Socrate contro Trasimaco, ovvero Darwin contro i “berluscoidi” ?

 di Giorgio Chelidonio (*)

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Trasimaco, chi era costui? Ammetto: gli oltre 40 anni di letture e ricerche paletnologiche non hanno minimamente colmato le mie abissali lacune filosofiche. Ma proprio la percezione di queste carenze mi hanno spinto ieri a trascurare i miei amati Neanderthal per partecipare a una conferenza con un simile titolo. Per dirla tutta anche il sottotitolo ha influito in una mia scelta così insolita: «Una riflessione sui fondamenti della politica occidentale».
Esiste una “politica occidentale” ? A me risultava che, complice la globalizzazione dilagante, esistesse ormai solo il “pensiero unico”, pur diversamente coniugato a seconda delle convenienze più o meno immediate oppure dei mega-contorcimenti sociali che attanagliano l’umanità negli ultimi 30 anni.
Può essere che “tre decenni” siano una misura politica ciclica? Cioè, se il 9.11 scorso si è celebrato il 30° anniversario della caduta del “muro” di Berlino (per circa 30 anni il muro-simbolo che divideva la politica fra est e ovest) quanti altri muri sta erigendo la “politica occidentale”? Da quello Messico/USA agli altri muri minori fra Bulgaria-Turchia-Grecia e Ungheria-Croazia-Slovenia eccetera. Per la verità, la mia memoria si spinge a quasi 10 anni prima, forse agganciandosi al 1980 polacco e ai riflessi che ebbe sulla mia micro-storia di micro-sindacalista: ricordo che in una riunione mentre molti inneggiavano alla caduta delle ideologie un collega
liberal commentò «Forse ci potremo sentire più liberi. Speriamo che con le ideologie non svaniscano anche le utopie». Questa frase mi restò impressa come commento profetico: già l’anno seguente si inaugurava “l’edonismo reaganiano”, instillando il consumismo come pensiero dominante. A completare l’opera, già dal 1979 albeggiava il “tatcherismo”: non bisognava essere raffinati analisti socio-politici per capire che si trattava di una riedizione del “darwinismo sociale” anglo-americano di fine XIX secolo. Pochi anni dopo, Enzo Jannacci in un suo spettacolo (1986) commentava – cito a memoria – che «di rosso è rimasta solo la mia giacca».
Insomma le macerie del “muro” avevano sepolto anche l’utopia. «Siamo tutti una massa di individualisti» fece eco negli anni ’90 un mega-manifesto che pubblicizzava jeans: gli “ismi” ideologici sembravano spariti mentre, in realtà, ne restava uno solo cioè “l’individualismo di massa”, una mostruosità evolutiva oggi incarnata in Cina, da 1,4 miliardi di capital-comunisti. Insomma, a est come a ovest, liberismo e collettivismo si stavano fondendo, in modo sempre più indistinguibile, passando dalla “guerra per bande” al “corpo a corpo” socio-individuale.
Cosa c’entra con Trasimaco e Socrate, vissuti nell’Atene di 25 secoli fa? Questa città, che i libri scolastici ci additano come la culla della democrazia occidentale, contava allora 500.000 abitanti di cui 300.000 erano schiavi! «
Democrazia imperialista» la intitolò, nel 2008, un bell’articolo di Luciano Canfora, sottotitolando «Potere del clan, demagogia e guerre di conquista». Tornando al tema centrale, di Socrate più o meno abbiamo tutti un’idea, ma di Trasimaco? Probabilmente se non lo avesse citato Platone nella sua opera filosofica «La Repubblica» sarebbe scomparso rapidamente nell’oblio dei tempi. Leggo che fosse un sofista (ieri sera il professor Vegetti lo inquadrava, con dotta semplificazione, come avvocato) una parola che mi ha fatto sobbalzare perché… quand’ero bambino mio nonno materno mi additava proprio con questa parola, intendendo però che avessi sempre da ridire e su troppe cose.
Ma se la relazione del professor Vegetti ha chiarito il tema di quell’antica discussione, anche agli ipodotati di scienza filosofica come me, l’altro relatore sembrava voler trasfigurare il pensiero attribuito a Trasimaco da Platone banalizzandolo in un “fin che la barca va lasciala andare”, tipico dei politicanti italioti di lungo corso: la giustizia (cioè cos’è giusto) la definisce il potere di turno, il quale per tenersi a galla “gratta la pancia” al suo elettorato.
Del resto questo tipo di continuità politica si è trasformisticamente incarnata, anche nel suo caso personale (1960-2005), dalla Dc a Forza Italia al Polo delle Libertà.
«La poltrona logora che non ce l’ha» era massima pseudo-andreottiana pubblicata da un fumetto negli anni ’80. Insomma, Darwin aveva ben capito e descritto (nonostante i limiti culturali e scientifici del suo tempo) che la selezione naturale favoriva i “più adatti”, cioè gli individui più capaci di adattarsi ai mutamenti ambientali. Ma al paleo-capitalismo anglofono della transizione XIX-XX secolo interessava accreditare la “legge della giungla”, cioè la selezione del più forte: ne nacquero l’eugenetica e nuovi razzismi. Come quello con cui all’università parigina della Sorbona si classificava l’intelligenza umana: primi i maschi bianchi europei e, a scalare, donne, asiatici, negri, etc. Di conseguenza, nel centro di smistamento migranti di Ellis Island (a New York) si distinguevano gli italiani fra settentrionali e meridionali, considerando questi ultimi “quasi africani”. Così la selezione naturale darwiniana del più adatto fu travisata nel cosiddetto “darwinismo sociale”, pensiero pseudo-scientifico che accompagnò il colonialismo e le due guerre mondiali. Per poi tornare a incarnarsi nel maccartismo Usa e nel suo parallelo europeo, l’anticomunismo viscerale tuttora proclamato dai berluscoidi, anche se l’ultimo “comunismo” rimasto è quello nord coreano.
Concludendo: i Socrate e i Trasimaco di “sempre” sintetizzano “figure dell’animo umano”, che accompagnano gli esseri umani nelle scelte di tutti i giorni: la prima come pensiero che immagina (e perciò persegue) un mondo migliore o almeno meno bestiale, l’altra radicata e aggrappata all’esistente. Quest’ultimi negano ogni utopia e, implicitamente, l’evoluzione stessa, sia naturale che sociale: scambiando il conservatorismo più ottuso per “buon senso”, adorano ipocritamente lo
status quo agendo da forti con i deboli, e mostrandosi deboli e servili con i “più forti” di turno.
Insomma, la dittatura della maggioranza è la sola dimensione della loro “democrazia”, oggi come al tempo di Socrate.

