Scor-data: 14 giugno 1608

Nasce un «mischinéddu», uno dei tanti
di d. b. (*)
Vi dicono qualcosa cognomi come Degli Esposti, Esposito, De Angelis, Dal Pra, Diotallevi o Dioguardi ma anche Innocenti e Proietti? Rimandano a bimbe-i che venivano abbandonati davanti alla ruota della carità pubblica o religiosa; un uso che arriva quasi ai giorni nostri e che anzi si vorrebbe rilanciare.
I figli della ruota. Di ruote «fuori dall’isola se ne trovano ancora, conservate come monumenti alla disgrazia» ma pure a ricordarci quante/i sono «trovatelli, gettatelli, spuri, esposti […] e in mille altri modi ci chiamavano: borts, in catalano; burnus o anche budrus in sardo. Bastardi, in sostanza».
Così sollecita la nostra memoria Anna Castellino in un gran romanzo storico, «Mischinéddus». Non ne avete sentito parlare? Nella triste e banale Italia di oggi tante e tanti leggono i libri a comando. Ma per fortuna esiste – evviva, evviva, evviva – un passaparola; dunque dal 2006 il libro è stato letto, poi anche ristampato.
«Mischinéddus» è parola sarda, difficile da tradurre perché può voler dire bambinetti ma anche poverini. In questo caso i due significati coincidono perché il romanzo di Anna Castellino – AM&D edizioni, 296 pagine per 12 euri – è, come spiega il sottotitolo, la «Storia minuscola dei chicos della ruota, 1583-1652». Faticherete a trovarlo perchè i piccoli editori (specie dell’Isola) sono mal distribuiti e dunque, per ogni evenienza, vi dò telefono (070 309038) e mail () della casa editrice. E davvero ve lo consiglio.
Buttiamoci nella vicenda “minuscola” di Antonio che ha solo poche ore di vita eppure inizia a narrar di sé… quando ancora non sa chi è. Lo stanno per lasciare all’ospedale di sant’Antonio, a Cagliari, e il battesimo «con ogni probabilità» sarà quello: «il nome mi sarà dato come dote, scudo, viatico» per entrare nel mondo o per lasciarlo da “buon” cristiano. Per ora il bimbo – «mascu» annuncia una voce di vecchia – può dirci solo questo: «Umido, freddo e sudore. Fetore e buio». Cerca la madre che al posto del latte ha la febbre. Croste e cenci. Non può star lì. E con una bestemmia viene affidato a un uomo che «attraverso la grata» lo deposita «sulla ruota» (per il volgo «s’arroda»). Chissà se il cigolio degli ingranaggi richiamerà qualcuno in tempo per salvarlo.
Stanco di funerali, di «sifilitici, pazzi e storpi» arriva un frate a prenderlo. «E che sia l’ultimo strazio della giornata» invoca: Gesù (anzi «Gesugristumìu», alla sarda) «quando farete smetter di far figli a chi li getta via?». Quella di prima era una bestemmia che suonava preghiera, questa l’opposto.
Da subito l’autrice sa intrecciare la “minuscola” storia di questo mischinéddu con il quadro storico. Ma qui mi fermo e lascio a chi leggerà scoprire la maestria di Anna Castellino quando narra ma perfino nelle pause cioè quando lascia spazio al dialogo interiore del protagonista e persino quando lei ne ragiona con “il pubblico”, i posteri.
«Potrei ricordare sbagliato» ripete il protagonista. E invece i riferimenti storici sono così minuziosi che Castellino può dedicare le ultime 60 pagine ad altri «mischinéddus» e alle loro «dide» (balie) riportando i dati dell’Archivio comunale fra il 1583 e il 1652. Non è pignoleria o carta gettata: anche in quel sintetico elenco trovate verità e storia. Poi, suggerisce l’autrice, «non limitatevi a contarli, ciascuno prenda un bord (un bastardo) o una bordeta e sul suo nome sogni e fantastichi, gli crei una vita immaginaria, ché sarà come se realmente l’avesse avuta. Ma che sia bella, mi raccomando… ». Io vi suggerisco di scegliere proprio quello segnato in data 14 giugno 1608. Con una piccola raccomandazione: se qualcuna/o poi ne scrive la storia vorrei che la mandasse al blog.
(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 14 giugno fra l’altro avevo ipotizzato: 325; dogma della Trinità al concilio di Nicea; 1869: accoltellato Lobbia, deputato della sinistra; 1942: nasce Che Guevara; 1968: muore Salvatore Quasimodo; 1979: muore Demetrio Stratos; 1985: gli accordi di Schengen; 1992: si concude a Rio il «vertice della Terra»; 2002: muore Yudenia «per troppa generosità»; 2010: Radiotre della Rai lancia l’iniziativa «Tutti stranieri». E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Redazione
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  • Marco Piras Keller

