Piazza sismica (5 e 6)

di Giorgio Chelidonio

Piazza sismica 5

A pensar male si fa peccato ma…
Tre giorni fa ero stato colpito da alcune affermazioni del tipo: «La terra continua a tremare ma è inutile chiedersi per quanto» ma anche dal commento di un lettore. Anch’io ho provato a commentare ma ancora oggi – 3 giugno – il mio contributo (seppure nella forma ridotta allo spazio disponibile) non risulta inserito. «E’ fatalità» cantava Dario Fo tanti, tanti anni fa… io aggiungo un punto di domanda.

 

Terremoto, gli esperti: non è finita, la faglia si romperà ancora nei prossimi giorni –

di Elena Comelli 30 maggio 2012

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-30/terremoto-esperti-finita-faglia-144607.shtml?uuid=AbTxYnkF

La terra continua a tremare, ma è inutile chiedersi per quanto. Potrebbe andare avanti anni, con terremoti altrettanto forti, oppure smettere nel giro di pochi giorni, nel senso che le scosse potrebbero farsi sempre più impercettibili, tanto da non essere più avvertite dalla popolazione.

Sui terremoti futuri si può parlare solo di probabilità e non di previsioni, ammoniscono gli esperti. Nella sequenza delle repliche, comunque, «non è escluso che possano avvenire altri forti terremoti», spiega Antonio Piersanti, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. In genere questo tipo di sequenze evolve con una diminuzione nel corso dei giorni del numero delle scosse e della loro energia, però ogni tanto si crea una nuova frattura, con un rilascio di energia notevole.
Gli algoritmi previsionali applicati alle zone colpite
indicano una probabilità superiore al 50% che possa verificarsi un terremoto superiore alla magnitudo 4 e di pochi punti percentuali che si vada oltre la magnitudo 5,5. «Ma è solo una probabilità, non una previsione» ammonisce Piersanti.

La faglia in questione è già stata individuata negli eventi sismici dei giorni scorsi: è una struttura lunga circa 40 chilometri, che in parte si è rotta con il terremoto del 20 maggio, in parte con scosse di magnitudo più bassa. L’Ingv prevede che la stessa faglia arriverà a nuove fratture nei prossimi giorni. «Nella maggior parte dei casi si tratterà di terremoti di magnitudo più piccola, ma non possiamo escludere che si verifichino scosse anche superiori a quella iniziale. È un’eventualità molto improbabile però» aggiunge Piersanti.

La zona colpita sarà sempre la stessa, compresa fra Emilia Romagna e Veneto. «È una zona che si trova nell’area di confine fra due mega-placche, quella africana e quella euro-asiatica, che si spostano l’una contro l’altra. Il movimento di collisione fra queste due placche libera un’enorme energia, che noi percepiamo solo in minima parte, con i terremoti, quando le masse rocciose si fratturano» spiega Piersanti. In pratica è come se la penisola italiana, compreso un pezzo dell’Adriatico, che in parte appartiene alla placca africana, s’incuneasse nell’arco alpino. Per questa ragione l’estremità settentrionale dell’Appennino, “sepolto” sotto i sedimenti del Po che sono andati a formare la Pianura Padana, spinge verso Nord e provoca ogni tanto delle fratture.

«La zona colpita in questi giorni resta comunque un’area a pericolosità sismica moderata, malgrado gli attuali disastri» specifica Piersanti. Nella mappa di pericolosità sismica dell’Italia c’è ben di peggio. Un terremoto di magnitudo 6 come quello a cui stiamo assistendo rientra perfettamente nei parametri previsionali di cui dispongono i sismologi. Un terremoto di magnitudo 7 sarebbe un evento davvero sorprendente, tale da cambiare il grado di pericolosità della zona.
Oppure anche tre terremoti di magnitudo 6 nell’arco di un secolo. Ma per adesso, malgrado le devastazioni, il sisma rientra nell’ambito della normalità.

Un commento

Antonio Piersanti direttore della sezione Sismologia e tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Roma I ) non risulta essere laureato in geologia nè sismologia, ma in fisica nel 1993, nè risulta appartenere ad alcun Ordine di Geologi, ciononostante ha fatto una carriera fulminante e, non ho motivo di dubitarne, meritoria: ha infatti solo quarantadue anni. E’ notevole in un contesto italiano in cui la geologia ed i geologi non godono certo di vera considerazione da parte dello Stato. Gli scienziati dovrebbero esseri liberi e non servi del potere, sia esso politico, economico, scientifico.

Gerfoc – 31 maggio 2012 – 10.50.46

Il mio commento

I danni avvenuti sono imputabili … agli “algoritmi previsionali”?

