Scor-data: 14 agosto 1861

I bersaglieri fanno strage a Pontelandolfo

di Giorgio Chelidonio (*)  

Pontelandolfo è un piccolo paese del Sannio, incluso nella provincia di Benevento e situato a circa metà strada fra Napoli e Campobasso. Per la mia memoria invece è una splendida canzone (1972) degli Stormi Six, che ho ascoltato solo un paio di anni dopo: ancora adesso mi emoziono nel risentirla. Per chi già la conosce possiamo passare ai dati storici, per gli altri invece suggerisco di iniziare questa riflessione con l’ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=voNLhO3Z120
La ricerca può poi proseguire con il titolo di un articolo di Paolo Rumiz (1) pubblicato da
«La Repubblica» quasi due anni fa: «Il massacro dimenticato di Pontelandolfo. Quando i bersaglieri fucilarono gli innocentiIl 14 agosto 1861 per vendicare i loro quaranta morti i soldati sabaudi uccisero 400 inermi. Un eccidio come quello delle Fosse Ardeatine. Il sindaco oggi si batte perché alla città sia riconosciuto lo status di “martire”».

Per chi non ne ha mai sentito parlare, un titolo simile può sembrare al limite della provocazione: quale paragone è possibile con l’eccidio nazista delle Ardeatine? Purtroppo 40 a 400 corrisponde ad una “decimazione”, cioè a vendicare i propri caduti ammazzando i “nemici” nella misura di 1 o 10, una pratica inqualificabile, anche militarmente, ma con radici antichissime: la applicarono i Romani nel 471 a.C. nella guerra contro i Volsci (2) e la replicarono (nel 71 a.C.) durante la cosiddetta “Terza guerra servile” contro Spartaco e i suoi schiavi ribelli.
Prima di confrontare l’eccidio delle Ardeatine – 335 fra prigionieri politici, partigiani ed ebrei trucidati come rappresaglia per 35 soldati nazisti uccisi – marzo 1944 – in via Rasella, a Roma (3) – bisogna però ricordare anche che nella Prima Guerra Mondiale l’esercito italiano (fra il 1916 e il 1917) praticò la decimazione nei confronti di reparti ammutinati: pare che il general Cadorna in un suo telegramma affermasse (4) che “Posizioni di capitale importanza e di facile difesa, sono state cedute a pochi nemici senza alcuna resistenza….faccia fucilare se occorre, immediatamente e senza alcun provvedimento, i colpevoli di così enormi scandali». Non mi è difficile credere a questa citazione: mio padre (un “ragazzo del 99”, fatto prigioniero a Caporetto) mi testimoniò di episodi simili.
L’episodio di Pontelandolfo fu dunque un eccidio di cittadini inermi. Rimandando alla lettura dell’articolo scritto da Rumiz nel 150 anniversario dell’unità d’Italia sotto i Savoia non posso non ricopiare quanto riportato da un ufficiale sabaudo diretto testimone dei fatti :
«Al mattino del giorno 14 ricevemmo l’ordine di entrare nel paese, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, e incendiarlo. Subito abbiamo cominciato a fucilare… quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, di circa 4.500 abitanti. Quale desolazione… non si poteva stare d’intorno per il gran calore; e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case».
La storia dell’eccidio di Pontelandolfo, inaccettabile per qualsiasi Paese che si ritenga civile, pesa ancora in quanto per troppo tempo rimossa dalla memoria collettiva e dagli stessi libri scolastici.
L’articolo di Rumiz risulta ampiamente “copia-incollato” su molti siti Internet, ma forse la riflessione più attuale può ripartire da quel suo appunto su Cesare Lombroso,
«giovane ufficiale medico piemontese …spedito al Sud nel ’61 per seguire la cosiddetta guerra al brigantaggio? Che “fratelli d’Italia” potevano esistere se mezzo Paese era “razza maledetta” dal cranio “anomalo», dunque “razza” condannata all’arretratezza e alla delinquenza? La teoria dell’inferiorità razziale dei meridionali
(infidi, pigri e riottosi) rimbalzata 50 anni dopo negli stereotipi razzisti anti-emigrati italiani di Ellis Island(New York, USA) si è oggi reincarnata nello spauracchio del “diverso” sfruttato dai politicanti di turno, complice il disinteresse di troppi per una memoria che possa essere argine al ripetersi dell’antico “
homo homini lupus”.

 

(1) http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/27/news/il_massacro_dimenticato_di_pontelandolfo_quando_i_bersaglieri_fucilarono_gli_innocenti-6543288/
(2) http://www.treccani.it/enciclopedia/decimazione/#

(3) http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_delle_Fosse_Ardeatine#L.27attentato_di_via_Rasella

  1. http://it.wikipedia.org/wiki/Decimazione#La_decimazione_nell.27Esercito_Regio

     

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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