Quante domande!

Con questo racconto di Sergio Mambrini (*) si concude la serie dei «Fantastici saba-quattro», ovvero 4 – anzi 5 – imperdibili letture per l’agosto/bottega. Come dite? “…ma siamo a settembre”? Uh, in apparenza è così ma per una coincidenza, inspiegabile nel vostro universo di riferimento, qui in “bottega” settembre cede spesso un sabato ad agosto e, a volte, giugno ha 32 giorni, ottobre soltanto 3 e dicembre 48 pomeriggi ma c’è sempre il sole. Del resto questo è un racconto, una memoria o un dialogo socratico? Dipende dalla galassia di «Giorgio» e da quella dove ora viaggiate voi…

sergioMambrini

Giorgio e suo padre avevano visitato i covoli di Velo veronese, manifestando stupore di fronte alle capacità fisiche, morali e spirituali degli abitanti paleolitici di quelle grotte. Adesso erano fermi davanti alla sorgente di Giazza e questa fonte d’acqua li stimolava.

-…. Quegli uomini antichi attribuivano doti magiche anche ai fiumi. Magari li facevano diventare una loro divinità.

– Se succedeva, non era certo per una mistica fede astratta, né per un discorso d’identità territoriale. Piuttosto segnalavano il rispetto che portavano a una risorsa vitale per l’esistenza umana. Forse lo stesso Nilo era divino. Di sicuro lo erano molte montagne con le loro sorgenti.

– Per forza. Senza il corso dei fiumi non sarebbero nate molte civiltà. Li usavano come simboli, una sorta d’immagine ecologica alla portata di tutti.

– Sì, forse si può dire così. Pensa ad Apollo, dio del sole, a Selene, divinità lunare, a Plutone, re degli abissi marini, a Ceres che ha divinizzato, non solo i raccolti, ma gli stessi cereali che nutrono l’umanità intera. Sono tutti idoli arraffati dai tempi antichissimi, quando l’uomo non pensava ancora con tutti gli schemi mentali di adesso. Le genti di quelle epoche lontane non erano scisse in anima e corpo. La rappresentazione, che separa e mette in contrapposizione le parti costitutive della persona, è del tutto sganciata dal paganesimo, specialmente la nozione di soprannaturale, che è molto più tardiva. La Chiesa, con il proprio apparato educativo, è venuta dopo.

– Con il loro sistema religioso arcaico, avevano individuato le risorse vitali ed energetiche. Hai ragione, bisogna rivalutare le genti preistoriche.

– Più che sistema religioso, sarebbe meglio chiamarlo spiritualità. Le religioni presuppongono sempre delle gerarchie di potere, che immagino fossero un fenomeno sconosciuto nella più remota e pagana antichità.

– ………tornando al nostro discorso…… secondo il tuo punto di vista, è opportuno annaffiare continuamente le coltivazioni? O, forse, anche questo fenomeno sta diventando un affare lucroso?

Giorgio evitò lo spunto polemico e mostrò con precisione millimetrica il proprio pensiero.

– Secondo le convinzioni e la prassi dell’agricoltura industriale, l’irrigazione deve essere fatta nel minor tempo possibile, ma ad agire in questo modo si commette facilmente un grave errore. L’argilla contenuta nel terreno assorbe l’umidità e tende a galleggiare. Alla fine, l’acqua stessa inizia a evaporare e l’argilla si cuoce al sole, indurendo come il cemento, assieme ai batteri azoto-fissatori che, come si sa, vivono nella crosta superficiale. Dopo alcuni giorni dall’innaffiamento le piante tendono ad avvizzire, pur con il terreno ancor umido. Questo succede, non perché abbiano ancora sete, il vero motivo è la mancanza dell’alimento che prima trovavano in superficie. Se consideriamo, oltre a tutto, che le sostanze di sintesi chimica mettono in cassa integrazione una parte della pianta, amica dei batteri azoto-fissatori, è facile capire perché questo boccone, ormai inutile, in seguito è attaccato dalla peronòspora. Gli unici che fanno soldi mi pare che siano le aziende chimiche e petrolifere. Se si lasciassero maturare i processi naturali, forse tre piante su quattromila potrebbero ammalarsi. Può benissimo capitare che alcuni individui soffrano di raffreddore. E’ un fatto fisiologico che non compromette né svilisce il risultato finale. Lasciar lavorare la natura fa risparmiare un sacco di denaro, con un gran beneficio all’ambiente e a tutte le persone.

