Salvini, Imola, i giornalisti pavloviani…

e altre cosucce (inclusa Rosetta e «il manifesto»)

Come forse qualcuna/o sa,  il leghista Salvini, dopo la provocazione di Bologna, è venuto a Imola con il pretesto di vedere dove erano alloggiati alcuni profughi. Il suo “mandato” parlamentare gli permette di andare ovunque:

potrebbe dunque andare all’Ilva o a vedere dove si sprecano i soldi italiani per gli F-35. Sceglie invece Salvini, al solito, di cercare, – di costruire – un “capro espiatorio”

Ma quando Salvini molto ben scortato è arrivato a Imola (per l’esattezza in un luogo chiamato La Pascola) ha trovato qualche donna – alcune non giovani che lui ha definito «vecchie» – e un paio di ometti a fischiarlo: erano riusciti a passare per i boschi mentre le forze dette dell’ordine sbarravano una strada e praticamente un quartiere impedendo persino ai residenti di passare. Operazione costosa certamente e mi pare di dubbia sensatezza e democrazia. Inoltre quando l’auto di Salvini ha imboccato la strada per La Pascola alcuni giovani (questi sì, ammesso che l’età sia un dato importante) con ogni evidenza disarmatissimi hanno provato a fermare l’auto: sono stati spinte/i in un fosso dalle forze dette dell’ordine e anche questo mi pare insensato in un Paese civile.

Civile?

Ma forse sbaglio a parlare di un Paese civile visto che l’argomento è Salvini, cioè il capo di un partito razzista che prende molti voti. Il capo della Lega (che da poco ha manifestato in compagnia dei nazisti di Forza Nuova e dei fascisti di Casa Pound) ciancia dei soldi tolti agli italiani. Io attendo che la Lega ridia a italiane/i i soldi rubati dal Trota e da molti altri leghisti. Pubblicamente si è detto che la Lega sarebbe stata «parte civile» nei processi contro il tesoriere Belsito ma – che coincidenza – proprio pochi giorni fa ha fatto marcia indietro: se volete saperne di più digitate su Google “Lega ritira costituzione parte civile contro tesoriere” o cose simili. Curioso come la sedicente grande informazione tenga basse – cioè quasi invisibili – certe informazioni, vero? Un ingenuo si chiederebbe se ci sia un nesso con certe altre notizie (sui migranti, profughi o rom) tenute “alte” o inventate. Qui in blog c’è spesso una rubrica intitolata «Sparite sparate» per fare qualche esempio di questa pratica quotidiana.

Io stavolta non c’ero

Ah, la mattina di Salvini alla Pascola purtroppo non c’ero. Una sfortunata circostanza (un lavoretto che stranamente mi pagano) mi ha impedito di essere a fare quello che considero un dovere-diritto: oppormi ai razzisti. Non so se ci saranno denunce contro chi ha manifestato ma nel caso mi autodenuncio subito: sono il capo, ho istigato tutte/i, ho proposto (e insegnato) a vecchi e giovani di atterrare sull’auto di Salvini con aquiloni e deltaplani eccetera.

Saliva

Avete presente i cani di Pavlov? Immagino di sì, se no cercate in rete. Ecco, molte/i giornaliste/i “salivano” quando suona il campanello… anche se il cibo non arriva. Hanno già pronti i commenti prima delle notizie e se i fatti non si adeguano al loro pre-pensiero (salivare) li adattano, mutilano o mascherano quel tanto o poco che serve loro. I giornalisti e le giornaliste pavloviani si fermano alla A (autonomi, anarchici, antagonisti: parole che in questi contesti significano zero: non sono informazioni ma esorcismi o anatemi). A volte qualcuna/o si spinge alla C ovvero centri sociali. Se avessero un filino più di alfabeto (stavo per dire coraggio) o un po’ meno di saliva arriverebbero alla parola cittadine/i. Ma è impensabile per i pavloviani e le pavloviane che esistano persone – slegate magari da associazioni o gruppi più o meno “estremisti” – che considerano loro diritto-dovere opporsi al razzismo….