    Se oggi c’è una grande scrittrice in Sardegna, questa è Anna Castellino. Dovrei dire: “Se c’è un grande scrittore” perché a usare il femminile si rischia di intendere, solo “tra le scrittrici femmine”. Ma questo è un altro discorso e un’altra polemica.
    Non dico il più grande, perché certe classifiche sono difficili da farsi, forse non hanno senso e, soprattutto, certi giudizi non possono essere ricondotti a ‘misurazioni’ oggettive, ma certamente potrei dire così: Anna Castellino e il suo Mischinèddus (peccato l’accento sbagliato proprio in copertina, che spero sia stato corretto nelle ristampe) meriterebbero un successo, un accoglimento, un riconoscimento che negli ultimi anni hanno avuto autori e romanzi di gran lunga inferiori, dal punto di vista letterario e narrativo. Perché Anna Castellino ha grande talento, letterario e narrativo.
    Un talento che si applica a un enorme lavoro di ricerca che l’autrice ha fatto e che è capace di fare, grazie a Dio, in ragione della sua grande esperienza di archivista.
    Il libro l’ho letto e commentato, a suo tempo, capitolo per capitolo e, quasi, mi sono intestardito a verificare fatti, congruenze, e perfino oggetti e materiali: se davvero esistessero al tempo in cui l’autrice li collocava. E così ricordo che parlando degli arredi di una nave non ricordo in che secolo, il racconto parla di ottone e io volevo verificare se davvero al tempo l’ottone esistesse. Ora so che esisteva già da tempi anche ben più antichi.
    Per non parlare della ricostruzioni degli ambienti, delle atmosfere, dei traffici del tempo, dico anche quelli commerciali, dei passaggi delle navi e di equipaggi al porto di Cagliari. C’è molto da imparare, cose che nei libri di storia non si apprendono.
    (Certo, mi viene, in questo momento, da pensare e rendere merito anche al notevole Le fiamme di Toledo di Giulio Angioni, anch’esso grande romanzo storico con grande pregio letterario; di lettura forse più impegnativa rispetto a Mischinèddus).
    Ho detto che è evidente l’enorme lavoro di ricerca fatto dall’autrice. Lo si capisce a posteriori, perché durante la lettura non si avverte. E questa è una delle prime, necessarie capacità dello scrittore e di tutti gli artisti: di celare l’arte con l’arte. Di non fare trasparire la fatica e il sudore e presentare un prodotto finito che sembra si sia fatto da solo, naturalmente, con leggerezza.
    Colpisce che le grandi case editrici si siano lasciate sfuggire e si lascino sfuggire questa opera cui manca, per una grande affermazione, solo il sostegno di un apparato pubblicitario di una grande casa editrice, appunto. Se penso a Mischinèddus, penso a un’ingiustizia del pubblico, della critica, dell’editoria.
    Mi fa davvero piacere che Barbieri abbia dato nuova evidenza a questo romanzo perché spesso mi sono meravigliato che amici e conoscenti non ne avessero neppure sentito parlare e ho qualche volta ho avuto l’impressione di essere uno dei pochi lettori che ha giudicato questa opera un grande romanzo. Ho saputo, poi, che, in realtà, un discreto successo di vendita il libro lo ha avuto. Ma se lo compare col successo di altri romanzi …

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