Scor-data: 4 novembre 1998

Joyce Lussu, mille frutti e colori diversi

di Daniela Pia (*)   

Joyce Lussu da «L’utopia»

Noi tutti così diversi,
noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere
arbusti cespugli e boccioli
sparsi qua e là,
un giorno o l’altro ci daranno
fiori e frutti
per tutti
di mille forme e di mille colori.
Li raccoglieremo con grandi feste
in mazzi e ceste,
li appenderemo nei recinti
di etnie e di nazionalismi
artificiali
al posto delle armi micidiali
così care ai militari,
al posto di fasci di tratte e di cambiali,
così care agli usurai,
al posto di veleni globalizzati
che ci vendono ai supermercati
sostituendo alle chiusure
cancelli senza serrature.

Joyce Lussu fu viaggiatrice, donna che seppe volgere il suo sguardo al mondo, per diventare testimone di una storia “altra”, nella quale l’Utopia era l’approdo verso cui tendere.

Laureatasi in lettere alla Sorbona, conobbe certamente sollecitazioni cariche di idealità in una Francia che appena conosceva il nazismo. A Marsiglia, assieme a quello che diverrà il suo compagno per la vita, Emilio, coordinò l’imbarco dei rifugiati antifascisti verso gli Usa. In Inghilterra frequentò per 3 mesi un corso di addestramento per commandos e in Francia si impegnò nell’attività clandestina. Nel marzo 1943 fu fermata dalla Gestapo ma grazie alla sua conoscenza del tedesco, perfezionato in lunghi soggiorni in Germania, riuscì a farsi rilasciare. In Italia partecipò alla Resistenza romana e attraversò più volte le linee del Fronte. Fu decorata al valore militare per «aver assolto missioni di estrema delicatezza e importanza, irraggiando intorno alla sua mirabile attività un alone di leggenda».

Si spinse sino in Africa con il preciso intento di raccontare le aberrazioni del colonialismo e dell’imperialismo, fu testimone dell’ingiustizia e dei soprusi cui i popoli africani sottostavano da tempo.

Attivista del movimento mondiale della pace, girò i continenti e conobbe figure rivoluzionarie di grande carisma quali Agostinho Nieto, Jolai Talabani e Mustafà Barzani: uomini capaci di lottare per il loro popolo spendendo la vita in difesa delle istanze di giustizia e libertà a lei tanto care. Conobbe il poeta curdo Nazim Hikmet, di cui curò le traduzioni e, sempre attraverso le sue traduzioni, fece conoscere i poeti di diverse parti del mondo, quelli trascurati e alternativi alla cultura ufficiale.

Da donna sensibile e attenta scrisse di donne e divenne promotrice dell’Udi (Unione delle donne italiane) dove si spese affinché le donne fossero protagoniste alla pari anche in politica. Il suo libro «Donne come te», uno dei primi testi italiani sul movimento femminile: nel 1947 fu un vero e proprio caso letterario che nel 1948 la portò nella direzione del Psi come responsabile nazionale della sezione femminile.

Testimone preziosa e singolare del “secolo breve” era convinta del valore unico e irripetibile dell’educazione e della formazione cui è chiamata l’istruzione. Proprio per questo si prodigò nelle scuole, viaggiando per l’Italia, animando numerosissimi incontri di storia, poesia e progetti sociali che lasciarono, in coloro che la conobbero – ma soprattutto nei giovani che lei definiva “il futuro vivente” – un ricordo indelebile per la forza delle sue parole.

La Sardegna fu la sua patria d’ adozione e dall’isola viaggiò avanti e indietro nei decenni del secondo Novecento, lo fece da compagna di vita e di vite. Giunse al termine del suo viaggiare il 4 novembre 1998 a Roma, a 86 anni, ribelle come aveva vissuto, «con una sigaretta postale fra le mani al posto del rosario».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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