Quello che ci lascia Luisa Muraro

di Gianluca Ricciato (*). A seguire i link alle riflessioni, ai libri e agli articoli apparsi in “bottega” di e su Luisa Muraro.


Una delle cose più belle che mi è accaduta, non per caso, nella vita è stato inciampare e cadere dentro al pensiero di Luisa Muraro. Un pensiero che non oppone le parole alle cose ma ci gioca insieme, che si sporge costantemente sulla realtà per esserne arricchito e ridimensionato, un pensiero che apre una frattura nei confronti di un potere astratto e millenario che, nel suo libro che più ho amato, lei ha chiamato “regime di ipermetaforicità”.

Quel libro, che parlava di linguaggio, potere, donne, uomini, metafore e metonimie, è la struttura portante per comprendere una nuova filosofia del mondo, per quando arriverà il tempo in cui potrà essere accolto da un mondo che per lo più finora lo ha ignorato o frainteso.

Leggere e amare quelle parole, non solo di quel testo, tanto da farci una tesi di laurea e poi entrare in un gruppo di autocoscienza maschile e poi orientare l’esistenza e le relazioni come un maschio sessuato e non come un maschio qualunque che si ritiene universale, mi ha reso spero un uomo migliore rispetto a quello che sarei stato se tutto questo non fosse successo, o quantomeno più consapevole rispetto a quello che non ho potuto più “fare finta di ignorare”, cioè la differenza sessuale.

Da oggi Luisa Muraro non c’è più e chissà se da oggi non si potrà, in modo diverso e migliore, ricominciare nel suo nome a cercare una strada per un pensiero del partire da sè. Anche quando è un partire da sè per non farsi trovare, da tutto quello da cui ancora dobbiamo fuggire.

Grazie di tutto ❤

13.06.2026

Gianluca Ricciato

Foto ripresa dalla pagina della Libreria delle Donne di Milano


Il libro di cui parlo si chiama “Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico dell’inimicizia tra metafora e metonimia”. Ma ogni cosa che lei ha scritto e che per fortuna abbiamo a disposizione, contiene una inesauribile riserva di senso e di verità.

La cover dell’edizione più recente, la prima risale al 1981, per l’editore Feltrinelli

Nella nostra cultura sapere e piacere sono formalmente separati, benché molte cose facciano sospettare che tra loro corrano dei rapporti intimi e segreti. Spiare questi rapporti e provocarli è stato il primo movente delle mie ricerche” L.M.

Un estratto dell’edizione Manifesto Libri del 1998 si può scaricare qui: https://fiabeatroci.wordpress.com/wp-content/uploads/2021/09/luisa-muraro-e28093-maglia-o-uncinetto.pdf

Un giorno, durante una lezione di Poetica e Retorica del corso di laurea in Filosofia di Bologna, il compianto titolare di questa materia, professor Paolo Bagni, parlando di metafore, accenna all’esistenza di questo libello, “Maglia o uncinetto”. Lo fa mentre sta spiegando un altro libro, ben più famoso per gli studi di Filosofia del Linguaggio, cioè Metafora e vita quotidiana di George Lakoff e Mark Johnson. Ci sta spiegando, come in tante altre occasioni, che la metafora non è una forma retorica come le altre e non è usata per lo più dai poeti, cioè non è solo una questione riguardante il linguaggio figurato propriamente detto, ma è diffusa invece in tutto il nostro parlare, in modo forse addirittura invasivo, che l’uso della metafora è talmente radicato nei nostri modelli mentali che ormai non ce ne accorgiamo più, perché non ci accorgiamo che la bottiglia non ha veramente un collo, che il tavolo non ha le gambe e che il sangue non scorre in modo circolare. La metafora serve perché è funzionale alle astrazioni, senza le quali una società fondata sul sapere immateriale, sul sapere di saperi, forse non sarebbe nemmeno potuta esistere.

Ma queste sono questioni oramai note a livello accademico, ne hanno parlato Barthes, Derrida, Baudrillard e tanti altri. Quello che non è stato affrontato, almeno a livello di ricerca teorica, è la possibilità di smarcarsi da questo regime ipermetaforico, cioè se possano esistere o magari esistano già pensieri, parole e opere che funzionino al di là di questo regime. Paolo Bagni ci butta lì questo testo, ce lo indica, ci parla di una particolare frizione che questa filosofa, Luisa Muraro, ha evidenziato, cioè la concorrenza tra linguaggio metaforico e linguaggio metonimico.

Quello che sappiamo noi studenti fino a quel momento è che c’è una misconoscenza diffusa del ruolo della metafora nel nostro parlare e nel nostro pensare, ma questo è il linguaggio in cui viviamo e alternative non ce ne sono. Da bravi esteti, ci basti analizzare le forme della conoscenza sensibile, e più non dimandate. Ma se Bagni ci nomina quel testo forse è perché a lui non è l’estetica come disciplina settoriale in sé che interessa.

Un altro giorno, pochi mesi dopo, mi trovo al centro sociale la Chimica di Verona. Mi trovo con un nutrito gruppo di persone, ci hanno scortato fin lì dopo che abbiamo partecipato al Pride nazionale (anno 2001) nella città governata dalla Lega Nord e piena di gruppetti nazisti che avrebbero molto piacere ad irrompere nella manifestazione dell’orgoglio omosessuale per contestare le scelte contro natura dei presenti e magari convincerli a suon di sprangate della giustezza delle proprie posizioni. La polizia evita accuratamente che avvenga questo incontro di saperi (per fortuna) e ci porta alla Chimica. Mentre mi aggiro per il capannone mi accorgo di un banchetto di libri a tematica omosessuale e femminista. Incontro per la prima volta nella mia vita Maglia o uncinetto, nella nuova edizione del 1998 che lo ha riesumato dopo diciassette anni dall’oblìo a cui lo destinò l’editore Feltrinelli.

Nei mesi ancora successivi, ci saranno gli scontri a Genova durante il vertice dei G8 e gli aerei che si sfracellano contro le Twin Towers. La civiltà della rappresentazione mediatica è entrata definitivamente in una nuova fase, in cui paure immaginarie e violenza fisica si alternano quotidianamente nelle vite delle persone. Almeno di quelle per cui il sapere si costruisce e si alimenta attraverso l’attualità e i suoi linguaggi comunicativi. Ma c’è vita oltre l’attualità?


GLI ORDINI SIMBOLICI DI METAFORA E METONIMIA

Tutto il testo della mia tesi è pubblicato in capitoli anche sul blog wordpress Fiabe Atroci, a questo indirizzo:

https://fiabeatroci.wordpress.com/gli-ordini-simbolici-di-metafora-e-metonimia/

(*) ripreso da Fiabe Atroci dove è apparso con il titolo «Non farsi trovare dal potere. Un pensiero che si sporge sul reale. Quello che ci lascia Luisa Muraro».

In “bottega” cfr Su «Dio è violent» di Luisa Muraro (di Ida Dominijanni) che è parte di un dibattito acceso e quasi rissoso, Messa in scena della normalità e paura di …di trovarsi fuori posto (di Luisa Muraro, a cura di Gianluca Ricciato), Un racconto metonimico, ma anche Scor-data: 25 dicembre 1675 (inizia il processo per stregheria ad Anna Maria Sertora con un estratto dal libro «La signora del gioco» di Luisa Muraro) e Scor-data: 19 aprile 1300 (sempre di Gianluca Ricciato, a proposito del libro di Luisa Muraro «Guglielma e Maifreda, Storia di un’eresia femminista»)

 

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