Scor-data: 28 ottobre 312

«In hoc signo»… il potere temporale

di d. b. (*)  

Accadde a Saxa Rubra. Non per esigenze televisive – ora lì c’è la sede della Rai – ma perché intorno a Ponte Milvio vi fu lo scontro fra Costantino e Massenzio (se siete romani collegherete il nome Massenzio alle “estati” dell’assessore Nicolini, un po’ di tempo dopo). Era il 28 ottobre 312 dC – dopo Cristo – o, come usa dire in molti Paesi, ec ovvero “era comune”. Vinse Costantino e con lui iniziò il trionfo del cristianesimo (che già si divideva al suo interno) e soprattutto il potere “temporale” della Chiesa.

Le versioni più diffuse dell’evento rimandano al racconto (scritto però dopo la morte di Costantino) di Eusebio che pure si mostra perplesso: «ci credo solo perché l’imperatore me lo giurò» è grosso modo la sua spiegazione. Costantino I era orientato verso il monoteismo. Così prima della battaglia, verso mezzogiorno, rivolse una preghiera a dio: proprio in quel momento vi fu un incrocio di luci sopra il sole con la scritta Εν Τουτω Νικα che in latino suona «In hoc signo vinces», ovvero con questo segno vincerai. La notte successiva gli sarebbe apparso Cristo, ordinandogli di adottare come vessillo il segno visto in cielo. Così fece Costantino: le sue truppe si mossero all’insegna del labaro imperiale con il simbolo detto Chi-rho o «monogramma di Cristo» formato dalle lettere XP (le prime due lettere greche della parola ΧΡΙΣΤΟΣ cioè Christos) sovrapposte. Sotto quelle insegne i soldati sconfissero l’avversario; Massenzio annegò nel crollo di ponte Milvio che (tragica ironia) proprio lui aveva fatto costruire e che in seguito ha resistito per secoli, ben più solido dei moderni ponti monarco-fascisti nella Roma del ’900.

Anche un altro scrittore cristiano, Lattanzio, racconta la battaglia di Saxa Rubra: nessun segno in cielo, però Costantino (la notte prima della battaglia) avrebbe ricevuto in sogno l’ordine di mettere sullo scudo dei propri soldati un «coeleste signum dei», non meglio precisato.

Vi sono ovviamente interpretazioni scettiche e anche pagane (una rimanda al tempio di Apollo Grannus dove una scritta prometteva 30 anni di vittorie) che si ricollegano al culto del sole, allora molto diffuso. Il dio orientale del sole era Mithra e veniva identificato con il «Sol Invictus», cioè il sole che non poteva essere sconfitto. I suoi fedeli dipingevano sullo scudo una croce sovrapposta a una X, con al centro un cerchio, molto simile dunque all’insegna poi adottata dal Costantino cristianizzato. Insomma una classica credenza e simbologia pagana riadattate, come tante altre, alla nuova religione.

Non sorprenda questa storia delle eclissi o di altri “segni nel cielo” utilizzati a fini politici: pochi giorni fa ne parlava in blog Andrea Bernagozzi. E se il tema vi incuriosisce cercate i libri di Margherita Hack: a esempio in «Notte di stelle» (scritto con Viviano Domenici e pubblicato nel 2010 da Sperling & Kupfer) vi sono molte storie esemplari; quelle del 29 maggio 1660 e l’altra del 19 maggio 1910, per citarne solo due,

Nel 1948, Fritz Heiland (dello Zeiss Planetarium di Jena) pubblicò una interpretazione astronomica. Nell’autunno dell’anno 312 tre pianeti ben visibili – Marte, Saturno e Giove – erano allineati: la congiunzione astrale poteva essere interpretata come un presagio buono (o cattivo). Altri hanno ricostruito l’evento al computer: al tramonto – o all’alba – sarebbe comparsa la Croce del Cigno, sotto di essa si trovava la costellazione dell’Aquila (simbolo di Roma) e più sotto erano allineati Venere, Giove, Saturno, Marte. Uno scenario insolito (si presenta ogni mille anni circa) che poteva essere variamente interpretato ma certo non passava inosservato.

Invece il geologo svedese Jens Ormo ipotizzò che Costantino e le sue truppe avessero assistito alla caduta di un grande meteorite, forse quello cui si deve il cratere del Sirente in Abruzzo.

Nell’impossibilità di ricostruire una verità, quel che oggi ci interessa è un giudizio storico-politico: la vittoria di Costantino significa un ruolo di primo piano nell’impero per i seguaci di Cristo, sino ad allora osteggiati o tollerati a mala pena. Eppure le varie “anime” del cristianesimo non concordano sul suo ruolo: la Chiesa ortodossa lo venera come santo, quella cattolica riconosce invece come santa sua madre Elena, protettrice degli archeologi perché in “Terra Santa” avrebbe ritrovato i tre chiodi della croce di Gesù (il «quarto chiodo», secondo molte leggende, sarebbe stato rubato dagli “zingari” ma questa è una storia che vale raccontare in un’altra occasione).

Condivisibile la valutazione storica di Piergiorgio Odifreddi (nel suo «Perché non possiamo essere cristiani»): l’importanza di Costantino è nel suo ruolo attivo nelle faccende della Chiesa e persino nelle decisioni teologiche (al concilio di Nicea, nel 325) sul dogma della Trinità; ma soprattutto «conferendo alla Chiesa il diritto di ereditare i beni dei fedeli, donandole varie proprietà e attribuendo al suo clero privilegi e poteri» cambiò del tutto lo scenario. Aggiunge, subito dopo, Odifreddi; «ciò che Costantino non fece fu la famosa Donazione a papa Silvestro I»; ma questa è un’altra vicenda, buona per qualche futura «scor-data».

In un successivo 22 ottobre dell’anno 1922 (e poi rinumerato I di un nuovo millennio che durò assai meno) vi fu una marcia su Roma che portò al potere l’uomo che fra l’altro – attraverso il Concordato – ridiede potere temporale e soldi al Vaticano. Ed era lo stesso Benito Mussolini che da giovane (socialista) fu protagonista di una smargiassata anticlericale: invitò pubblicamente dio, se esisteva, a fulminarlo lì, davanti a tutti. Ovviamente dio (o Dio, fate voi) non c’era oppure si trovava in più serie affaccendato e lo lasciò vivere. Peccato però, sarebbe stato un fulmine a buon fine.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 28 ottobre fra l’altro avevo ipotizzato: 1555: Carlo V abdica; 1841: nasce Michelina Di Cesare «briganta»; 1920: proibizionismo Usa; 1922: marcia su Roma; 1932: il fascismo inaugura a Roma «via dell’ Impero» e 4 anni dopo «i borghi» vengono distrutti; 1938: messaggio di Dolores Ibarruri; 1959: muore Camillo Cienfuegos; 1965: abolito culto di «Simonino da Trento»; 1982: «carta mondiale della natura». E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Redazione
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