«Quel che succede ogni giorno non trovatelo naturale»

Partendo da Brecht, nella 157esima «Ci manca(va) un Venerdì», l’astrofilosofo Fabrizio Melodia passa per Lady Gaga e ci guida fino all’osteria

«Di nulla sia detto “è naturale” in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile» scriveva Bertolt Brecht.

Molta gente sembra indifferente a tutto, quasi fosse lobotomizzata. Nel tempo detto libero molti sono persi fra gli impegni sportivi dei figli o fra week end nei supermercati (invece che divertirsi all’aperto). Pochi leggono. I nuovi oracoli si chiamano social. Tanti sono diventati passivi consumatori, perfetti servi per il neo ultra capitalismo.

«I social network fanno sì che tu resti al chiuso, a comunicare apparentemente con tutti ma in realtà internet non è un qualcosa di esterno da te. Quando spegni internet spegni una parte di te stesso o magari una proiezione ideale di te stesso – riassumo un ragionamento di Daniele Luttazzi – Tutto questo comporta una forte dipendenza fisica, psicologica e la creazione di una realtà parallela». Siamo quasi aal cuore (anzi al midollo) del problema.

Il professor Umberto Veronesi, al quale i Social non risparmiavano alcunché, rispondeva: «Essere stato taggato sui social con Roberto [Saviano] mi ha fatto capire cosa significhi ricevere insulti tutti i giorni, avere un corpo mediatico trafitto come quello di San Sebastiano: le frecce arrivano da tutte le parti. Non ci si può più limitare a prendere posizione solo una volta. E questo significa sporcarsi. Perché, se combatti nel fango, che tu vinca o perda alla fine qualche schizzo lo becchi comunque.». Il fango vero si lava, da quello mediatico è difficile pulirsi mai, proprio perché continuano ad arrivare screenshot e foto delle schermate (manipolate o forse no).

Che dire di Lady Gaga? E’’ l’idolo della musica pop più in vista, con visibilità mediatica da far invidia alle letture della Bibbia e aumentata dopo l’ottima prova nel film «A star is born». Un idolo non solo per le teenager per i suoi costumi stravaganti, con una voce potente e unica, come il compianto Freddy Mercury. Eppure ha avuto modo di dire: «Francamente penso che i social media siano la toilette di internet».

Sperando che i Social non abbiano problemi di scarichi otturati, andiamo a vedere cosa dice uno studio britannico sui Social, con le parole di Shirley Cramer, amministratrice delegata della Royal Society for Public Health: «È interessante notare come Instagram e Snapchat siano i peggiori per il benessere e la salute mentale. Entrambe le piattaforme sono molto focalizzate sull’immagine e sembra che possano portare a sentimenti di inadeguatezza e ansia nei giovani».

Dulcis in Findus, pardòn in fundus (come dice il mio amico Costa della cartoon cover band “La mente di Tetsuya”) la suddetta Cramer afferma che Instagram e simili dovrebbero avvertire gli utenti quando le fotografie delle persone ritratte sono state manipolate in maniera digitale, per evitare confronti che potrebbero avere impatti negativi sull’autostima. Facebook viene al secondo posto, almeno in base all’ampio campione di giovani intervistato: è nocivo per danni al sonno e bullismo, mentre ha guadagnato punti nell’ambito del supporto emotivo e nella creazione di comunità. Zucherberg gioisce: non tutti ce l’hanno con lui, povero ragazzo.

Brecht aveva forse intravisto il finto benessere apportato dalle società tardo industriali. Jack Kerouac lo riassunse così: «Non so, chi se ne frega, non importa … sarà l’estrema preghiera umana».

Se il menefreghismo è il vero male del mondo, i Social ne sono emanazione o causa? Potrebbe venirci utile il semi monologo di Renton, personaggio un po’ drugo del secondo film di Trainspotting: «Scegli biancheria intima firmata nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, il cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, mettilo nella tasca della giacca fresca di una fabbrica di schiavi del Sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persone mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, dì al mondo cos’hai mangiato a colazione, spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro. Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega all’ultimo respiro, interazione umana ridotta a niente più che dati. Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica. Scegli di strepitare sull’aborto. Scegli battute sullo stupro, di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia. Scegli che l’11 settembre non è mai successo, e se mai sono stati gli ebrei. Scegli un contratto a zero ore, un viaggio casa-lavoro di due ore, e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio, e magari dì a te stesso che era meglio se non nascevano, e poi sdraiati e soffoca il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina. Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente. Scegli di non imparare mai dai tuoi errori, scegli di osservare la storia che si ripete, scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere, invece di quello che hai sempre sperato, accontentati di meno e fa buon viso a cattiva sorte. Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care, quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro, finché non vedrai che un giorno nel futuro una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente, né di vivo né di morto. Scegli il futuro, Veronika. Scegli la vita».

Anche noi – penso – preferiremmo vivere, almeno per fuggire dalla situazione in cui sembriamo sempre più sprofondare. Se tanta gente è indifferente alle sofferenze e ai bisogni dei propri figli, figuriamoci nei riguardi dei problemi sociali: molti sembrano avere più paura che gli immigrati sporchino di pupù il giardino di casa piuttosto che chiedere a gran voce la giustizia sociale. Tanti voti infatti al Ministro dell’Odio e per la Ricostruzione del Ventennio.

Dalle mie parti sento dire: «i dovarìa aiutar i negri che i staga a casa iori, nialtri gavemo gia i cassi nostri coi cinesi i xe dapertutti sti boia i sa morti». Chissa perchè i Veneti sono considerati i terroni del Nord?

La scuola pubblica distrutta dai tagli non sgomenta. A confermare i timori di Antonio Gramsci: «l’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera». L’indifferenza come la dialettica necessaria dell’antistoria. Ma se preferite ve lo dico in romanesco: «Ma che ce frega, ma che ce importa / se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua / e noi je dimo, e noi je famo / c’hai messo l’acqua, e nun te pagamo / ma però, noi semo quelli, che je risponnemo n’coro / è mejo er vino de li Castelli che sta zozza società». E allora? «Portace ‘n’atro litro» non sembra la soluzionre più astuta.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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