«Reggio Emilia ricorda Mario e Fermo…

di anni 18 che, nell’intento di fermare la follia della guerra, furono uccisi dal Regio Esercito di fronte al Teatro Ariosto il 25 febbraio 1915»: appuntamento per sabato 5 marzo

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La “grande guerra” italiana cominciò a Reggio Emilia. Quel 25 febbraio 1915 con l’eccidio di Mario e Fermo

di Pasquale Pugliese (*)

Quando la sera del 25 febbraio del 1915 i diciottenni Mario Baricchi e Fermo Angioletti – insieme a un centinaio di altri giovanissimi operai e contadini – si radunarono intorno al Teatro Ariosto per contestare il comizio di Cesare Battisti, passato da Reggio Emilia a perorare la causa dell’intervento italiano nella guerra che divampava in Europa fin dall’estate precedente, non sapevano che loro sarebbero state le prime vittime italiane di quella che sarà ricordata come la “grande guerra”. Le prime di oltre un milione di vittime italiane tra militari e civili (di 16 milioni complessive) che si sarebbero contate alla fine della più sanguinosa guerra subita dall’umanità, fino ad allora. E le prime delle migliaia di vittime italiane che, nei tre anni di guerra, sarebbero state uccise dallo stesso esercito italiano per decimazioni e condanne a morte a causa di renitenze, diserzioni, rifiuto di obbedire ai folli ordini che mandarono al massacro una generazione, secondo gli ordini del generale Cadorna, non a caso, soprannominato “il macellaio”. […]

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    SCRIVE LA RIVISTA «POLLICINO GNUS»

Sabato 5 marzo giornata di commemorazione per Mario e Fermo, i due giovani reggiani uccisi dai carabinieri il 25 febbraio 1915 in occasione di una manifestazione per la pace, davanti al Teatro Ariosto. Lo scorso anno, con il contributo del Comune di Reggio, abbiamo apposto una lapide in ricordo, opera dell’artista reggiano Luca Prandini.

L’iniziativa assume ancora più importanza nel momento in cui la destra reggiana ha organizzato una conferenza alle Notarie «per riscoprire l’eroe Cesare Battisti» dove si legge – tra l’altro – nel comunicato stampa – che saranno lì per «difendere la figura della medaglia d’oro al valor militare, contro le falsificazioni storiche, per dichiarare che egli aveva piena legittimità per parlare al teatro Politeama Ariosto quando una folla di giovani glielo voleva impedire in quella tragica giornata del 25 febbraio 1915, per condannare quelle violenze che si sono verificate per negare il diritto di esprimere una posizione e anche piangere quei due giovani che sono morti sotto il fuoco della polizia». Ospite d’onore un certo Mauro Del Bue, direttore dell’«Avanti!».

      Commemorazione eccidio Mario e Fermo (comunicato stampa)

Dopo le iniziative del 2015 per il centenario dell’eccidio di Mario Baricchi e Fermo Angioletti, i diciottenni reggiani che – come recita la targa inaugurata un anno fa dal Sindaco – «nell’intento di fermare la follia della guerra, furono uccisi dal Regio esercito di fronte al Teatro Ariosto, il 25 febbraio 1915», le iniziative di quest’anno continuano e allargano il percorso storico sul movimento per la pace a Reggio Emilia.

«Una Città per la Pace. Reggio Emilia ricorda Mario Baricchi e Fermo Angioletti» si intitola il denso programma del 5 marzo, costruito congiuntamente da Scuola di Pace, Istoreco, Anpi, Pollicino gnus e CDS Villa Cougnet, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia. In continuazione del lavoro di recupero della memoria pacifista della città, per indicarne il valore culturale e politico per l’oggi.

Si inizia al mattino con un “Percorso di pace” in città – accompagnato dalla Banda di Quartiere – che toccherà i luoghi che ricordano tre momenti storici dei movimenti per la pace reggiani del ‘900, ma che vuole parlare delle guerre e dei percorsi di pace necessari nel presente.

Il ritrovo è alle 10.30 davanti al Teatro Ariosto dove, a cura di Istoreco, sarà ricordata la vicenda che vide i due giovani lavoratori reggiani Mario e Fermo protestare, insieme a centinaia di altri cittadini contrari all’ingresso del Paese nella “grande guerra”, contro il comizio interventista di Cesare Battisti. Quando l’esercito sparò per reprimere la manifestazione i due ragazzi furono colpiti: i primi morti di piazza reggiani del ‘900.

Il corteo, attraversando le vie del centro, si muoverà verso piazza Domenica Secchi, dove sarà ricordato, a cura dell’ANPI, l’eccidio del 28 luglio 1943 – tre giorni dopo la “caduta” di Mussolini – quando gli operai delle Officine Reggiane tentarono una manifestazione per invocare la fine della guerra, ma furono mitragliati dall’esercito italiano che aveva l’ordine di impedire gli assembramenti. Nove furono i morti e tra di essi la giovane donna Domenica Secchi, incinta.

Infine il percorso giungerà a piazza Prampolini dove si ricorderà, a cura di Pollicino gnus, la grande mobilitazione popolare contro la “prima” guerra del Golfo del 1991. Nel gennaio di venticinque anni fa, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, il nostro Paese partecipava a una nuova guerra (operando uno strappo costituzionale mai più ricucito) che dava il via al ciclo guerre-terrorismo-guerre-terrorismo in cui ancora oggi siamo immersi.

Nel pomeriggio si svolgerà un seminario di approfondimento sul tema «Opposizione popolare alla guerra, a Reggio Emilia e nel Paese» che metterà a fuoco su un piano storico-culturale le questioni affrontate già al mattino nelle tappe del percorso di pace, sia sul piano locale che nazionale. L’appuntamento è alle 15.30 presso Villa Cougnet. Al seminario – introdotto e moderato dall’assessore Serena Foracchia – parteciperanno lo storico Ercole Ongaro, autore tra l’altro del volume «No alla grande guerra» («La grande guerra: l’opposizione della popolazione e dei soldati»); gli storici di Istoreco Marco Marzi («I testi scolastici pacifisti di Amilcare Storchi, giornalista reggiano») e Michele Bellelli («Domenica Secchi e il movimento per la pace alle Reggiane»); la ricercatrice Gemma Bigi («L’internazionalismo pacifista delle donne per fermare la guerra»); Paolo Giorgi e Carlo Perrucchetti del Centro studi Musica e grande guerra («Consenso e protesta: la Grande Guerra raccontata dal canto dei soldati»). Le conclusioni saranno di Pasquale Pugliese della Scuola di Pace di Reggio Emilia («Costruire la pace oggi, a cento anni dalla grande guerra e a 25 dalla guerra del Golfo»).

Nell’intenzione dei promotori si tratterà di una giornata nella quale, a partire dal recupero attivo della propria memoria pacifista, la città si impegna per costruire – qui e ora – un futuro di pace.

(*) http/blog.vita.it/disarmato/

 

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