Scor-date: dal 16 gennaio 1968 a oggi

Il terremoto del Belice e l’infinito dopo (*)

di Remo Agnoletto

Dalle 13.29 di domenica 14 gennaio 1968 alle 23.20 di lunedì 15, sedici violente scosse di terremoto distruggono gran parte della valle del Belice, un triangolo fra Palermo, Marsala e Agrigento. I paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta sono rasi al suolo, cancellati. Gravemente danneggiati Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena. I morti si contano a centinaia: 133 a Gibellina, 122 a Montevago, decine e decine altrove per un totale di 351 vittime.

Gli sfollati superano i centomila: per quattro, cinque giorni a migliaia si aggirano fra le macerie alla ricerca di congiunti dispersi e per salvare qualcosa rimasto indenne nello scempio. Le cronache degli inviati nelle zone terremotate sono strazianti. Vi sono casi di gente estratta viva dalle macerie dopo quattro giorni.

Il dramma della Sicilia commuove tutta la comunità. Aiuti e soccorritori arrivano da ogni parte d’Italia e d’Europa. Sono soprattutto giovani e, di nuovo, subito chiamati «gli angeli delle macerie».

Il 20 gennaio, in una confusione indescrivibile fra uomini e mezzi inviati per i soccorsi senza alcun coordinamento, la valle del Belice viene investita da una pioggia torrenziale, la temperatura scende drasticamente e il fango finisce l’opera di distruzione. Numerosi accampamenti e tendopoli, approntate dall’Esercito vengono spazzate via dalla furia del vento. Da questa situazione inizia un vero e proprio esodo: in ventimila sono già emigrati e la mafia compra terra e bestiame a pochi soldi. Ma non saranno solo i mafiosi a macchiarsi di sciacallaggio.

Per agevolare l’opera di sgombero delle zone disastrate, il governo delibera che chiunque volesse lasciare la Sicilia per altre zone del Paese, poteva viaggiare gratis. All’improvviso, in mezzo al dramma umano dei cittadini siciliani, al dolore di chi ha visto morire i propri congiunti, la classe politica trova il modo per immiserire anche un piccolo gesto di solidarietà: Così, con un viaggio gratis – scrive «L’Unità», cioè l’organo nazionale del Pci – i sinistrati stessi ora se ne vanno ‘cacciati’ dalla disperazione e dalla gelida furbizia di chi offre il biglietto perché si tolgano dai piedi e non se ne parli più. Immediata la replica: «E’ un commento ignobile – risponde il ministro dei Trasporti, Oscar Luigi Scalfaro – mi sono sentito rivoltare lo stomaco. Possibile che per i comunisti non c’è nulla da rispettare? Possibile che anche le sciagure di questo popolo martoriato dal terremoto debba essere motivo di speculazione? Ci sono molti modi per fare gli avvoltoi, ma questo è forse il peggiore e non poteva che avere il marchio comunista».

L’episodio non vuole mettere in evidenza gli errori degli uni o i meriti degli altri ma intende dimostrare, ancora una volta, quanto fosse profonda la spaccatura fra il Paese reale e il mondo politico.

Però a oggi quel terremoto sta durando 45 anni e solo in pochi se ne accorgono. Un sisma che attraversa un remoto spicchio di Sicilia, che ha raso al suolo speranze ed aspettative dei suoi abitanti. Un terremoto martoriato dal tempo e dalla dimenticanza, in cui ogni ferita è ancora sanguinante.

Mentre sugli schermi delle televisioni sono scorse le immagini del lutto dell’Emilia, i servizi dei telegiornali hanno raccontato i terremoti che hanno messo in ginocchio l’Italia nell’ultimo secolo: Messina e Reggio Calabria, Friuli, Irpinia, Umbria e Marche, Abruzzo, ma il Belice non si è sentito. Scompare dalla memoria, come conoscente sgradito di cui non si ricorda il nome. Eppure tutti quei morti avevano un loro nome.

Oggi la Valle del Belice aspetta ancora dallo Stato 150 milioni di euro da destinare alla ricostruzione dell’edilizia pubblica e 300 milioni per quella privata. Sono sull’orlo del fallimento molto imprese con relativi indotti indebitate dalla garanzia dei fondi, da parte dello Stato, in quanto dopo aver anticipato le relative somme per la ricostruzione queste non sono mai arrivate.

Fra una promessa e l’altra tutto il resto è desolante abbandono. A poco è servito il documento conclusivo della Commissione bicamerale sul Belice del lontano 1996 in cui si evidenziava «la certezza che le popolazioni interessate dal sisma del 1968 sono state vittime di insipienza e malgoverno» ritenendo che «l’intero Paese ha, nei confronti del Belice, un debito morale che deve essere colmato al più presto».

Basterebbe fare un giro in quel territorio, ancora martoriato, per trovarsi faccia a faccia con un terremoto infinito: case nuove, senza acqua, luce e gas; strade non asfaltate e ancora da bonificare; ruderi da abbattere e transennati da chissà quanto tempo…

(*) QUESTA RUBRICA

Dall’11 gennaio ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog – a mezzanotte e un minuto – una «scordata» 24 ore in anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende un post dedicato alla memoria di una persona, di un’opera o di un evento che – per il “quieto vivere” dell’ideologia dominante – di solito viene dimenticata (o distorta) oppure che, per ignoranza o altro, resta comunque sconosciuta ai più. Capiterà anche – meno spesso – che si parli di personaggi o eventi notissimi ma per… offrire un altro punto di vista: in polemica dunque con le commemorazioni mutilate, omissive e rimossive, bugiarde, di parte e/o di genere e/o di classe e/o di razza e/o del normodotati-centrismo. Se qualcuna/o vuole aiutare Daniele e gli altri-le altre nell’impresa può prendere contatto su <pkdick@fastmail.it> : sono graditi i “pezzi” – che vengono rigorosamente pagati in zeuri, una moneta immaginaria – ma anche suggerimenti e critiche. Come vedrete le firme saranno varie (i post siglati dbovviamente sono miei) e molto diversi gli stili e le scelte. A volte ne troverete di brevissimi: magari solo una breve citazione, un disegno o una foto.

In che ambito «scor-date»? Di genere molto vario. Per esempio oggi sulla data 16 gennaio – il giorno dopo dell’infinito terremoto – se non avessi avuto questo bel pezzo di Remo Agnoletto, nel mio (caotico) archivio avrei potuto scegliere di lavorare (o di chiedere) su una di queste: nel 1045 muore Ariberto da Intimano; nel 1605 prima ediz del «Don Quixote»; nel 1894 i moti della Lunigiana; nel 1901 muore Arnold Bocklin; nel 1920 inizia il proibizionismo; nel 1945 viene ucciso «il gobbo del Quarticciolo»; nel 1954 medaglia d’oro al torturatore Gaetano Collotti; nel 1959 «Nature» lancia i feromoni, neologismo di successo; nel 1969 Jan Palach si dà fuoco; nel 1989 Miami in rivolta; nel 2009 muore Becky Behar. Ma chissà quante altre ce ne sono a saper cercare.

Aggiungo solo che se il Belice è sparito – come Remo Agnoletto spiega benissimo – persino dall’elenco “ufficiale” dei terremoti, in codesto blog se ne è parlato spesso: segnalo Terremoti, ministri, intuizioni pericolose ma anche i pezzi di Romano Mazzon e altri (se su «ricerca» digitate «Belice» vi escono tutti). A domani. (db)

 

Remo Agnoletto

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