Due parole anche su «il manifesto»

Così gli articoli o i servizi tv su “Salvini a Imola” erano quasi tutti in fotocopia, precotti e conditi con la suddetta saliva pavloviana. I manifestanti chi sono? E i profughi? Boh e boh. Spiace che anche «il manifesto» abbia fatto un banale, brutto articolo. Posso capire che non ci siano soldi per mandare un inviato; posso capire (già meno) che non abbia più una rete cui attingere notizie alternative e magari arrivare ai protagonisti e alle protagoniste… ma allora lasciate perdere no? Scrivere orecchiando e/o copiando le agenzie per cercare di tingerle “a sinistra” è una vecchia, pessima idea. Toglietevela dalla testa; parlate solo di ciò che vedete (o studiate) e/o attraverso testimoni attendibili e verificabili, come si dovrebbe fare sempre o quasi. Lo dico con tutto l’affetto di un ex giornalista de «il manifesto» che giusto stamattina ha tolto dalla sua pensione (per la cronaca quella di novembre è, al netto, di 673,62 euro) ben 20 euro – o euri – per sostenere “il collettivo” del quotidiano in una difficile crisi (*).

Zombi

Salvini è intelligente (purtroppo) anche se in malafede; ma è interessante vedere di quanti zombi si circonda. Quelli che lo hanno accompagnato a La Pascola – a proposito: perché le forze dette dell’ordine li hanno fatti passare mentre bloccavano i cittadine/i? – venivano anche da fuori città e di alcuni sarebbe interessante tracciare un profilo. Quanto ai leghisti locali in risposta a un comunicato di Rifondazione Comunista hanno commentato su Facebook che auguravano ad AC (dirigente del partito) di essere «stuprata da un branco di negri». Al che alcuni giornalisti e politici locali hanno parlato di polemiche e commenti poco eleganti: no, è un atto fascista e sessista, sotto-sotto anche un invito al crimine. E’ un’altra faccenda. Dalle parti della Lega di inviti ad ammazzare rom e migranti, a stuprare donne se ne sentono di continuo come in precedenza (ora la linea è più prudente su questo) contro meridionali e handicappati. Salvini è più intelligente dei suoi precedessori ma senza dubbio la merda in cui naviga è la stessa.

Sinistra?

La pseudo-sinistra dov’era quando è arrivato Salvini? Parlo soprattutto di quel Pd (e satelliti) che ancora viene dipinto come forza di centro-sinistra. Naturalmente non c’era un sindaco e/o un assessore o assessora di Imola davanti al cancello della “Pascola” a spiegare a Salvini perché non fosse il caso di provocare. Guarda la coincidenza, il giorno dopo i media raccontavano di politici della Regione Emilia-Romagna – Pd inclusi – incriminati per aver speso in questioni private il denaro pubblico. Se la notizia è vera (i precedenti inducono a crederlo) spiega benissimo dov’era la pseudo-sinistra e perché in generale non abbia una politica. Nel caso specifico dei profughi il Pd non li voleva a Imola ma è stata costretto dal prefetto a prenderne alcuni che sono stati messi… il più possibile fuori dalla città. Lontano dagli occhi cioè lontani dal cuore: come ben si sa accanto a certi cuori batte il portafoglio più o meno travestito da consenso elettorale.