Già che in un articolo divulgativo si usino termini da conventicola culturale mi infastidisce non poco: se li usano gli specialisti intervistati mi parrebbe dovere del giornalista renderli comprensibili. Ma questo è decisamente il meno se : La zona colpita in questi giorni resta comunque un’area a pericolosità sismica moderata, malgrado gli attuali disastri” e ancora : “Un terremoto di magnitudo 6 come quello a cui stiamo assistendo rientra perfettamente nei parametri previsionali di cui dispongono i sismologi”, cioè i suddetti algoritmi? E quindi “è inutile chiedersi per quanto” (e con che forza) continuerà lo sciame sismico emiliano? E siccome l’intervistato ricopre un ruolo da dirigente e specifico in un Ente nazionale (come si apprende da un commento) a chi ci consiglia di chiedere previsioni? Al Mago Tremante? Riassumendo, danni gravissimi prodotti da una più una scossa del 6,1 più altre 6 scosse di magnitudo superiore a 5 (una a 5,8), tralasciandone altre 5 di intensità media pari a 4,8, sarebbero “perfettamente nei parametri previsionali” ?
E’ forse illogico dedurre che se ne prevedevano le intensità, se ne sarebbero dovuti prevedere anche i danni relativi? Ciononostante, la zona colpita resta “comunque un’area a pericolosità sismica moderata “, a meno che avvenissero “tre terremoti di magnitudo 6 nell’arco di un secolo”: come dovrebbe interpretare quel “comunque” un amministratore locale? Dichiarando l’area inagibile fino a quando gli algoritmi non decideranno diversamente, “entro un secolo” naturalmente?
E i sopravvissuti dovranno aspettare forse il responso dell’
algoritmo di Godot ?
Mio padre, un “ragazzo del 98”, mi raccontava una canzoncina popolare di primi ‘900 che così concludeva
«veramente il torto deve essere del morto».
Oppure degli algoritmi? Che, magari, potrebbero essere imparentati con quei famosi “neutrini più veloci della luce”, il cui scopritore, però, ha avuto la decenza di dimettersi.

Piazza sismica 6

Delle due …una!

Quale di questi due amministratori qui citati manifesta più prudenza?
E che tipo di prudenza?
Nell’indicare come si possono prevenire danni (e vittime) dei sismi o nel “pararsi la seggiola” con affermazioni quasi risibili, come paragonare la previsione metereologica a quella sismica?
Se non fosse “tra virgolette” si potrebbe pensare a un fraintendimento giornalistico, uno dei tanti così di moda nella politica italiota degli ultimi anni. Insomma, da sconfessare il giorno dopo.

Chissà se il secondo si è mai letto i parametri di previsione rischio sismico contenuti nel :
Piano Provinciale di Emergenza: rischio eventi meteo avversi e rischio sismico – Anno 2006 – PROVINCIA DI VERONA (
http://portale.provincia.vr.it/files/newweb/Manut/Protezione-Civile/PIANO-PROVINCIALE-DI-EMERGENZA/PIANO-EMER/Relazione-PEP-2005.pdf)

Lo legga alle pagine 66, 67 e 68 e poi lo comunichi anche al primo. Poi decidano, di conseguenza, “dov´è necessario, intervenire”. Se il piano provinciale succitato non mente ( perché dovrebbe?) dovranno avviare una “grande opera diffusa” per mettere in sicurezza gli edifici e le infrastrutture di Verona e del Veneto. L’unica “grande opera” necessaria, non rimandabile.
A meno che non intendano solo le “nuove” costruzioni. E gli altri? Che si assicurino adeguatamente … ammesso che stipulino le polizze in tempo!
Il terremoto non si può prevedere ma i danni massimi si devono prevenire, anche con “grandi opere “ pubbliche.
Intanto lo sciame sismico migra (imprevedibilmente o no?) ad Ovest……..

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-04/terremoto-spaventa-turisti-riviera-172727.shtml?audio&uuid=AbnlCFnF&mccorr=AbIis8mF
Il ministro Clini a Radio 24: “La costruzione di edifici va sempre tarata sul rischio più alto

http://www.larena.it/stories/Home/369313_sedici_le_scuole_in_zone_che_sono_a_rischio_sismico/

«Guai fare allarmismo. Guai spaventare la gente. È necessario mantenere obiettività nei giudizi e valutare la situazione senza cadere nel panico. Poi, dov´è necessario, intervenire».
L´assessore regionale ai lavori pubblici Massimo Giorgetti sa che i veronesi non credono più alla storia del «Veneto terra sicura». Sa di non poter minimizzare la situazione dopo l´ennesima forte scossa di terremoto dell’altra sera. Ma ci prova.
I Comuni veronesi interessati dall´alta sismicità si conoscono: Badia Calavena, Brenzone, Torri, San Zeno di Montagna, San Mauro di Saline, Tregnago e Vestenanova. Di conseguenza, le scuole in questi paesi hanno bisogno più di altre di essere anti-sismiche. Lo sono? «In teoria sì», ribatte Giorgetti, «ma nessuno qua, quando si parla di terremoti o di altri importanti eventi meteorologi, è preveggente».

