Salgari ti amo…

… e (ti) riscrivo “Le meraviglie del duemila“. Firmato Carlo

Ciao Daniele

ho appena finito la lettura del libro da te sconsigliato sulle colonne dell’Unione Sarda e poi (il 22 maggio) sul tuo blog. Come ti ho detto sono abbastanza salgariano e mi sono ripromesso di scrivere qualcosa per il 150esimo della nascita. Qualcosa sulla sua vita, citando parti delle sue opere. Forse. Questo l’ho scritto di botto perchè in parte c’entra con un altro lavoro che ho da tempo in sospeso.

Salgari quasi sicuramente scrisse “Le meraviglie del2000” nel 1903. Nonostante sia uscito direttamente come romanzo nel 1907 ha la struttura di romanzo a puntate. Si trova facilmente nelle librerie remainders nell’edizione Fabbri del 2002 per 2.90 €.

Il piccolo battello a vapore, che fa da servizio postale tra Nantucket e New York, aveva attraccato al mattino con un solo passeggero a bordo: il signor Brandok, giovane, esageratamente ricco e annoiato, sicuramente appartenente alla maggioranza quacchera residente nell’isola e alla minoranza che ormai da molti decenni viveva del lavoro e dello sfruttamento dei marinai del luogo e di quelli che venivano attratti per l’inesauribile necessità di forza lavoro e per la creazione continua di un esercito salariato di riserva: armatori di baleniere (la flotta più grande degli oceani) e di navi commerciali, accapparratori delle spiagge, gestite nella prospettiva di un aumento esponenziale della richiesta turistica. Da sempre, invece, la maggioranza degli abitanti di quest’isola del Massachussets sembra avere il destino già scritto: marinaio.. A Nantucket si brinda così.”Morte ai viventi,lunga vita agli uccisori, successo alle mogli dei marinai e oleosa fortuna ai balenieri”.

“Ogni bambino può dirvi da che parte soffia il vento e una qualunque donna anziana per la strada parla di veleggiare”-

Una famosa canzone cantata dalle donne dell’isola dice: “Mi affretterò a sposare un marinaio e poi a mandarlo per mare perchè una vita indipendente per me è la vita più piacevole”.

Il 25enne Brandok chiama spleen la sua noia. Non sa apprezzare nulla, neppure la sua ricchezza per il cui possesso non ha per ora mosso un dito e non muoverà perchè il meccanismo di accumulazione è ormai avviato da due generazioni della sua famiglia. Non basta viaggiare, uscire dall’isola e dalla vicinanza delle poche migliaia dei suoi abitanti. Nantucket ce l’ha comunque dentro e a Nantucket ogni persona, ogni cosa vuol dire avventura e lui non è attrezzato per l’avventura. Ha letto Gordon Pym di E. A. Poe e conosce la storia del vascello Gropius, col suo eqipaggio ammutinatosi e poi naufragato. Conosce la storia di altre navi e dei loro naufragi, l’Ariel e l’Essex e tutte le storie che son nate prima e dopo il Peqod del capitan Achab e della sua caccia all’enorme balena bianca.

L’avventura a Nantucket però può pure balzarti addosso, all’improvviso: può essere dappertutto anche dietro un semplice colloquio col suo amico dottor Toby, ricercatore e scienziato. Non capita tutti i giorni a un aspirante suicida, uno che rischierebbe comunque la consunzione per inedia di ricevere la proposta di sperimentare, dopo un primo tentativo riuscito su un animale, su se stesso un siero che può provocare una sospensione della vita per 100 anni senza compromettere le funzioni vitali o provocare la corruzione della carne e degli organi. Poter conoscere cosa riserva il secolo futuro alletta per motivi diversi il ricco annoiato. Allo scienziato, che rivela di aver preparato tutto, rimane solo da sigillare, sotto il luogo dove dormiranno, il tesoro di Brandok (cambiato in oro) e i risparmi del dottore. Ultimo tocco per essere sicuri al risveglio sono le volontà trasmesse attraverso uno studio notarile agli eredi che assisteranno al risveglio dei due nel 2003.

Sono passati 100 anni, nessuno ha violato in tutto questo tempo la cupola che protegge i due dormienti, nessuno ha rubato la ricchezza nascosta, neanche coloro che hanno proseguito l’attività dello studio notarile o gli eredi che ora a 100 anni esatti sono lì presenti per operare in favore del loro risveglio, che regolarmente e come previsto accade.