A proposito di rifugiati

Un’amica mi ricorda questa vecchia poesia di Wystan Hugh Auden, si intitola proprio proprio «Blues dei rifugiati». Vale la pena leggerla pensando a Salvini e al Pd.
Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime,
c’è chi abita in palazzi, c’è chi abita in tuguri:
ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto.‎
Avevamo una volta un paese e lo trovavamo bello,
Tu guarda nell’atlante e lì lo troverai: ‎
Non ci possiamo più andare, mia cara, non ci possiamo più andare.
Nel cimitero del villaggio si leva un vecchio tasso,
A ogni primavera s’ingemma di nuovo: ‎
I vecchi passaporti non possono farlo, mia cara, i vecchi passaporti non possono farlo.
Il console batté il pugno sul tavolo e disse:
“Se non avete un passaporto voi siete ufficialmente morti”:
Ma noi siamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi.
Mi presentai a un comitato: mi offrirono una sedia;
Cortesemente m’invitarono a ritornare l’anno venturo:
Ma oggi dove andremo, mia cara, ma oggi dove andremo?
Capitati a un pubblico comizio, il presidente s’alzò in piedi e disse:
“Se li lasciamo entrare, ci ruberanno il pane quotidiano”:
Parlava di te e di me, mia cara, parlava di te e di me.
Mi parve di udire il tuono rombare nel cielo;
Era Hitler su tutta l’Europa, e diceva: “Devono morire”; ‎
Ahimè, pensava a noi, mia cara, ahimè, pensava a noi.
Vidi un barbone, e aveva il giubbino assicurato con un fermaglio,
Vidi aprire una porta e un gatto entrarvi dentro: ‎
Ma non erano ebrei tedeschi, mia cara, ma non erano ebrei tedeschi. ‎
Scesi al porto e mi fermai sulla banchina,
Vidi i pesci nuotare in libertà: ‎
A soli tre metri di distanza, mia cara, a soli tre metri di distanza. ‎
Attraversai un bosco, vidi gli uccelli tra gli alberi,
Non sapevano di politica e cantavano a gola spiegata:
Non erano la razza umana, mia cara, non erano la razza umana.
Vidi in sogno un palazzo di mille piani, ‎
Mille finestre e mille porte;
Non una di esse era nostra, mia cara, non una di esse era nostra.
Mi trovai in una vasta pianura sotto il cader della neve;
Diecimila soldati marciavano su e giù:
Cercavano te e me, mia cara, cercavano te e me.‎

Ah, ma si parla di ebrei non di rom o negracci, potrebbero obiettare giornaliste/i pavloviani che trovano Hitler detestabile solo per quel che ha fatto agli ebrei. Beh, basta sostituire ebrei a profughi e mi pare che ci siano assonanze; ma forse io salivo il meno possibile.

Se però restiamo sugli ebrei… supponiamo che nel Parlamento italiano o europeo sia eletto un esponente di Forza Nuova (o di Casa Pound) e annunci che andrà in visita alla sinagoga di Roma e/o nelle strade adiacenti del vecchio Ghetto per vedere se “è tutto a posto”. Chiedo: gli sarebbe vietato? Io penso di sì e mi par giusto. Se invece gli fosse concesso, io sarei – spero con tante/i, sia ebrei che non – a bloccare fisicamente la strada alla provocazione. E allora perché Salvini può preannunciare che andrà a vomitare insulti nei campi rom vicino a Bologna dove la Uno Bianca andava ad ammazzare?

In realtà di fascinazisti – un filo, ma proprio un filettino più mascherati – nei Parlamenti italiano ed europeo ce ne sono. Borghezio per dirne uno che fra l’altro (ma guarda caso i grandi media si dimenticano sempre di informare su questo dato biografico) è stato condannato in tribunale per aver malmenato un minorenne straniero. Ma sui fascisti in maschera, per stavolta, mi fermo qui.

I miei colleghi

Se qualche giornalista mi sta leggendo forse si sta chiedendo (o vorrebbe chiedermi): “ma cosa dice db, che se non sbaglio per molti anni ha fatto il giornalista, del collega aggredito a Bologna il giorno di Salvini? Non sente il bisogno di esprimergli solidarietà?”. E io rispondo: sono contro la violenza, se non per autodifesa, e dunque non sono felice per quel che è successo. Mi piacerebbe però – ma mentre sto per scriverlo mi viene da sorridere un po’ tristemente – che «Il resto del carlino» (e compagnia cantante) si preoccupassero anche delle persone non giornaliste picchiate a freddo dalle forze dette dell’ordine, senza pensare, con i cani di Pavlov, che i poliziotti reagiscono (oh solo) solo a provocazioni e mai, mai (oh mai) potrebbero picchiare senza motivi persone inermi neppure (oh neppure) se i loro capi glielo ordinassero.

Francesco ucciso a Bologna

Il giorno dopo la contestazione a Salvini, “Il resto del Carlino” (quotidiano bolognese per chi non lo sapesse) in un editoriale condannava la violenza contro il suo giornalista e ne approfittava per presentare un quadro apocalittico – e al 90 per cento falso o travisato – di una città in mamo agli aaa (autonomi, anarchici, antagonisti) per finire con un lamento, o forse un lapsus, significativo: pensate dice «Il Carlino» a Bologna non si possono ripulire i muri, cancellando i segni delle pallottole che nel 1977 hanno ucciso Francesco Lo Russo. Mi sembra che il commento… si commenti da solo.

