Scor-data: 30 aprile 1977

Argentina: le Madres de la Plaza de Mayo scendono in piazza per la prima volta

di David Lifodi (*)    Il 30 aprile 1977, alle quattro del pomeriggio, quattordici donne scesero in piazza in un’Argentina terrorizzata dalla dittatura militare e sfilarono, da sole, nella immensa Plaza de Mayo: reclamavano verità e giustizia per i propri figli, inghiottiti nei centri di detenzione messi in piedi dalla giunta che poco più di un anno prima si era installata alla Casa Rosada. Le Madres de la Plaza de Mayo nacquero in quella giornata, dopo l’ennesimo giro infruttuoso compiuto per i commissariati di Buenos Aires a chiedere informazioni sui loro figli.

Da allora le Madres non hanno mai smesso di lottare, non solo continuando tuttora a manifestare ogni giovedì nella Plaza de Mayo, ma trasformandosi in vere e proprie militanti della giustizia sociale. Le Madres hanno partecipato attivamente ai cacerolazos durante il default economico all’inizio del nuovo secolo, sono presenti alle assemblee dei piqueteros, appoggiano le resistenze dei movimenti urbani e delle donne, e ovviamente continuano la loro opera di salvaguardia della memoria: testimoniano ai processi contro i militari ta processo, cercano di recuperare l’identità di quei figli che all’epoca della dittatura furono affidati a famiglie simpatizzanti del regime e strappati dai loro genitori naturali fin da quando erano neonati. La partecipazione delle Madres a tutte le mobilitazioni sociali è un modo per recuperare la lotta dei loro figli: per questo lavorano con i ragazzi di strada, aderiscono a iniziative pacifiste internazionali (ad esempio quella congiunta delle donne palestinesi e israeliane), si occupano di diritti umani, non si perdono mai gli escraches. Gli escraches (termine gergale traducibile come “sputtanamento”) consistono in azioni di denuncia pubblica dei responsabili del terrorismo di stato: si individua la casa del militare, vengono fornite agli abitanti del quartiere le notizie sui crimini da lui commessi, infine la sua abitazione viene dipinta di vernice rossa e l’elenco delle sue malefatte viene letto pubblicamente.  Il 30 aprile 1977 non era un giovedì, ma un sabato. L’obiettivo era quello di manifestare avvicinandosi agli uffici del Ministero dell’Interno, dove già le Madres si incontravano alla disperata ricerca dei loro figli. In precedenza, avevano parlato con il sacerdote Emilio Graselli nella sede della cappella Stella Maris, dove si trovava il vicariato di Buenos Aires: lì il sacerdote fingeva di preoccuparsi della sorte dei desaparecidos. Il loro tentativo, quello di costringere il generale Videla a riceverle, andò a vuoto:  gli uffici del ministero di sabato erano chiusi, e comunque lo stesso  Videla e altri alti papaveri del regime, in più di una circostanza si rifiutarono di riceverle. Fu allora che Azucena Villaflor, fondatrice delle Madres, propose di manifestare in Plaza de Mayo, tradizionale luogo di ritrovo del popolo argentino. Individualmente, sottolineò Azucena Villaflor, non avrebbero ottenuto niente, ma unendosi e manifestando in Plaza de Mayo avrebbero sollevato l’attenzione su di loro. Nessuno le rivolgeva la parola: non lo facevano al Ministero dell’Interno, tantomeno i corpi delle Forze Armate e larga parte della stessa Chiesa argentina si rifiutò di avere con loro qualsiasi forma di contatto. Nora Cortiñas, dirigente delle Madres de la Plaza de Mayo Linea Fundadora, ricorda che nel dicembre 1979 si recò in Vaticano, insieme ad altre Madres, per incontrare Giovanni Paolo II: l’appuntamento con il Papa fu cancellato dopo che il nunzio apostolico Pio Laghi (noto per aver giocato a tennis con i gorilla della giunta militare) le aveva presentate come “comuniste”. Le Madres videro il Papa solo al momento in cui fece il suo ingresso nella basilica di San Pietro: una di loro, María del Rosario Cerruti, riuscì  a porgli di fronte la foto di una sua cugina desaparecida, ma Giovanni Paolo II non la toccò neppure.  La scelta di manifestare intorno all’obelisco di Plaza de Mayo ogni giovedì derivò dalla proposta di una della Madres, che sottolineò come il venerdì fosse el día de brujas, il giorno delle streghe, e di conseguenza portatore di malasorte, mentre il sabato difficilmente sarebbero state notate perché la piazza era vuota. Inoltre, la sfilata intorno alla Pirámide Mayo, l’obelisco che si trova nella piazza, fu dettata dall’impossibilità di svolgere un presidio stanziale: la polizia impediva assembramenti con più di due persone, per questo ordinò loro di “circolare”. La dittatura non stette a guardare: non solo le bollò come las locas de Plaza de Mayo, “le pazze”, ma passò ben presto al contrattacco. Del resto la repressione in Argentina era cominciata almeno due anni prima del colpo di stato del 24 marzo 1976. Fu infatti sotto il governo di Isabelita Perón, alla guida del paese dal 1 luglio 1974, che cominciarono ad imperversare gli squadroni della morte e nacque la Tripla A, l’Alleanza Anticomunista Argentina. La caccia alle streghe cominciò già allora: i grupos de tareas, vere e proprie formazioni paramilitari legalizzate composte da civili e poliziotti, cominciarono ad arrestare e assassinare gli oppositori politici già allora. Azucena Villaflor fu desaparecida il 10 dicembre 1977, per ironia della sorte proprio nella giornata in cui ricorre la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.  Esther Ballestrino de Careaga e María Eugenia Ponce de Blanco, altre due Madres che sfilarono fin dalle prime volte in Plaza de Mayo, furono desaparecidas due giorni prima, l’8 dicembre 1977, grazie all’opera di delazione di Alfredo Astiz, l’aneglo biondo, infiltratosi tra le Madres sotto il nome di copertura Gustavo Niño. La prima era una chimica paraguayana in fuga dal regime militare del suo paese, la seconda lavorava con le comunità di base nella chiesa bonaerense di Santa Cruz. L’Argentina arrivò ad avere almeno 368 campi di concentramento, nonostante i militari abbiamo negato, finché hanno potuto, la loro esistenza: la parola desaparecido non era utilizzata dai quotidiani, e nemmeno figurava in qualsiasi mezzo di comunicazione. Eppure, le quattordici Madres del 30 aprile 1977 continuarono a crescere: ogni giovedì sfilavano almeno in quattrocento, accompagnate in seguito dai mariti, dai fratelli, e da tutti i familiari che volevano avere notizie sui loro cari. In un secondo momento, per riconoscersi, le Madres cominciarono ad utilizzare il pañuelo bianco, un fazzoletto bianco fatto con il materiale utilizzato per i pannolini dei neonati che si trasformerà nel loro simbolo.  Le Madres provenivano da differenti settori sociali, ma le univa la ricerca comune dei figli desaparecidos, tanto che proseguirono le loro attività, ad esempio il lavoro di alfabetizzazione nelle villas miserias, ritenuto sovversivo dalla dittatura. Nel 2005 furono identificati tre cadaveri senza nome sulla costa atlantica della Provincia di Buenos Aires: si trattava dei corpi di Esther Ballestrino de Careaga, María Eugenia Ponce de Blanco e Azucena Villaflor.

