Quei due 12 maggio fra vittorie popolari e delitti di Stato…

e il 12 maggio 2013 all’ombra di una provocazione

di db con Energu e Donne contro il razzismo

Qui in blog domattina si riparla del 12 maggio 1977 in cui una pistolettata – gestita prima e poi segregata da un uomo dello Stato (Kossiga) – uccise Giorgiana Masi. A volte le «scor-date» si accavallano. Il 12 maggio 1977 il Partito Radicale aveva chiamato in piazza non solo per sfidare le «leggi speciali» di Kossiga (lo ripeto per chi non frequenta codesto blog: è la K di Amerika versione Ku Klux Klan) ma anche per festeggiare la vittoria, nel referendum sul divorzio del 1974, contro il fronte catto-ipocrita-fascista.

La vignetta di Energu qui sotto lo rammenta con efficacia.

12maggio-energu

 

 

 

 

Si strappò negli anni ’70 un diritto civile che il Vaticano (e i suoi servi) voleva vietare in Italia a tutte/i – che fossero credenti o no – e che cerca di “sequestrare” in altre parti del mondo. E’ bene non dimenticarsi che l’arroganza si può sconfiggere visto che fra pochi giorni si vota (a Bologna) contro un’altra cessione di Stato (le scuole) al clero e che sul diritto alla procreazione consapevole come su quello a una «buona morte» i legislatori italiani continuano a prendere ordini dal papa di turno.

Mentre riflettevo – grazie a Energu – su legame fra il 12 maggio 1974 (una vittoria popolare) e il 12 maggio 1977 (Giordana Masi uccisa da una trappola preparata dal molto kattoliko Kossiga) in rete circolava – a me è stato girato dalla lista «Donne contro il razzismo» – questo appello che riproduco.

APPELLO CONTRO LA MARCIA PER LA VITA

PER LA LIBERTA’ DI SCELTA

PER LA MEMORIA DI GIORGIANA MASI

Domenica 12 maggio varie associazioni e realtà cattoliche, antiabortiste, di estrema destra e integraliste si incontreranno aRoma per la “Marcia per la vita”.

Fra le adesioni spiccano quelle di organizzazioni non propriamente democratiche come Forza Nuova, Opus Dei, Militia Christi, Movimento per la Vita, Centro Culturale Lepanto, Legionari di Cristo, Scienza e Vita, Unione Cattolica Farmacisti Italiani, Unitalsi.

La “Marcia per la vita” è la dimostrazione che in questo Paese la retorica costruita intorno all’aborto è pericolosa, nonché lesiva dei diritti fondamentali della donna.

Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel mondo gli aborti clandestini sono la causa di morte di circa 68.000 donne l’anno. Le leggi proibitive in materia di Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) non eliminano, in realtà, il fenomeno dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma alimentano soltanto il mercato degli aborti clandestini, con tutti i rischi che questi comportano per la salute e la vita delle donne interessate.

Essere a favore di una salute riproduttiva laica e pubblica significa essere a favore della vita e della libertà di scelta delle donne. I movimenti “pro-life” sono l’avamposto di ideologie misogine e a dimostrarcelo è la totale assenza, nei loro discorsi e nei loro proclami, dell’educazione sessuale, dell’utilizzo della contraccezione responsabile e a prezzi accessibili. Tutto questo si aggiunge alla difficoltà delle donne di vedere tutelati i propri diritti grazie alla presenza di obiettori di coscienza (nelle strutture sanitarie).

La legge 194/78 infatti annovera anche alcuni difetti, quali ad esempio l’intera impostazione concessiva che la ispira, che quindi non tutela l’autodeterminazione delle donne, ma concede una deroga alla determinazione biologica della femmina della specie, con l’identificazione della donna-madre; ma soprattutto il vizio si colloca in quell’articolo 9 che non mette limiti alnumero complessivo di obiettoripresenti nella sanità pubblica, con il risultato odierno che il 91,3% dei ginecologi e delle ginecologhe in Italia fa obiezione (dati rilevati da Laiga e riportati nel comunicato stampa a seguito della Conferenza del 14 giugno 2012).

Ci si trova quindi in certi casi con una vera e propria obiezione di struttura, perché di fatto in Italia molti ospedali, specialmente al Sud, sono interamente obiettanti o comunque non garantiscono l’applicazione della legge, con una presenza di non obiettori risibile e al limite dell’implosione della legge stessa, quando non è già completamente scoppiata: oltre a provocare un danno alla salute delle donne, creando un problema di salute pubblica gravissimo, con pazienti destinate ad attendere lungamente una Ivg.

Le campagne antiabortiste sono violenza sul corpo delle donne!

L’attaccoche questi movimenti fanno alla nostra libertà di scelta passa attraverso la recrudescenza dei toni e delle argomentazioni.

Dare legittimità a questi movimenti significherebbe ribadire che l’Italia non è un Paese per donne.

Di fatto le parole chiave e i valori che vengono messi “in piazza” da questo tipo di manifestazioni sono le stesse che uccidono le donne. L’esasperazione retorica con cui i “pro-life” inneggiano alla famiglia rischia di offuscare quello che i movimenti delle donne dicono da tempo. La famiglia può essere anche luogo di violenze fisiche e psicologiche, teatro di orribili scenari. Le notizie sui femminicidi di questi ultimi giorni spiegano da sole una triste realtà.

Per tutti questi motivi, che impediscono la libertà di scelta e autodeterminazione delle donne in materia di aborto, ci opponiamo fermamente alla “Marcia per la vita”.

Inoltre la data scelta appartiene alla città di Roma ed è cara a molte generazioni: il 12 maggio 1977 venne uccisa Giorgiana Masi, 19 anni, durante un corteo che celebrava il terzo anno dalla vittoria nel referendum sul divorzio.
A maggior ragione
rifiutiamo con forza che la memoria di Giorgiana venga infangata e calpestata con la presenza di un simile corteo.

Chiediamo che tutte le forze di sinistra, civili, laiche, democratiche di Roma (e non solo) aderiscano a questo appello, dando forza alla nostra opposizione e alla volontà di portare, domenica 12 maggio, un unico corteo per le strade di Roma: quello per Giorgiana Masi.

Invitiamo tutt* a partecipare e condividere.

Ho letto con scarso stupore e con molto schifo: ancora una volta in nome della vita ci si allea con la destra nazifascista (cos’altro è Forza Nuova?) e si insulta, si provoca, si cerca di intimidire. L’appello mi sembra giustissimo e, come cittadino, aderisco (ma il 12 maggio non sarò a Roma e dunque non potrò partecipare). Mi auguro che anche chi è cattolico – quelle/i che non vogliono imporre il loro credo con la forza – si dissoci da una manifestazione che usa strumentalmente la parola vita per celebrare i rituali di morte tipici dell’estrema destra.

Redazione
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