Il padre di Giorgio non smetteva di pungolarlo con nuovi stimoli.

– Prima consigliavi che bisogna avere tante piante con molte radici per mantenere la terra umida. Mi puoi spiegare meglio cosa vuoi dire?

Giorgio gli prese il braccio con ironica sufficienza.

– Se ti abitui a mangiare sempre le stesse cibarie sei capace di ammalarti. Al contrario, se la tua bocca è abile a gustare di tutto un po’, il tuo corpo si manterrà molto più sano.

Poi sorrise e continuò il discorso interrotto poco prima.

– La terra è considerata un organismo vivente, per questo si comporterà come te. Si manterrà in salute quando sarà sede di colture diverse nello stesso tempo. Nemmeno la scienza, con tutti gli strumenti che possiede, ce la farà a scoprire qualcosa circa la policoltura. Le interazioni che esistono fra le piante sono talmente elevate che assomigliano a quelle che si manifestano fra le persone. Tra noi è sufficiente guardarsi negli occhi per sentire l’alterazione di giudizi emozionali che percepiamo l’un l’altro, o anche stando in contatto con individui diversi. Pensa quale può essere la mutualità di scambi tra tutte le piante che vivono assieme. Sono un fatto materialmente impossibile da esaminare in maniera analitica. L’unico modo di farlo è quello di recarsi sul posto e osservare la loro convivenza. Se crescono in salute, se sono forti tutte assieme, significa che il loro modo, elementare e irrinunciabile, di svilupparsi e d’esistere è la policoltura. La terra tende a restare umida quando è coperta e ombreggiata, perché evapora meno; inoltre le radici, specie quelle che scendono nel profondo, portano in superficie l’umidità sotterranea e la distribuiscono all’ambiente. Gli alberi, soprattutto quelli di alto fusto, sono delle potentissime pompe. Succhiano continuamente l’acqua per darla alle foglie, che la usano per immagazzinare l’energia del sole attraverso l’azione clorofilliana.

Il suo papà non era mai contento, sembrava San Tommaso. Continuava imperterrito e ostinato a fare domande, quasi non si fidasse delle parole già sentite.

– Allora perché tutti i contadini praticano la monocoltura?

– E’ un fatto ormai ben noto. I motivi sono quelli di sempre: gli interessi economici, la maggior produzione e la semplificazione del lavoro agricolo. Alla fine tutto si è poi risolto con minor guadagno, maggiori costi e un prodotto più scadente. Quando si fa l’orto, si imposta con una fila d’un vegetale e una fila di un altro. Si possono fare aiuole rotonde o triangolari, il concetto di base è far convivere il maggior numero di specie possibile. Si deve tener presente che gli ortaggi che sviluppano un forte apparato radicale non stanno mai vicini. Si deve suddividerle per “zone appetibili ”. Da una parte le piante delle quali si mangiano le foglie, poi quelle del fiore, a seguire quelle dei semi e dei frutti. L’importante è che non si eseguano lavorazioni del terreno se c’è vento…….

– Perché?

– Perché vento e scarsa umidità sono fattori mortali per molte specie di batteri. Per limitare l’erosione e proteggere il microclima giusto delle piantine si devono predisporre robuste siepi tutt’attorno.

Le dispute con suo padre sembravano non finire mai. Giorgio sapeva che l’impeto nelle discussioni è sempre pericoloso, perché deforma e lascia incompleta l’espressione verbale delle idee. Genera malintesi difficili da risolvere. Non poteva mai immaginare Michelangelo batter furiosamente il marmo col martello per dare forma al Mosè. Sapeva che soltanto la pazienza creatrice del grande artista aveva reso possibile trasformare la dura materia senza forma in un’opera d’arte.