Immediatamente sono le piccole meravigliose novità del 2003 a convincerli di essere presenti ed effettivamente vivi in un epoca futura. Il cibo arriva pronto e caldo con una sorta di trenini espresso, gli ambienti sono  illuminati e riscaldati con il radium, ci sono apparecchi volanti sulle città, si sono stabiliti dei collegamenti con gli abitanti di Marte.

Ma l’intero pianeta è cambiato. L’idea di una società di uguali si è infranta davanti all’instaurazione prima e al crollo dopo di Stati governati da un socialismo, sì reale, quanto è concreta la sua burocrazia oppressiva, la diseguaglianza sociale e la sostanziale schiavitù della maggioranza. In tutto il mondo è stato restaurato e innovato il dominio capitalistico, i padroni sono ancora padroni e gli sfruttati sempre tali e forse più. Lo sviluppo dell’arsenale bellico, in possesso delle potenze della razza bianca – europei (inglesi e latini),russi e soprattutto americani – ha convinto il resto delle popolazioni del mondo a sottostare al loro impero. Di impero si tratta in effetti, perchè sono le elites di queste nazioni a tenere saldamente il potere economico e politico. L’inghilterra ha visto il dissolvimento delle proprie colonie ma India e Cina, pur con una popolazione in continuo aumento forniscono solo forza lavoro migrante. Così è per l’Africa. Altri popoli sono praticamente estinti come i nativi americani e gli eskimesi. Il controllo sociale è all’estremo, non c’è bisogno neppure di polizia ed eserciti. La terra è interamente coltivata intensivamente, non solo con la meccanizzazione ma con nuove trasformazioni tecnologiche. Anche l’agricoltura e la trasformazione di suoi prodotti è in mano a pochi. A impedire manifestazioni diffuse di ribellioni è la fame stessa, la penuria di generi alimentari o forse una calcolata distribuzione, sempre carente, di essi. La fame uccide interi continenti; i mezzi di informazione, che arrivano come una voce impersonale dalle pareti, annunciano centinaia di migliaia di esseri umani morti in India, ovunque esodi biblici. Questo non è il migliore dei mondi possibili, nessuno si affanna a dirlo. Questo è solo l’unico mondo possibile.

Il disagio sociale, la delinquenza pur rara , è stroncata con pugno di ferro. Ma ci sono sacche di resistenza in tutto il pianeta. C’è chi ha ancora memoria, ci sono vecchi socialisti, alcuni utopisti che hanno creato comunità che pratica forme egualitarie di vita sociale, che conosce i limiti e la pericolosità dell’uso delle nuove fonti energetiche e praticano una vita sobria ma felice. Le elites bianche al potere si limitano all’isolamento per impedire il contagio di quelle idee e di quelle pratiche. Che potrebbero realmente fare per rivolgere lo stato di cose presenti?

Ma ci sono grossi gruppi di ribelli. La ribellione di questi individui è sempre chiamata disperata e inutile da parte dei media invasivi di tutto il globo. I ribelli sono come sempre definiti anarchici e, ovviamente anche crudeli e sanguinari. Per essi non può dunque che essere giustificata la più dura delle reclusioni. Ogni Stato ha costruito per essi città subacquee, dove – come nei lager e nei gulag di un tempo – l’individuo viene annullato attraverso le privazioni. E’ la fame la guardia più terribile a controllarli e a far svanire ogni voglia di ribellione. Altri anarchici vengono mandati al Polo Nord dove a 45 gradi sottozero e in totale isolamento dal resto del mondo svanisce anche la sola volontà individuale di fuga.

C’è chi tenta e fugge dalle città prigione, tentando di assaltare le ricche città e indiscriminatamente i suoi abitanti. Per essi basta un piccolo esercito di pompieri che riversano sui rivoltosi scariche elettriche e getti d’acqua per una condanna collettiva alla sedia elettrica senza processo e giudizio come lo era stata quella alla prigionia.

