Scor-data: 29 aprile 1976

Nella guerra «sucia» argentina i libri bruciano (non è il primo né sarà l’ultimo rogo del genere) e gli esseri umani sparisco nel nulla

di Fabrizio Melodia (*)   

Una breve premessa prima di parlare dei fuochi accesi da Luciano Benjamín Menéndez, capo del III Corpo d’armata dell’esercito argentino, durante il golpe del 1976.

Ripensando ai roghi di libri, tante volte accesi nella storia, la sola cosa che oggi paradossalmente mi consola è che, se dovesse accadere in questo preciso momento nella nostra penisola, andrebbero al rogo kindle e I-Pad, secondo regola.

Ogni dittatore, una volta ottenuto il potere, distrugge la scuola pubblica (o ne completa la distruzione se è in corso) e manda al rogo i libri. Le persone istruite sono pericolose per i gangster al potere. Un popolo conscio di se stesso, della propria cultura e dei propri diritti, direttamente partecipe alla vita pubblica, può determinare il proprio destino dal basso, dalle proprie fila, un movimento tellurico in cui le singole coscienze si fondono in un solo essere, un legame dialettico verso pace, amore e libertà. E allora un dittatore non potrebbe nemmeno nascere.

Adesso tutto si è spostato nel virtuale, la cultura è più evanescente, bit e inchiostro elettronico, tutto mediato da un vetro, a volte retroilluminato. Devo ammettere che è davvero comodo, il sistema elettronico. Fa risparmiare un sacco di soldi, permette di immagazzinare migliaia di libri in poco spazio, in più abbassa i costi di stampa, distribuzione, editing. Niente da dire, in un Paese con sempre meno persone che comprano libri o che entrano in una biblioteca, penso il virtuale sia davvero un atto di soccorso. Sicuramente una sconfitta dal lato pratico e culturale, non essendo riusciti a salvaguardare il corpo della trasmissione culturale.

Con la cultura non si mangia, affermava di recente un solerte ministro italiano. La si brucia, hanno aggiunto i suoi amici sottovoce. Un dittatore non brucerà i televisori, perché ciò che trasmettono manca di corporeità. La cultura prende corpo nei libri, esattamente come in un atto d’amore. Quando si uccide l’amore, tutto diventa morto.

Lo sapeva bene Luciano Benjamín Menéndez, capo del III Corpo d’armata dell’esercito che si auto-incaricò della «riorganizzazione nazionale» durante il colpo di Stato che in spagnolo tutti chiamano Guerra Sucia (guerra sporca) e che durò dal 1976 al 1983 sotto il comando dei golpisti, comandati prima da Jorge Rafael Videla e poi da Roberto Eduardo Viola, Leopoldo Galtieri e Reynaldo Bignone.

Sapeva quel che faceva Luciano Benjamin Menendez: ordinò subito roghi collettivi di libri, fra i quali Proust, Garcia Márquez, Cortázar, Neruda, Vargas Llosa, Saint-Exupéry, Galeano… Lo spiegò: «con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri, opuscoli, riviste… perché con questo materiale non si ingannino i nostri figli». E aggiunse: «Nello stesso modo in cui distruggemmo con il fuoco la documentazione perniciosa che influisce sull’intelletto e sulla nostra cristianità, saranno distrutti i nemici dell’anima argentina» (così su «Diario La Opinion» del 30 aprile 1976). E infatti decine di migliaia di persone furono arrestate, torturate e segretamente uccise dai militari. Fra i 30mila desaparecidos, vorrei ricordare anche scrittori, giornalisti, musicisti; scomparve per sempre anche Hector German Oesterheld, il grande sceneggiatore di fumetti, autore fra l’altro di «L’eternauta».

Luciano Benjamin Menendez prestò servizio dal 1975 al 1979 nella città di Córdoba dove si trovava “La Perla”, uno dei più grandi centri di detenzione clandestina, dove transitarono circa 2.200 sequestrati. Era spesso presente torture e alle uccisioni. Dopo avere beneficiato dell’indulto, fu rinviato a giudizio nel 2008 per il rapimento e l’omicidio di quattro militanti del Partido Revolucionario de los Trabajadores e venne condannato all’ergastolo l’11 dicembre 2009.

Sulle sue mani, la cenere di tanti libri e il sangue di troppe persone.

(*) SCOR-DATE E OGGI ANCHE JAZZ

Ricordo – a chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Oggi la scelta è caduta su uno dei tanti “fuochi” di libri che – nelle dittature o sotto gli integralismi religiosi – accompagnano i roghi di esseri umani. Proprio «Memorie del fuoco» (in italiano pubblicate in 3 volumi) si intitola lo straordinario lavoro di recupero, fatto da Eduardo Galeano, di una parte dei saperi, delle storie e dei libri bruciati in America Latina prima dai conquistadores e dalle gerarchie religiose, poi da militari e dittature. Per una sorta di contrappasso l’Unesco ha decretato che proprio il 30 aprile sia la «giornata internazionale del jazz» e dunque la piccola redazione di codesto blog vi invita oggi a scoprire (o riascoltare) un po’ di questa musica – simbolicamente al rogo anch’essa per decenni – dalle sue radici blues a Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane fino all’oggi.

Tornando alle «scor-date»: molte sono le firme (forse non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi ovviamente gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di dare una mano – ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “fatta a pezzi” dai poteri di turno. (db)

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