Riuscirà il traduttore a…

condurre tutte le pecore giuste nel gregge giusto al posto giusto?

di Marco Piras

Pochi giorni addietro è comparsa su questo blog una poesia di Lance Henson e nello stesso giorno è stata pubblicata la traduzione in italiano (di Alessandro Passi) della sua ultima raccolta di poesie: «EMOS EST SE HAA’E – ONE WHO WHISPERS SOFTLY – COLEI CHE SUSSURRA PIANO» per le Edizioni Damocle di Venezia.

Henson appartiene al popolo nativo d’America Tsististas: se capisco bene dalle diversificate informazioni che trovo, è uno dei due gruppi che formano la nazione Cheyenne.

Questo blog ha ospitato più volte l’autore il quale in un’intervista riportata il 26 marzo 2012 annunciava la pubblicazione della raccolta.

Ho raggiunto al volo Alessandro Passi, che ha curato la traduzione in italiano della raccolta, in partenza per il lontano Oriente. Niente intervista vera e propria, né vuole saperne di esprimersi in critichese. Dice che non spetta al traduttore fare una critica del materiale poetico.

E allora cambiamo approccio con uno scambio frettoloso di quasi domande e quasi risposte.

Mi piace, prima di tutto, riportare la sua colorita e articolata metafora della traduzione, sia perché è, di per sé, un testo accattivante, fra favola e rompicapo, sia perché, a pensarci bene, offre molti spunti di riflessione sul lavoro di traduzione e una visualizzazione che aiuta a veder dentro tale lavoro.

«Ho una teoria della traduzione tutta mia. Il testo di partenza è un immenso gregge di pecore (ce n’è di vario colore e carattere: pecore-grammatica, pecore-sintassi, pecore-suono, pecore-senso, pecore-metrica, pecore-lessico, pecore-immagine, pecore-implicitato, ecc). C’è una staccionata, al di là della quale si sta formando un gregge, che è il testo tradotto. Qui, da questa parte della staccionata ci sono già pecore, quelle che costituiscono la base della lingua di arrivo. Mentre il gregge originale è bilanciato (tutte le pecore vanno d’accordo, almeno dovrebbero) quello al di là della staccionata, che è un gregge in un altra lingua, non potrà mai essere perfettamente armonizzato con le nuove venute. Le bestie litigano fra loro, o sentono la mancanza delle loro compagne, o … che so… si perdono i rapporti fondamentali fra gli animali. La traduzione, soprattutto quella poetica, sta quindi nel portare quante più pecore possibile al di là della staccionata senza combinare troppi guai. Alcune rimarranno sempre al di qua. Magari se ne sentirà la mancanza, ma non si possono portare tutte oltre la barriera. Anzi, spesso, occorre abbandonarne alcune già scelte e riportarle indietro, scambiandole con altre. La traduzione è un continuo aggiustare il tiro, cercare di capire quali pecore si possono trasportare al di là e quali no. E quali sono più pregiate, dal punto di vista del gregge d’arrivo. Beeeh, è proprio così, a mio parere».

Alessandro Passi, professore associato di Sanscrito dell’Università di Bologna, da quest’anno in pensione, ha alle spalle e davanti un grande impegno di traduzione di classici dell’antica cultura indiana, ma anche della letteratura inglese, per esempio Yeats, di cui ha tradotto anche l’autobiografia. Oggi questa traduzione di Henson. C’è un approccio particolare e diverso per tipi diversi di testi e di autori?

«L’approccio a Henson non è diverso da quello a qualsiasi altro testo che mi trovo a tradurre: riprodurre il più possibile il meglio che riesci a fare, cercando di ricreare in un’altra lingua la dinamicità del testo. Questo con il sanscrito è sempre arduo, tante volte impossibile. Diverso il caso delle lingue europee»

Lance Henson è un poeta, credo si possa dire, militante, impegnato per la causa dei nativi d’America e per tutti i popoli minacciati e oppressi di tutto il mondo. Tu hai tradotto anche Yeats, acceso nazionalista irlandese. In quanto entrambi esponenti di culture minoritarie ‘svantaggiate’ – ma lasciando perdere le connotazioni puramente politiche, non comparabili né accostabili – è dato rinvenire un qualche tratto distintivo comune?

«No, direi proprio di no. Henson e Yeats sono lontanissimi come sensibilità e anche come tematiche. Non basta far parte di una minoranza ed essere in contatto con un mondo sovrasensibile perché si possa stabilire una qualche somiglianza».

Come ti è capitato di tradurre Lance Henson?

«A pensarci bene mi sembra che ci sia una circolarità o forse una sorta di percorso in cui la casualità ricuce legami a distanza. Legami tra persone che si conoscono e non si conoscono ma che finiscono per essere collegate. Io e te ci conosciamo da circa 30 anni; Enrico Pili, ‘fratello sardo’ cui Lance Henson ha dedicato una delle poesie della raccolta era tuo amico e amico di Barbieri nel cui blog comparirà questa nostra chiacchierata. La raccolta che ho tradotto è dedicata a Silvana, la moglie di Lance, e Silvana, guarda caso, era mia collega nel dipartimento di Lingue Orientali anni fa (in una vita precedente di entrambi) e così ho conosciuto Lance e ho tradotto la sua raccolta. È come se questa occasione abbia ristabilito o stabilito casualmente legami fra più persone».

 

Non credo ci sia bisogno di ricorrere al critichese per dirmi che cosa ti piace della poesia di Lance Henson e come si collochi Henson nel panorama della poesia americana contemporanea.

«Non ho la più pallida idea di come Henson si collochi nella poesia contemporanea americana. Una cosa è certa — là, puoi “fare” il poeta, oltre che esserlo: conferenze, pubblicazioni, incontri e programmi. Qui sei sempre sotto la massa critica che innesca la reazione a catena.  Di Lance mi piacciono le immagini invernali, dure e taglienti. Sono come lame di ghiaccio, come brina, neve e pioggia. Se ne sente anche l’odore. A volte stanno nei paesaggi nostri, a volte vedo e ricordo le praterie bruciate dal gelo in Oklahoma.

Non mi sembra qui il caso di riproporre informazioni che trovate in vari pezzi su questo blog se ricercate la voce «Henson», né saprei cosa aggiungere. Ad altri lascio un commento del materiale poetico.

 

BREVE NOTA

In copertina questi versi e una breve nota biografica, anch’essa bi-lingue (db)

see how the rain finds the center of everything
wrapped in its secret faces
upon the fragile leaves

vedi come la pioggia trova il centro di tutto
avviluppata nelle proprie facce segrete
sulle foglie fragili

Lance Henson, poet, Dog-Soldier of the Oklahoma Cheyenne Nation, lives and works in Bologna.
Lance Henson, poeta, guerriero-cane della nazione Cheyenne dell’Oklahoma, vive e lavora a Bologna.

 

Redazione
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