Scor-data: ancora sul 10 luglio 1976

Seveso: cronistoria di un disastro (e di un crimine)
di Remo Agnoletto (*)

L’azienda si trova vicino a Meda, in Brianza. Si chiama Icmesa, è una fabbrica chimica del gruppo Givaudan Hoffman-La Roche di Meda. Il 10 luglio 1976 da lì esce una nube di diossina del tipo Tcdd, una fra le sostanze tossiche più pericolose, che investe una grande area di terreni nei comuni limitrofi, in particolare Seveso.
Verso le 12:37 di quel sabato 10 luglio, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo (un composto chimico che serve per la produzione di cosmetici e disinfettanti ospedalieri) spinge la temperatura fra i 350 e i 500 gradi disintegrando la valvola di sicurezza del reattore. Gli operai fuggono soffocati dal fumo acre. Uno di loro, Carlo Galante, entra nella zona del reattore cinque minuti dopo lo scoppio, aprendo la valvola di raffreddamento ad acqua. Un gesto di grande responsabilità che evita una strage.
Una nuvola enorme copre la cittadina di Seveso e una leggera brezza la trascina in gran parte del Nord Italia.
Il volto di Stefania Senno, deturpato dalla cloracne, diventerà il simbolo di quella tragedia.
Nei giorni successivi, in molti sanno cosa è accaduto nel reattore B dell’Icmesa. Le autorità, le amministrazioni pubbliche, le forze dell’ordine, il governo. Ma le informazioni ai cittadini arrivano in ritardo, incomplete, reticenti.
Sabato 17 luglio 1976 giungono i referti delle analisi. E arriva la conferma. Alla Icmesa di Meda, si è formata una quantità rilevante di 2.3.7.8. tetracloroparabenzodiossina, Tcdd. È la più venefica tra le 72 diossine presenti nella chimica. È una sostanza che danneggia tessuti grassi, fegato, reni, sistema cardiocircolatorio e nervoso centrale. La Tcdd è cancerogena e ha proprietà mutagene. Interviene sul corredo cromosomico degli individui e sui feti, diminuisce la fertilità e la capacità riproduttiva, produce difetti alla nascita e danni embrionali. Influisce sul patrimonio immunitario degli individui.
Domenica 18 luglio ai responsabili dell’Icmesa viene contestata l’ipotesi di inquinamento da diossina. Viene ordinata la chiusura dei reparti produttivi. Vengono messi i sigilli alle porte di accesso del reparto B e il direttore del reparto chimico dell’Icmesa ammette la presenza di diossina. Il sindaco di Seveso ordina alla popolazione di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona infestata.
Mercoledì 21 luglio il pretore di Desio emette il mandato provvisorio di arresto a carico di Herwig von Zwel, responsabile tecnico dell’Icmesa e di Paolo Paoletti, direttore di produzione (che successivamente verrà ucciso dai terroristi di Prima Linea). Per loro l’imputazione è disastro colposo. A 11 giorni dal disastro viene costituita una commissione di esperti. I comuni di Cesano Maderno e Desio adottano provvedimenti analoghi a quelli di Seveso e Meda. La Regione Lombardia emette il primo comunicato ufficiale: decide il blocco totale dell’Icmesa, ordina disinfezioni e disinfestazioni. La situazione precipita. I giornalisti vogliono sapere, vogliono informare l’opinione pubblica. Intanto a Seveso muoiono gli animali, alcuni bambini vengono ricoverati per cloracne, malattia collegata all’esposizione di diossina.
23 luglio. Icmesa e Givaudan suggeriscono alle autorità italiane di fare evacuare la zona. Problemi si registrano anche per quanti abitano nei paesi limitrofi a Seveso e Meda.
Passano i mesi e gli anni: le bugie si moltiplicano ma è cresciuta anche la rabbia popolare. Nel mondo del giornalismo e della scienza c’è chi si è messo in cerca della verità. Un nome per tutti: Laura Conti.
Inizia la bonifica. Bisogna smaltire la diossina contenuta in alcuni fusti. L’operazione è guidata da Luigi Noè, vicepresidente dell’Enea e responsabile dell’ufficio speciale di Seveso. Oltre a lui si muove nell’ombra uno strano personaggio: Bernard Paringaux, francese, uomo legato ai servizi segreti.