Ovviamente non tutto è perfetto neanche per la organizzazione mondiale delle elites capitalistiche. Qualcosa sta andando storto: l’inquinamento atmosferico e lo sfruttamento energetico della corrente del Golfo stanno stravolgendo l’equilibrio del pianeta e qualcosa sta per succedere in tempi rapidissimi. Al  Polo Sud la superficie ghiacciata sta crescendo a dismisura, spostando sensibilmente l’asse terrestre, esattamente come era successo 25000 anni prima, per motivi diversi, provocando l’immenso diluvio di cui parlano nei racconti popolari tutte le genti del pianeta. La notizia è di dominio pubblico, di sicuro per una qualche falla nel sistema di controllo. I media usano tutto il proprio potere per convincere la popolazione che gli scienziati stanno affrontando il problema, convincendo anche persone dell’apparato di potere che sia possibile sventare il pericolo trascinando parte dell”enorme blocco di ghiaccio al Polo Nord o all’Equatore. A nessuno viene in mente che se pure fosse possibile con le incredibili conoscenze tecnologiche acquisite, il disgelo provocherebbe un incredibile sollevamento del livello delle acque e la scomparsa di interi continenti? Il conto è stato fatto. Si sa chi e cosa verrà sommerso e tutto torna; ci saranno meno bocche da sfamare in un primo tempo e più terra di cui impadronirsi.

La popolazione del resto non ha bisogno di essere convinta, c’è qualcosa che più dei condizionamenti economici, sociali e mentali incide sui comportamenti degli individui: la esposizione continua alle radiazioni del radium. Le persone ormai non avvertono più ciò che esse causano loro,non notano neppure quel continuo muoversi a scatti, a volte senza un perchè se non  quello della stessa esigenza di muoversi.

I due americani del ventesimo secolo davanti a tutto ciò hanno un doppio moto di stupore: la meraviglia per le macchine mirabolanti e per quelle che a tutta prima appaiono incredibili e positive novità (la velocità delle macchine, la fine delle guerre, la pace sociale). Ma il dubbio lentamente si insinua. La visita a una comunità anarchica al confino nel Polo Nord e a quella imprigionata su un isolotto sommerso e le avventure che le accompagnano, fanno diventare il dubbio un continuo rovello. “E’ una guerra di razza” quella che ha portato i bianchi al dominio della Terra, è inumano il trattamento riservato agli oppositori. Non c’è del resto qualcosa di falso e ipocrita in tutta l’organizzazione gerarchica, nella propaganda e nella giustizia? Non è davanti ai loro occhi quella buona bottiglia di vino invecchiato che viene offerta dal detenuto governatore dei detenuti, una sorta di Kapò, quando nelle isole prigioni è severamente proibito avere alcol? E come ha fatto il galeotto, rinchiuso nella nave con cui viaggiano, a sapere che trasporta un enorme carico di bevande alcoliche? Come mai i marinai si sono uniti agli anarchici rivoltosi? L’alcol non era forse destinato almeno in parte al contrabbando e alla vendita clandestina? E’ possibile, è umanamente sopportabile, è legittimo che anche nel caso di una ribellione individuale, l’intera prigione sottomarina venga schiacciata e i detenuti tutti affogati?

Brandok e Toby non avranno neanche il tempo per parlarne fra loro, tantomeno di riflettere e di approfondire i propri dubbi L’esposizione alle radiazioni nel loro corpo è immediatamente devastante e l’incontro con tanto orrore provoca in loro una follia delirante.

Nota

il virgolettato su Nantucket è preso da “Nel cuore dell’oceano” di Nathaniel Philbrick (Garzanti) sulla vera storia della baleniera Essex.

ELOGIO DELLA RISCRITTURA

Tutto quello che ho scritto c’è nel libro di Salgari e non ho inventato niente. Mi sono preso la libertà di immaginare scenari non espressamente suggeriti (come uno scrittore di avventure deve saper fare: darti più possibilità).

Se fossi  Bjorn Larsson avrei fatto dell’ammutinamento dell’equipaggio del Centauro e della fuga del galeotto la parte principale o almeno il racconto da cui dipanare il resto.

Se fossi  Paco Ignatio Taibo II avrei reso più epica e avventurosa la rivolta anarchica e avrei fatto dell’ammutinamento  e della fuga del galeotto come Larsson.

Se fossi Philip Josè Farmer  avrei fatto come Larsson e Taibo ma avrei dato un bel ruolo, magari un po’ ambiguo ai marziani.

ciao Carlo


Redazione
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