Smaltimento di rumenta e rifiuti tossici: una…

… situazione sempre più grave

di Salvatore Palidda

 Il problema della rumenta (munnizza, se preferite) è emblematico di un sistema sociale in cui sui dominati si scarica appunto l’immondezza sin da quando esiste il dominio di pochi sui molti. Mia madre ricorda i munnizzari nel 1933 quando arrivò nel mio paese di nascita e anch’io me ne ricordo così come oggi agli angoli delle strade in tante zone d’Italia.

Lo sviluppo del consumismo ha esasperato il problema. La grande distribuzione se ne fotte anzi lucra proprio sull’imballaggio oltre che sui prodotti spesso tossici. Così ci avvelenano due volte: con i diserbanti e pesticidi nei prodotti e con la plastica che poi per smaltirla produce diossina o finisce in filamenti micriscopici nel pesce e nelle carni che mangiamo. Ma nessuno ha previsto una legge che faccia pagare alla grande distribuzione e alle grandi firme i costi del risanamaento che sarebbe indispensabile eliminando anche gli imballaggi di plastica.

Ovviamente tutto ciò non esisterebbe se ci fossero cooperative di produttori e consumatori che quindi consumano i prodotti dei loro amici…

Adesso la gestione della munnizza è diventato il business del XXI° secolo su scala locale, nazionale e mondiale. Si pensi a quanta immondezza i Paesi ricchi scaricano in quelli poveri. La quantità di discariche fra le quali spiccano quelle tossiche è spaventosa. Il neocolonialismo trionfa più che mai.

A Palermo come in altre città (anche in quelle che appaiono pulite) c’è innanzitutto la speculazione sulla munnizza da parte di chi poi – magari in “emergenza” – deve smaltirne enormi quantità e quindi si fa pagare salato. Ormai ci sono aziende gigantesche che fanno profitto così. Prendete lo smaltimento dei rifiuti a Parigi: lo fa la grande impresa di Balloré, uno dei nuovi miliardari francesi che presta tale attività in quasi tutte le città francesi (oltre ad occuparsi di altri servizi). Ci sono fabbriche che fanno la selezione dei rifiuti e guarda caso sono lavoratori immigrati che con le loro mani scartano…

Su questo gli ambientalisti non hanno saputo fare granchè di efficace. Forse la prima cosa da fare è rivendicare non solo l’abolizione della plastica e degli imballaggi ma la messa al bando della grande distribuzione.

Occorre una gigantesca bonifica delle aree inquinate da rifiuti tossici, perclato e anche rifiuti “normali”. Questo potrebbe creare decine di migliaia di posti di lavoro: è un problema di tutta l’Europa e in particolare dell’Italia.

Occorre poi promuovere cooperative di produttori e consumatori e quindi il vero «km zero». Ma per questo è indispensabile la dinamica delle cerchie sociali cioè della convivialità per creare GAS e poi cooperative che escludano il profitto e il mercato.

NELL’IMMAGINE una delle tante opere d’arte “di strada” fatte solo di rifiuti

Redazione
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