Scor-data: 18 maggio 1872

Bertrand Russell, troppo libero per piacere ai poteri

di Daniela Pia (*)  

E’ stato uomo capace di anticipare analisi e tempi, tanto da essere anche oggi un riferimento straordinario del pensiero divergente da quello dominante. Nato il 18 maggio 1872, Bertrand Russell fu docente universitario – anzi insegnante, che questa parola conserva intatta tutta la bellezza di un lavoro teso alla promozione dell’individuo – ma durante la prima guerra mondiale fu allontanato dal Trinity College e condannato a sei mesi di carcere per aver osato spendersi a favore del movimento pacifista. A favore quindi della vita; per questo inviso e punito dal potere e dalla sua Corte ossequiente. Conosceva il prezzo da pagare se si vuole essere voce fuori dal coro e ripetutamente lo pagò, come quando nel 1961fu processato e condannato a una settimana di prigione per aver partecipato ad una manifestazione contro la proliferazione delle armi nucleari. Contro di lui il perbenismo bigotto, sempre imperante, fece volare accuse come fossero pietre, per cercare di far tacere una delle menti più lucide del 1900. Ciò avvenne anche in occasione della pubblicazione di «Matrimonio e morale», saggio che i “benpensanti” (o “ben pesanti” come diceva una battuta di quegli anni) giudicarono inammissibile in materia di educazione e sessualità. Ne conseguì il tentativo di attuare una lapidazione morale, che aveva tutto il sapore dell’ostracismo, visto che non si poteva sconfiggere Russell sul piano delle idee e della ragione.

Pensatore di forti passioni civili, Russell scelse spesso di essere «minoranza di uno» disponendosi in quella solitudine come colui che è capace di trarre forza dai propri convincimenti etici. Fuori dal cerchio delle ideologie e dei dogmi, quelli che il Potere imbraccia come armi, arroccandosi nella fortezza dei privilegi, sapeva provocare la riflessione critica dei suoi studenti: «Negli insegnamenti che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci».

Le sue riflessioni si stagliano oggi come un monumento morale anche nel «Tribunale Russell» da lui istituito nel 1966, assieme a Jean Paul Sartre, prima contro i crimini commessi nella guerra in Vietnam e poi per valutare le scelte fatte da certi governi in violazione di leggi internazionali che erano nate a tutela del diritto all’autodeterminazione dei popoli e del rispetto dei fondamentali diritti umani. Le documentate denunce del Tribunale Russell hanno messo in luce molte fra le scelleratezze che hanno caratterizzato la seconda metà del ‘900: dai regimi dittatoriali dell’America Latina fino ai crimini delle multinazionali.

Nel tentativo di scorgere la verità, mettendo a nudo il disonore e l’ingiustizia, si imbatté più volte nella triste constatazione che spesso gli uomini sono portati a credere alle lusinghe e alle mistificazioni, alla menzogna insomma, piuttosto che a verità dolorose le quali chiedono conto della responsabilità di ognuno. A rileggere oggi «L’Elogio dell’ozio» si può intuire quanto fosse avanti il pensiero di Russell; infatti il saggio, pur scritto nel 1935, pare raccontare la crisi che stiamo attraversando e propone soluzioni che sanno di teoria della decrescita in un susseguirsi di considerazioni che se anche non fossero del tutto condivisibili rappresentano stimoli a ricche riflessioni. Appare come pensatore necessario in questo presente buio, fagocitato dall’egoismo e controllato da un’economia che tutto dispone e divora. Ci aveva avvertiti quando, condannando ogni dittatura e ogni fanatismo, sottolineava: «in ogni caso, soltanto coloro che servilmente adorano il successo possono credere che l’efficienza sia di per se stessa cosa ammirevole, senza tener conto di quanto sangue essa grondi. Da parte mia penso che è meglio fare un poco di bene piuttosto che molto e male. Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni e consapevole che la felicità per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia». In queste parole si condensa l’ azione dell’insegnante, dell’educatore, tesa a far sì che non si dimentichi ciò che la Storia ha prodotto nel bene, per riproporlo, e nel male per essere capaci di riconoscerlo e stigmatizzarlo. Infatti, per Bertrand Russell, «l’educazione dovrebbe mirare alla libertà della mente dei giovani, e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi, destinati a proteggerla, nella vita, contro i pericoli dell’evidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano».

«Quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero» nel 1950 fu insignito del premio Nobel per la letteratura. E’ anche grazie a lui che siamo consapevoli del fatto che (come scrisse in «Scienza e religione») «Quelli per i quali la libertà intellettuale è importante possono essere una minoranza, ma fra di loro si trovano gli uomini che hanno la massima importanza per l’avvenire».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Sul 18 maggio a esempio oltre alla nascita di Sandino (vedi ieri in blog) c’era da raccontare l’arrivo nel 1498 di Vasco De Gama a Calcutta oppure quando nel 1944 Dante Di Nanni muore da partigiano mentre invece 30 anni dopo (cioè nel 1974) il neofascista Silvio Ferrari saltò in aria a Brescia mentre trasportava una bomba, l’ennesima della strategia della tensione; oppure nel 2010 si poteva ricordare la morte di Edoardo Sanguineti, intellettuale vero e dunque spesso controcorrente. Sul 19 maggio invece c’erano queste ipotesi: 1895: José Martì ucciso in battaglia; 1919: le sorelle Jebb fondano «Save the Children»; 1925: nasce Malcom X; 1926: nasce l’Agip; 1937: strage a Debrà Libanos (in blog se n’è spesso accennato a proposito del boia Rodolfo Graziani); 1947: nasce Nomadelfia; 1975: riforma del diritto di famiglia; 1983: una strana storia di fusti dell’Icmesa di Seveso; 1987: Alice Sheldon (che spesso si firmò James Tiptree junior) si uccide; 1991: assassinato Auro Bruni; 2010: Craig Ventier annuncia una cellula artificiale; 2011: un tribunale condanna la Renault per il suicidio di un dipendente.

Molte le firme (non abbastanza forse per meglio articolare questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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