ora non resta loro che candidare il Presidente Trump e il Primo ministro Netanyahu al Premio Nobel per la pace. Ireo Bono

  • Francesco Masala

    come gli ucraini e l’occidente collettivo tutto (sempre sia maledetto) quando fanno le conferenze di pace, senza invitare la Russia…

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