Con il pensiero è ancora così. Aveva accettato che, seppur immateriali, le idee fossero simili, nel prender forma, alla densa materialità. I risultati della ragione si sarebbero visti, con calma, solo più tardi. Ci voleva tempo. L’irruenza delle parole ha il potere d’oscurare il giudizio riflessivo. Spesso questa furia impulsiva serve a difendere i princìpi di debole forza. Scambiare punti di vista ha un altro significato. Diventa il modo in cui ognuno può trarre dal pensiero altrui l’utile che può o che vuole, senza rivendicare alcuna supremazia. Lo scambio necessario delle diverse opinioni produce un risultato finale che arricchisce i rapporti umani. Se non sembra così, forse non si sta osservando l’esito definitivo.

Nel dialogo le parole confluiscono e si mescolano formando, non un solo pensiero, ma un mare di idee. La natura trae la sua forza proprio mischiando, amalgamando, combinando continuamente tutti gli elementi in modo casuale producendo l’armonia e l’evoluzione della vita, senza sforzo alcuno e con il contributo di ogni cosa entri nel suo moto, senza dividere, ma sommando valori e materiali diversi con semplicità e abbandono.

Tutti i fiumi portano il loro contributo al mare che li accoglie lo stesso, anche se le loro acque non sono limpide.

Suo padre se n’era andato quasi quarant’anni prima, assieme a tutte le sue domande. Quante domande! Molte altre avrebbe voluto farle lui stesso al genitore, ma gli restarono sempre strozzate in gola. Oggi, dopo parecchie stagioni, Giorgio ripensa a suo papà come una figura ancora viva. Così tenta di usare il pensiero astratto, sperando che lui, in qualche favoloso modo, sia capace di percepirlo.

Mi hai voluto tanto bene e non sono riuscito a far finta di niente.

Prima dell’adolescenza ti cercavo come un re. Ero così orgoglioso di starti vicino che nelle rare occasioni fotografiche ti montavo in groppa o mi accucciavo tra le tue gambe. Che forza spandevi e quale sicurezza m’infondeva un tuo sorriso!

Poi la tua severità mi ha confuso. – La mia casa non è un bordello…! – gridavi. Con questa verità evidente mi impedivi d’organizzare innocenti festicciole con le ragazzine dell’età mia. Vissi questa decisione come un’enorme ingiustizia. Ho dovuto imparare l’amore senza il tuo aiuto. Non è stato semplice, ma gli amori lo sono? Cosa c’era nella sessualità che ti spaventava? Durante tutta la nostra vita insieme, ti ho visto in mutande solo per caso. Come mai?

Tu fumavi cinquanta sigarette il giorno e io già ti imitavo. Quella volta che ad undici anni mi scopristi fumatore, provai vergogna e rancore. Sono stato stupido a non capire che la tua sberla aveva ragione! Quante sfide accanite con le carte da briscola. Tu stavi in coppia con la mamma o con Glauco, io con Dado, il tuo fratellino. Di solito vincevamo noi, perché?

Più tardi, quando ho incominciato a guadagnarmi la vita, sentivi infine che la tua realtà era diventata smisuratamente ricca. Che piacere vederti rotolare come un bambino tra le onde grosse di Numana! Tornavi al mare con me per la prima volta, allorché mi portasti quando avevo due anni.

I cavalloni ti riempirono gli slip di ghiaia. Poi, quando uscisti dall’acqua, io e la mamma ridemmo a lungo per il pacco tremendo che ti ritrovasti tra le gambe”.

(*) Per un periodo le storie di Sergio Mambrini sono spesso apparse in “bottega” e ovviamente sono contento che sia tornato. L’ho conosciuto grazie a un libro bellissimo cioè «Fango nero» – la recensione è qui: Cancro enfisema fumo intossicazione silicosi – pubblicato da Iacobelli che vi ri/consiglio (db).

 

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