Scor-data: 3 aprile 1955

La American Civil Liberties Union annuncia che difenderà Allen Ginsberg, accusato di oscenità per il poema «Urlo».

di d. b. (*)

«Premesso che non debbo parlare dell’autorità, né della religione, né della politica, della morale, né di gente con qualche carica, né di classi con qualche reputazione, né dell’opera, né di altri spettacoli, né di persone che tengano a qualcosa, posso stampare tutto liberamente, sotto la direzione però, è ovvio, di due o tre censori». Così nel 1700 Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais che, tempo fa, io qui in blog ho erroneamente citato (e “tagato” cioè messo nei Tag) – ah la memoria traditrice e la fretta – come Georges. Magari pensavo a Georges Brassens (un paio di secoli dopo ma francese anche lui, almeno il Paese l’ho azzeccato). Beaumarchiais è ricordato quasi solo per «Le nozze di Figaro»; in realtà fu un feroce “polemista” come dimostra la frase appena citata.

Sempre «premesso» che bisogna tacere le cose davvero importanti (a esempio le quotidiane rapine di una classe sull’altra o i delitti “di Stato”) come ai tempi di Beaumarchais i censori ci sono ancora – magari mascherati da “mercato” – anche qui nel “libero” Occidente. Sono idioti naturalmente ma pericolosi. Per esempio il poeta Allen Ginsberg ebbe un sacco di guai – e in galera finì, sia pure per poco – negli anni ’50 dello scorso secolo per aver scritto «Urlo» che iniziava così: «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi all’alba per strade di negri in cerca di una siringata rabbiosa di droga, hipster aureolati bramare l’antico contatto paradisiaco con la dinamo stellata nel macchinario della notte».

Pensate quanto può essere idiota un censore che ritiene “incitamento all’uso delle droghe” (fra l’altro) un poema che inizia parlando delle «menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia». Ma probabilmente di quei versi – letti in molte esibizioni pubbliche – l’unica cosa che capirono i censori era che si usavano parole “volgari”, si alludeva a sesso esplicito e non conforme al matrimonio, al dogma della eterosessualità, alla «posizione del missionario». Soprattutto un verso – traducibile così: «che si lasciarono fottere in culo da santi motociclisti, e strillarono di gioia» – non piacque a chi trovava invece dotata di “santità” ogni arma, persino l’atomica (la “nostra” ovviamente mentre diabolica era la bomba H del “nemico”).

In quegli anni orribili fu dunque importante che la American Civil Liberties Union difendesse Ginsberg, all’epoca conosciuto da pochi e non ancora nelle librerie (solo l’anno dopo si fece convincere a pubblicare «Urlo» che poi subì vari sequestri e nuove denunce). La stupidità dei censori è confermata dal fatto che persero il processo ma soprattutto dalla pubblicità “gratuita” fatta a Ginsberg: di «Urlo» e del movimento “beat” inevitabilmente parlarono i media… magari malissimo ma così facendo incoraggiarono molte persone – le quali prima non avevano sentito nominare Ginsberg – a leggere il libro e a farsi una propria idea… ciò che i censori più dovrebbero temere.

Se mi è consentito aggiungere un ricordo privato piccino-picciò, qualche anno dopo anche io (senza nulla sapere dell’American Civil Liberties Union ma avendo appena letto la traduzione italiana di «Urlo») difesi Ginsberg. Andò così: ero andato al festival di Spoleto e lì, fra l’altro, lo avevo ascoltato leggere alcuni versi, accompagnandosi – mi pare – con cimbali tibetani. Non ricordo bene cosa Ginsberg disse (in inglese?) quel giorno, fatto sta che la solerte polizia italiana lo arrestò. Io ero subito tornato a Roma e decisi che lì avrei fatto la mia parte: con il mio amico Luigino Scricciolo (di lui ho parlato qualche giorno fa in blog) scrivemmo il nostro primo “cartello” – qualcosa tipo “Liberate Ginsberg” – e da piazza San Silvestro (mi pare) andammo verso piazza di Spagna, visto che lì fra turisti e “capelloni” era probabile che di Ginsberg si sapesse. Quasi subito (ripeto il precedente «mi pare» perché davvero la memoria tradisce spesso) la polizia ci fermò e ci trattenne qualche ora al commissariato: né io né Luigino né loro potevamo immaginare che pochi mesi dopo ben altri cortei avrebbero sconvolto Roma. Era infatti il 1967. E a proposito di ricordi ingannevoli – persino quelli che ci riguardano così da vicino – se non avessi controllato la data, avrei detto che io e Luigino avevamo 16 anni o 17; essendo invece il 1967, eravamo grandicelli cioè viaggiavamo verso i 19.

Allora ieri come oggi viva i poeti e le poetesse soprattutto se  – in qualunque parte del mondo – invitano i militari a farsi fottere «con la loro bomba atomica».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 3 aprile avevo ipotizzato: 1312: soppressi i Templari; 1877: rivolta di San Lupo con Cafiero e Malatesta; 1948: «piano Marshall»; 1976: 40mila italiane in piazza per legalizzare l’aborto; 1986: tre arresti per la strage del “vino al metanolo”; 1991: muore Jean Goss; 1999: aerei Nato bombardano Belgrado; 2002: attacco di Israele su Jenin; 2011: «marcia delle puttane» in 70 città. E chissà, a cercare un poco, quante altre «scor-date» salterebbero fuori su ogni giorno.

Molte le firme (forse non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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