Quel bambino coperto di terra, cenere e sangue

di Benigno Moi

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Vedendo le foto del piccolo Omrhan, estratto dalle macerie della sua casa ad Aleppo, bombardata l’agosto scorso, continuavo a pensare di trovarmi davanti a un’immagine già vista.

Quell’espressione fissa e smarrita, incredula per quanto poteva riservagli la vita (mentre noi non ci stupiamo più, convinti di avere ormai capito tutto) era come un dejà vù che non riuscivo a ripescare.

Quel corpo grigio, immobile, ricoperto di terra, cenere e sangue l’avevo già visto. Poi ci sono arrivato: ho ripescato le immagini delle sculture funebri sulle tombe dei bambini, e in particolare le sculture di Giuseppe Sartorio cui “la bottega” ha dedicato un articolo lo scorso 4 settembre (*). L’accostamento, a quel punto, con una di quelle sculture ottocentesche è stato quasi e drammaticamente banale. Con la triste constatazione che il volto scolpito nel marmo è meno disperato del volto di Omrhan.

(*) è qui: Giuseppe Sartorio, il Michelangelo delle tombe

 

 

Benigno Moi

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