Perché si stanno spostando a ovest? La rottura della faglia e le scosse

http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_05/caprara-rottura-della-faglia-scosse_5ecf274a-aed3-11e1-8a11-a0e309a9fded.shtml

 

I picchi più intensi dei terremoti che hanno colpito la pianura Padana si sono mossi nel tempo, non hanno cioè colpito sempre lo stesso luogo. Dove si sono scatenati?
… non sono note in dettaglio le caratteristiche sotterranee e, soprattutto, come il suolo stia reagendo dopo la scossa violenta (5.9 della scala Richter) del 20 maggio scorso, preceduta nella stessa area qualche ora prima da un sisma della magnitudo di 4,1.
L’ipocentro era a 6,3 chilometri di profondità tra le provincie di Modena (Finale Emilia), di Ferrara, Rovigo e Mantova. Immediatamente dopo venivano rilevati un paio di picchi (il maggiore 5.1 della scala Richter) che colpivano invece leggermente più ad est. Ma a segnare l’andamento in maniera più marcata e nella direzione opposta, cioè verso ovest, era il grappolo di terremoti del 29 maggio (5.8 della scala Richter, il primo) seguito rapidamente da altri due con valori intorno ai cinque gradi (5.3 il massimo). Questa è stata la giornata con il maggior numero di picchi massimi scatenati tutti nella mattinata. L’evento allargava il fronte del sisma di una decina di chilometri raggiungendo così i cinquanta chilometri.
Il terzo atto si registra il 3 giugno (con 5.1 della scala Richter). E si manifesta nella stessa area del precedente del 29 maggio, quindi sempre in direzione ovest.

2 A questo punto si può pensare che, se ci saranno altre scosse, continueranno sempre verso occidente?
Naturalmente non si può sapere perché è impossibile predire quando, come e dove si manifestino. Si può per il momento tracciare un andamento… La migrazione dei picchi, cioè il loro andamento, è interessante per ipotizzare ciò che accade.

3 Ma perché questo modo di procedere?
La prima scossa, la più violenta, è quella che ha segnato l’evento. Tutte le altre che si stanno succedendo sono ritenute la coda del colpo più intenso. E rientrano in un quadro conosciuto e ipotizzabile.

4 Qual è il meccanismo che provoca la successione degli eventi nel tempo?
Tutto avviene in una fascia di sottosuolo tra i dieci e i quindici chilometri di profondità. L’energia che si era accumulata in centinaia di anni, ad un certo punto si è scaricata il 20 maggio causando il primo sisma. Ma quel giorno il livello della sua intensità non aveva evidentemente liberato tutta l’energia generata dalla spinta degli Appennini verso le Alpi. Anzi se ciò fosse accaduto si sarebbe verificato un terremoto ben più forte dei 5.9 gradi di magnitudo con effetti ancora più disastrosi per l’ambiente e soprattutto per la popolazione.

5 Da quel momento massimo la rimanente energia dove è finita?
Continua ad uscire con gli eventi che vengono registrati in grande numero. La quantità totale deve essere stata consistente se riesce a farsi sentire periodicamente con livelli che superano i 5 gradi oltre alla intensa sequenza di piccole scosse.

6 Ma, in pratica, che cosa sta succedendo nel sottosuolo?
Tutta l’area caricata nel tempo si sta rompendo in piccoli pezzi lungo una linea di faglia est-ovest continuando un processo innescato il 20 maggio con la rottura più rilevante. Il punto è che il tipo di frammentazione delle strutture sotterranee dipende dalla distribuzione delle caratteristiche geologiche che i geologi non conoscono e non possono certo immaginare a tavolino.

7 Quindi il fenomeno potrebbe proseguire a lungo?
Questo non è possibile dirlo ………..
8 Come è possibile tenere sotto controllo una situazione così diffusa e complessa?
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) segue gli eventi avvalendosi della «Rete accelerometrica nazionale-Ran» distribuita in tutte le regioni della Penisola. Nel 1997 era gestita dall’Enel e disponeva di 237 stazioni analogiche. Oggi invece è controllata dal Servizio di monitoraggio sismico del territorio della Protezione Civile e, dopo aver iniziato nel 2007 la conversione della tecnologia, adesso è formata da 464 stazioni digitali che convogliano i dati al centro di acquisizione Ran di Roma. Tutti gli strumenti misurano le accelerazioni del suolo.
twitter@giovannicaprara
(Le risposte sono state redatte con la collaborazione di Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Giovanni Caprara – 5 giugno 2012

 

Redazione
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