La storia delle Madres de Plaza de Mayo probabilmente non sarebbe mai iniziata se il 30 aprile 1977 quattordici di loro non avessero deciso di manifestare per la prima volta, per questo mi sembra giusto ricordarle una per una: Azucena Villaflor, María Adela Gard de Antokoletz, Cándida Gard, Julia Gard, Mercedes Gard, Pepa Noia, Haydée Castelió de García Buela, Mirta Acuña de Baravalle, Beatriz Aicardi de Neuhus, Raquel Arcushin, Raquel Radio de Marizcurrena, Delicia González e una donna che non volle fornire il suo nome. Questo è un omaggio al loro coraggio e alla loro resistenza.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Sul 30 aprile nel mio archivio avevo fatto, fra l’altro, queste ipotesi: 1857: nasce Eugen Bleuler; 1906: nasce Duccio Galimberti; 145: i servizi Usa si fanno consegnare Junio Valerio Borghese dai partigiani; 1948: il cardinal Ruffini scrive a Scelba di metter «fuori legge» i comunisti; 1950: i carabinieri a Celano uccidono tre contadini; 1951: l’Iran nazionalizza il petrolio; 1970: Nixon annuncia che gli Usa entrano in Cambogia; 1975: i vietcong a Saigon; 1976: i fascisti ammazzano Gaetano Amoroso; 1982: ucciso Pio La Torre; 1993: Craxi preso a monetine per strada; 1994: farsa alle Nazioni Unite sul genocidio in Rwanda; 2008: ucciso dai fascisti Nicola Tommasoli. E chissà a ben cercare quante altre «scor-date» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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