Scor-data: 21 e 22 luglio 1209

La strage di Beziers

di Giulia Franchini (*)

«Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi!» (nota 1)

Ricordo che faceva caldo. Era luglio inoltrato, il cielo di un azzurro intenso.

I raggi bianchi, dardeggianti del sole. Frecce luminose scoccavano e in nette geometrie tratteggiavano il ristretto spazio dei vicoli di Béziers. Ricordo questo. I muri delle case, le porte, finestre, panni stesi, i visi della gente che s’avventurava all’esterno, animali sdraiati nel caldo, soprattutto le strade: ovunque linee di confine.

Mattonella nera, mattonella nera, mattonella nera, mattonella nera nera nera nera… mattonella nera per tre quarti, linea obliqua su cui poggia un sassolino tondo (non riesco a vedere se è tutto nero o in parte anche bianco) – mattonella bianca. La LUCE.

Sagome d’ombra, triangoli di luce. Una caleidoscopica scacchiera di luce e d’ombra.

Sembrava che le cose non potessero essere che così, bianche o nere, quel giorno d’estate a Béziers.

Dove stavo io, non lo ricordo.

Ricordo che avrei voluto ristorarmi dal caldo facendo un bagno nelle fresche acque del fiume, come tutti gli anni, ma quell’anno a Béziens non si poteva.

Il fiume stava fuori dalle mura, fuori dalle mura la città era assediata.

Cos’altro ricordo?

È difficile ricordare, dopo tanto tempo. Non ricordo il mio nome, per esempio. Quanti anni avessi, chi fossero i miei genitori. Se fossero ancora vivi. Che mestiere facessi, se fossi sposato. Certe cose perdono d’importanza.

Ma quello spazio rigato… La luce che intaglia la pietra.

Da una parte i bianchi, dall’altra i neri.

«…ed Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra». (nota 2)

Da che parte stessi io, non lo ricordo.

Ricordo il trambusto di un certo momento. La polvere che si sollevava dalle strade offuscando l’aria, e io non riuscivo più a vedere con certezza dove finisse la luce.

Suppongo che la gente urlasse, mentre correva tentando di salvarsi, ma non lo ricordo.

Ricordo che eravamo nella Chiesa, e che da una parte c’erano i bianchi, dall’altra i neri. Pecore e capri, e in mezzo l’altare. Tutti pensavano che quelli dall’altra parte dell’altare fossero i capri, e che sarebbero bruciati all’inferno.

Nessuno sapeva che invece saremmo bruciati tutti.

Nell’ardore della preghiera, parlavamo la stessa lingua.

L’anima arsa – negli istanti

che precedono

(la Verità sta sempre

a destra)

la fine.

«Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.

Dio di Gesú Cristo.

Deum meum et Deum vestrum.

Il tuo Dio sarà il mio Dio”.

Oblio del mondo e di tutto, fuorché di Dio». (nota 3)

Il fuoco divampò nella Chiesa di Béziers, annerì pietra e carni, uccidendo catari e cattolici.

Fuori, i bianchi, dardeggianti raggi del sole.

Béziers è un comune francese della Linguadoca, regione meridionale del Paese, dove il 22 luglio 1209 si verificò uno dei più sanguinosi episodi della crociata antialbigese. La crociata venne indetta da Papa Innocenzo III nel 1208 contro l’eresia catara, diffusa soprattutto nei territori linguadociani – e qui in particolare nella città di Albi (per questo motivo i catari sono conosciuti anche con il nome di “albigesi”) – ma anche in Italia settentrionale e nei Balcani.

La direzione della crociata fu affidata ad Arnaud Amaury, abate di Cîteaux e legato pontificio, ricevette il supporto del re di Francia Filippo Augusto e dei suoi successori, interessati all’acquisizione delle ricche terre del Sud.

L’eresia catara (dal greco katharos, puro) aveva il suo fondamento in un’ottica fortemente dualistica in base alla quale tutto il Creato, opera di Satana, era considerato una prigione materiale dello Spirito. Sulla base di queste convinzioni, i catari non praticavano atti sessuali (responsabili della procreazione e quindi della perpetuazione del creato), non si cibavano di carne animale perché frutto di rapporti sessuali, praticavano la parità dei sessi e soprattutto vivevano nel rifiuto di qualsiasi bene materiale.

Proprio questa fedele adesione ai princìpi di povertà evangelica, che distingueva i predicatori catari dalle condizioni molto più agiate in cui vivevano i loro “colleghi” cattolici, fece sì che nel XII secolo l’eresia si diffondesse notevolmente e incontrasse soprattutto il favore dei ceti popolari.

I catari avevano inoltre dato vita a un’istituzione ecclesiastica parallela a quella di Roma, e che le si opponeva, considerandola al servizio di Satana in quanto fortemente ancorata al possesso dei beni materiali.

Dopo aver tentato invano di estirpare il catarismo tramite l’operato e le predicazioni del sacerdote Domenico di Guzmán (che proprio ispirandosi allo stile di vita dei catari qualche anno dopo fonderà l’Ordine dei Frati Predicatori o domenicani) nel 1208 Innocenzo III indisse la crociata.

Nel luglio 1209, l’esercito crociato guidato da Arnaud Amaury e dal comandante militare Simone di Monfort, si diresse verso il villaggio di Béziers, il cui signore, il visconte Raimon Roger Trencavel, dopo aver cercato senza successo di intavolare delle trattative, era fuggito a Carcassonne.

Tramite il vescovo, il 21 luglio i crociati proposero alla città di risparmiarne la popolazione se questa avesse consegnato loro gli eretici catari e i loro capi: un elenco di più di duecento nomi.

La cittadinanza, anche nella speranza di ricevere aiuto militare dal visconte di Trencavel, oppose un netto rifiuto.

Il giorno successivo, 22 luglio, festa di Santa Maria Maddalena – la peccatrice penitente – a causa di un errore tattico (un manipolo di uomini era uscito dalle mura per cercare di spaventare gli assedianti, ma aveva avuto la peggio e nella ritirata era stato inseguito) i crociati riuscirono a penetrare all’interno della città. L’intera popolazione – i catari, la maggioranza cattolica ma anche ebrei: uomini, donne, bambini, anziani – venne sterminata e la cattedrale di San Nazario fu data alle fiamme insieme a tutti coloro che si erano rifugiati al suo interno sperando di salvarsi. Secondo la cronaca conosciuta come «Dialogus Miracolorum» del monaco cistercense Cesario di Heisterbach, a chi gli chiese come distinguere, fra coloro che si erano rifugiati all’interno della chiesa, chi fosse eretico e dunque dovesse essere messo al rogo, e chi no, Arnaud Amaury avrebbe risposto con la lapidaria frase: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!».

Sempre il legato Amaury, in una missiva al pontefice, in cui gli comunicava l’esito rapido e vittorioso dell’assedio, parlò di «mirabile castigo divino» e scrisse che «quasi ventimila uomini morirono di spada».

Nota 1: dalla Seconda Lettera a Timoteo di San Paolo [2,19].

Nota 2: dal Vangelo secondo Matteo [25, 32-33].

Nota 3: dal Memoriale di Blaise Pascal.   

(*) Sul massacro di Béziers si era scritto in blog un anno fa ma torniamo a occuparcene: questa «scordata» di Giulia Franchini da un lato è più ampia della precedente per riferimento storici e dall’altra – grazie alla maestria del racconto iniziale – ci “proietta” dentro la tragedia.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

 

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