Mi stupisco?

Da tempo ho smesso di sorprendermi con «Il carlino» (o anche con «Repubblica», persino peggio forse) per la disinformazione o per la continua ricerca e costruzione di «capri espiatori», quest’ultima tanto più martellante e razzista quanto più è grande l’asservimento di giornaliste/i al “pensiero unico”. Mi si obietterà che in ogni redazione ci sono persone oneste. Verissimo. A volte sono talmente oneste e magari brave professionalmente che non le fanno scrivere di “cose delicate” ma le tengono lì come i Panda allo zoo, cioè a mangiare bambù e a farsi vedere dal “pubblico”.

Chi ruba biciclette e chi avvelena

Spesso il motivo per cui le cronache locali sono così piene di biciclette rubate o di rom) anziché di morti per tumore è banalissimo: i tumori dipendono in gran parte dagli interessi dei proprietari dei grandi media.

Il cosiddetto ordine

Ho scritto più volte le “forze del cosiddetto ordine”. Spero sia chiaro a chiunque non sia pavloviano che si tratta di un discorso politico complesso sull’Italia dei poteri e non di odio per chiunque indossi una divisa (per la verità non amo le divise ma questo è tutto un altro discorso). Però dentro le divise ci sono esseri umani. E io sto incontrando – da giornalista e da persona che chiacchiera per strada – tante persone con la divisa che non sopportano più quel tipo di “ordine pubblico”. Sembrerà strano anche ad alcune/i manichei “di estrema sinistra” ma certamente accade che alcune persone (forse molte) si arruolino per motivi nobili, a esempio con l’idea che il lavoro di un poliziotto sia soprattutto dare la caccia ad assassini e rapinatori, agli avvelenatori e agli stupratori e magari anche ai “colletti bianchi” che evadono il fisco in centomila modi. Cosa accade a queste persone quando si ritrovano a scortare Salvini o ad accompagnare signore e signorine che vendono sesso ad Arcore? O anche solo a scortare la piddina Finocchiaro nello shopping? Come possono (o potrebbero) rifiutarsi? Il diritto all’obiezione di coscienza è loro garantito? O possono solo cambiar mestiere?

Fine forzata

Avrei molto altro da dire (lo sooooo: quando comincio divento logorroico) ma oggi il mio tempo è scaduto, devo fare altro. Stretta la foglia e larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

(*) Mentre interrompo la scrittura di questo post per mangiucchiar qualcosa, mi cade l’occhio su «il manifesto» di oggi (20 euro o se preferite euri, come suggeriva Luigi Pintor). Un bel numero, molto meno “palazzocentrico” del solito; non parlo a vanvera visto che io compro «il manifesto» tutti i giorni e di solito lo leggo con grande attenzione. Però vedo più di mezza pagina per intervistare Prodi (posso dirlo? che palle) e altra mezza per parlare (di nuovo?) del film di Christopher Nolan. Sfoglio e risfoglio: non riesco a credere che proprio oggi si parli di fantascienza e non di scienza, cioè che non ci sia un articolo sulla sonda Rosetta che scarica un robot (o meglio un lander) sulla cometa, un evento storico. Care/i, io vi ho dato 20 euri ma voi questa cazzata oggi potevate risparmiarvela.

 

Redazione
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3 commenti

  • Ok, anche io ho dato i miei venti. Dell’inervista a Prodi però non mi lamento. Perché sollevato da qualche articolo discreto che in precedenza era raro, ahimè! leggere su quelle, un tempo gloriose, pagine.

  • Francesco Masala

    è un grido di dolore, Daniele.
    mala tempora currunt, e non se ne vede la fine.
    il problema non è quello che i politici provocatori e razzisti fanno i provocatori e i razzisti, il problema, come dici tu, è che nessuno si comporta da non razzista, non a parole, ma nei fatti.
    dice Martin Luther King: “Non ho paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti”.

  • Giuseppe Lodoli

    Hai scritto tanto e benissimo, con una saggezza unica. Mi domando come fai dovendo anche lavorare a pagamento per integrare la pensione…

    Comunque GRAZIE gl

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