Scor-data: 29 giugno 1989

Fortebraccio muore,

di Francesco Masala (*)

c’è chi compra un quotidiano  per leggere il corsivo di Robecchi, c’è chi de “Il Manifesto” per prima cosa leggeva il “pensierino” di Jena, c’è chi negli anni ’70 dell’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci (lasciato morire, il quotidiano, intendo, con una lunga agonia, forse si vergognavano del fondatore), dicevo, dell’Unità, per prima cosa leggeva il pezzo di Fortebraccio.

fra i bersagli privilegiati c’erano gli avversari politici del PCI, democristiani e socialisti, senza dimenticare il PSDI, inesauribile fonte di gag satiriche.

 

 

…Dopo la sua adesione al Partito Comunista Italiano fu eletto di nuovo deputato, nella IV Legislatura (16 maggio 1963 – 4 giugno 1968) nel collegio di Milano[2]. Direttore di Paese Sera dal 1956 al 1963, successivamente lavorò presso l’Unità, scrivendo corsivi in prima pagina dal 12 dicembre 1967 fino al 1982 con lo pseudonimo di Fortebraccio (riferibile all’omonimo personaggio dell’Amleto di Shakespeare, anche se taluni lo considerano un ironico omaggio a Braccio da Montone, detto Fortebraccio, un capitano di ventura dell’Umbria medievale)…

da qui

 

Una battuta di Fortebraccio rivolta a Giuseppe Saragat e ai socialdemocratici: “Costoro non edificherebbero il socialismo neppure col Lego. Essi sono sorti, e prosperano, con un solo scopo: assicurare e proteggere le digestioni laboriose ma felici dei ricchi, come appare chiaro dalla faccia dell’on. Saragat, diger-selz”.

 

La sua penna pungente, colta, mai volgare, si rivolgeva preferibilmente verso i politici democristiani (ma spesso era signorilmente benevolo nei confronti dei suoi ex amici) e soprattutto verso i socialdemocratici, di cui svelava con micidiale raffinatezza miserie e arroganza; ma era la volgarità del potere il suo bersaglio ideale: lor signori erano quotidianamente messi in ridicolo in un modo che fu esempio per tantissimi giornalisti.

Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, Forlani non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello.”

Tanassi, un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa.”
Quando Cariglia scompare, succede immancabilmente che nessuno se ne accorge.”
Arrivò davanti a Montecitorio un’auto blu vuota. Ne scese il ministro Nicolazzi.”
Saragat è sempre lambrusco di modi.” 
Se il PSDI fosse un film, si chiamerebbe Per un pugno di dollari“.

Si definiva un giornalista per le élites: “scrivo per i metalmeccanici.”

da qui

 

La trovata

Quando il senatore Fanfani parla, e specialmente quando si rivolge ai giornalisti, non riuscite mai a capire se stia dettando un compito ai bambini della terza elementare o se reciti le parole di una epigrafe dedicata ai posteri. Lento e fatale, sono singolarmente suggestive le sue pause turgide di destino, durante le quali gli ascoltatori pensano intimiditi: «Adesso sta per dire eziandio», e si rallegrano in cuor loro per la sorte che li ha prescelti ad assistere a tanto evento, col solo rammarico di non avere portato le famiglie, cui sarà stata così sottratta una occasione forse unica, di entrare nella storia.
Certo, questo è un modo, forse non inabile, per fare apparire gravi le cose futili, e meditate quelle frivole, come la trovata di fare entrare in un eventuale governo a quattro i segretari dei partiti del centro sinistra in persona, a garanzia che le giunte verranno formate conformi al centro.
Si tratta di una pensata puerile, e in fondo, francamente irriguardosa, perché fondata sul presupposto che i cittadini dei comuni, delle province e delle regioni trascurino e addirittura rifiutino la spinta che muove dai loro interessi ideali e concreti per la ragione, figuratevi, che il segretario del loro partito è diventato ministro. «Noi vorremmo – pensa il senatore Fanfani che dicano i socialisti del comune X o della regione Y – costituire qui una amministrazione di sinistra. Sarebbe necessaria, utile, urgente, popolare, sentita. Ma abbiamo De Martino al governo: possiamo dare un dispiacere a Sua Eccellenza?».
A questi espedienti da minorati, sono ormai ridotti gli uomini del centro sinistra, avendo, manco a dirlo, un «Corriere della Sera» alle spalle che li approva. Ieri infatti Alberto Sensini, conte del Verano, lodava sul giornale lombardo, con mesto entusiasmo, la pensata fanfaniana, che è anche capace di avere successo. In questo caso sentireste Fanfani come lo annuncerebbe. Forse, avvicinandosi al microfono, lascerebbe capire che, modestamente, quaranta secoli lo guardano. Questo è vero: lo guardano e ridono.
Da «l’Unità» del 19 marzo 1970

da qui

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info .

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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