Scor-data 14 giugno

We are here, not because we are law-breakers; we are here in our efforts to become law-makers” (“noi siamo qui non perché vogliamo rompere con la legge, ma per la nostra capacità di creare una nuova legge”) (Emmeline Pankhurst)

di Valentina Bazzarin*

Emmeline Pankhurst a Wall StreetAntefatto (15 giorni prima…):

Mail da DB: ciao Vale, per caso hai tempo e voglia di scrivermi una scor-data sulle SUFFRAGISTE (suffragette) inglesi? 

lo spunto sarebbe che il 4 giugno 1913 la suffragista Emily Davidson è uccisa da un cavallo mentre cerca di bloccare la più famosa gara inglese; i funerali furono una grandissima manifestazione (con scontri e arresti). Dunque se mi dici di sì dovresti postarla sul 3 giugno, grazie comunque (ciò che tu mi dica sì o no).

Buon tutto.

Risposta da VB:

Ok, ma mi hai fregata. Lo sapevi che non avrei potuto dire di no con questa premessa 🙂
V.

Finalmente il post (15 giorni dopo):

Ammetto la mia cultura pop e consegno a questo blog una confessione: il mio primo incontro con la parola suffragette lo devo a Walt Disney con l’indimenticabile entrata in scena della signora Banks da una manifestazione in Mary Poppins.

Di suffragette insomma non sono di certo un’esperta e non sono riuscita nemmeno a preparare in tempo il mio post sulla valorosa impresa di Emily Davidson, ma provo qui a fare seriamente ammenda, qualche giorno dopo, raccontandovi brevemente la storia di Emmeline Pankhurst, probabilmente una tra le più note suffragette inglesi, deceduta il 14 giugno 1928. Nel 1999 il Time ha inserito il suo nome nella lista delle 100 persone più importanti del XX secolo, dedicandole un pezzo intitolato “L‘agitatrice Emmeline Pankhurst” e attribuendole la capacità di plasmare l’idea della donna contemporanea, scandalizzando la società e rendendo questo cambiamento irreversibile.

Emmeline Goulden nasce nei dintorni di Manchester, nel 1858, in una ricca famiglia borghese che le permette di completare i suoi studi a Parigi. Appena 20enne sposa Richard Marsden Pankhurst, avvocato 44enne, e insieme militano mentre concepiscono e allevano le loro 3 figlie, che aiuteranno e affiancheranno a loro volta la madre nell’attività di acquisizione e difesa dei diritti, primo tra tutti quello di voto per le donne. La Pankhurst era dotata di grandi doti oratorie e di estrema determinazione nel portare avanti le sue istanze. Per farvi capire come questa donna ne trascinò tante altre nelle strade e nelle piazze, vi consiglio l’ascolto di questa lettura di uno dei discorsi della Pankhurst , tenuto in Canada nel 1912, e che iniziò con: “le donne non hanno mai potuto fare un passo avanti senza essere, prima di tutto, respinte dai loro oppositori.”

Dopo la morte del marito nel 1898, la Pankhurst fondò la Women’s Social and Political Union(WSPU), un’associazione di donne per la difesa del diritto di voto catalizzata dal motto: “fatti, non parole”. Il gruppo era in aperta opposizione ai partiti politici e divenne rapidamente famoso quando i suoi membri iniziarono a protestare in modo piuttosto violento, fracassando finestre e aggredendo i poliziotti. Gli incendi dolosi rappresentavano una tattica di guerriglia urbana utilizzata frequentemente dai membri WSPU. Per questo motivo la Pankhurst, le sue figlie e altri attivisti vennero condannati a pene detentive e, in una di queste occasioni, in carcere, misero in scena uno storico sciopero della fame per garantire migliori condizioni a tutti i detenuti. A causa di questa escalation violenta alcune organizzazioni più moderate iniziarono a prendere posizione contro la famiglia Pankhurst e nel 1913 diverse personalità di spicco lasciarono la WSPU. Con i dissidenti abbandonarono l’associazione anche due delle figlie di Emmeline Pankhurst, Adela e Sylvia.

Gli anni di viaggi in tutto il mondo, i discorsi in mezzo a folle oceaniche di donne e uomini, la detenzione in carcere e i numerosi scioperi della fame negli anni hanno preteso il loro pedaggio. La fatica e la malattia diventarono parte della quotidianità della Pankhurst. Il colpo più doloroso, tuttavia, fu quello che ricevette nell’aprile del 1928: Sylvia, una delle sue tre figlie, aveva partorito fuori dal matrimonio. Inoltre le arrivò la notizia che in un giornale negli Stati Uniti una certa “Miss Pankhurst” – un titolo della solito riservato a Christabel Pankhurst, sorella maggiore di Sylvia, sempre vicina alla madre – si vantava del fatto che il suo bambino fosse un trionfo della “eugenetica”, dal momento che entrambi i genitori erano sani e intelligenti. Nell’articolo, Sylvia dichiarò inoltre con convinzione che “il matrimonio senza unione legale” fosse l’opzione più sensata per ogni donna che si considerasse profondamente libera. Queste offese alla dignità devastarono una ormai anziana Emmeline Pankhurst. Le cronache narrano che dopo aver appreso la notizia, Emmeline trascorse un’intera giornata pianto e la campagna elettorale per il Parlamento, che nel frattempo aveva intrapreso, si concluse con questo scandalo.

La sua salute continuò a peggiorare e qualche tempo dopo accettò di trasferirsi in una casa di cura di Hampstead. Chiese di essere curata dal medico che l’aveva assistita durante gli scioperi della fame. L’uso di pompa per l’alimentazione forzata l’aveva in passato aiutata a stare meglio in carcere, ma le sue infermiere della casa di riposo erano sicure che lo shock di tale trattamento sarebbe alla lunga risultato letale. La figlia Christabel, invece, si sentiva obbligata ad acconsentire alle richieste di sua madre. Prima di ricominciare con questa pratica, però, sopraggiunse improvvisamente una crisi e il 14 giugno 1928 la suffragetta Emmeline Pankhurst morì all’età di 69 anni, ma non cadendo da cavallo.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano?) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (_pkdick@fastmail.it <mailto:pkdick@fastmail.it>_) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (/*db*/)

Valentina Bazzarin
Valentina Bazzarin lavora stabilmente come ricercatrice precaria (assegnista) all'Università di Bologna sin dal 2009, anno in cui ha ottenuto il Dottorato in Psicologia Generale e Clinica. Collabora in maniera saltuaria con la Bottega e con il Barbieri, scrivendo e descrivendo quel che vede e pensa durante i suoi numerosi viaggi.

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