10 settembre 1982, le 6 del mattino. All’Icmesa arriva un camion. Operai in tuta bianca e mascherine protettive caricano 41 fusti. Il contenuto è descritto nelle bolle di accompagnamento: «150 tonnellate di residui solidi e scarti industriali contenenti prodotti aromatici clorurati come Tcdd, Tcdf e Tcb provenienti da Meda». Luigi Noè guida la spedizione. Verso la frontiera di Ventimiglia. Nel tardo pomeriggio l’operazione è conclusa. I fusti sono ora nelle mani di Paringaux.
Pochi giorni dopo Paringaux comunica di aver sistemato i fusti in un magazzino in Francia. Intende trasferirli in una discarica controllata in Europa.
19 maggio 1983. La Hoffmann-La Roche mostra fusti ad Anguicort-Le Sart vicino a San Quentin in Francia. Due anni dopo a Basilea la Hoffmann-La Roche smaltisce i 41 fusti. Ma c’è qualcosa di strano. Al momento della partenza, i fusti hanno un diametro di 60 centimetri e pesano complessivamente 6 tonnellate e mezzo. Paringaux li fa trovare a Basilea e… sono più piccoli e più pesanti. Il loro diametro misura 56,5 centimetri cioè 3 centimetri e mezzo in meno. Pesano 20 quintali in più. Il viaggio dei 41 fusti resta un mistero irrisolto. Con ogni probabilità, Paringaux realizzò due spedizioni. I fusti finiti in Francia, poi smaltiti, non conterrebbero i residui del reattore. Quelli veri raggiungono la discarica di Schoemberg e probabilmente quella italiana di Pitelli, vicino a La Spezia.
A trent’anni dall’incidente, arriva una svolta. Dopo il lungo silenzio, parla per la prima volta Jorg Sambeth. Nel 1976 è direttore di produzione della Givaudan, la società svizzera che controlla l’Icmesa di Seveso. Sambeth viene condannato dai tribunali per disastro colposo.
L’Icmesa veniva chiamata «Dreckfabrik», cioè fabbrica sporca, ben prima della catastrofe. Questo perché non si erano fatte le opere di sicurezza e di modernizzazione normalmente richieste visto che i controlli erano evitabili… così il reattore per il triclorofenolo era sprovvisto di un meccanismo di sicurezza che non facesse salire la temperatura oltre i 170°. Oltretutto l’esplosione del reattore è avvenuta sabato, quando la fabbrica era ufficialmente chiusa…
I cittadini di Seveso e Meda si sono riuniti in un comitato. Hanno proseguito una battaglia legale contro la Givaudan. E nel 2002, la Corte di Cassazione ha dato ragione agli abitanti della zona. Questo è il passo decisivo della sentenza definitiva:
«…In caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo, il danno morale lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subìto un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) a causa dell’esposizione a sostanze inquinanti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile autonomamente anche in mancanza di una lesione all’integrità psico-fisica (danno biologico) di altro evento produttivo di danno patrimoniale, trattandosi di reato plurioffensivo che comporta, oltre all’offesa all’ambiente ed alla pubblica incolumità, anche l’offesa ai singoli, pregiudicati nella loro sfera individuale».
Disastro colposo è un termine giuridico ma è chiaro – a Seveso come a Taranto e altrove – che non di «incidenti» si tratta ma di crimini, cioè di una organizzazione del lavoro che per non spendere in sicurezza mette consapevolmente a rischio la salute degli operai e di chi abita intorno a questi (moltissimi) impianti pericolosi. Con gran parte della classe politica e dei media a tacere e a mentire per coprire questi delitti contro la collettività.
(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 10 luglio avevo, fra l’altro, queste ipotesi: 1509: nasce Calvino; 1856: nasce Tesla; 1887: nella fiction nasce Corto Maltese; 1939: teoria dei «buchi neri»; 1959: processo a Manolis Glezos; 1969: esce «Easy Rider»; 1985: attentato alla Rainbow Warrior; 2009: una bella storia raccolta da Alessandro Ghebreigziabiher. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

Remo Agnoletto

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