BIBLIOGRAFIA
Preziosi semi di riflessione per “salvare la speranza” sono disponibili su questi tre libri, anche 30 anni dopo la loro pubblicazione:

– Stephen Jay Gould, 1980: Il pollice del Panda. Riflessioni sulla storia naturale, Editori Riuniti.
– Stephen Jay Gould, 1985:
Intelligenza e pregiudizio, Editori Riuniti.
– Konrad Lorenz, 1985:
Il declino dell’uomo, A. Mondadori Editore.
– K. Lorenz e K. Popper, 1989: Salvate la speranza, Armenia Editore.

Links utili (speriamo)

http://bfp.sp.unipi.it/bibmori/rif17.htm : Trasimaco e Callicle contro Socrate.

http://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/ar01s07.xhtml : La definizione di Trasimaco –
La tesi politica: la giustizia è l’utile del più forteLa tesi morale: la giustizia è un bene altrui

http://www.mconline.it/Speciale40/gli_anni_80/la_societa/1109/l_edonismo_reaganiano_di_quelli_della_notte.htm

http://www.raistoria.rai.it/articoli/reagan-e-gli-anni-ottanta-americani/13143/default.aspx

http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/thatcherismo/

http://www.treccani.it/enciclopedia/darwinismo-sociale/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/12/13/ironia-al-limone-per-enzo-jannacci.html

https://www.youtube.com/watch?v=1ooEpjXSJ7U&list=RD1ooEpjXSJ7U#t=28

http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/10/Pericle_democrazia_imperialista_co_9_080710132.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Trasimaco

https://it.wikipedia.org/wiki/Sofistica

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/S/sofistico.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti

http://www.centrostudicampostrini.it/page.php?sez=2&l1=174&con=574&anno=2015&l3=584

(*) Il rioferimento è a «SOCRATE CONTRO TRASIMACO» conferenza dell’11.11.2015 al Centro Studi Campostrini di Verona.
La giustizia è la legge del più forte? È questa la domanda che sta alla base del confronto tra Socrate e il sofista Trasimaco, nel I Libro della Repubblica di Platone, testo che sta a fondamento di tutto il pensiero filosofico e politico della società occidentale. Come è noto, Socrate non sarà in grado di confutare in modo definitivo la tesi del suo oppositore, lasciando in questo modo aperta una questione fondamentale che ancora nel nostro tempo si ripropone negli stessi termini, se solo pensiamo che Joseph Göbbels, ministro della propaganda nazista, poteva sostenere, come un Trasimaco redivivo, che la storia la scrivono i vincitori, stabilendo così cosa è giusto e cosa non lo è. In occasione dell’inaugurazione del Fondo librario donato dal senatore Aventino Frau, la Fondazione Campostrini ha invitato a discutere di questo tema il professor Mario Vegetti, fra i più autorevoli studiosi a livello internazionale del pensiero platonico. Sono intervenuti: anche Aventino Frau e Davide Assael, collaboratore della Fondazione CSC, come moderatore.
Materiale utile:

Vegetti M., La medicina in Platone, Il Cardo, 1995.
Vegetti M., 
Quindici lezioni su Platone, Einaudi, 2003
Vegetti M.,
 Platone. Repubblica, libro XI. Lettera XIV. Socrate incontra Marx lo Straniero di Treviri, Guida, 2004.
Vegetti M., 
Guida alla lettura della Repubblica di Platone, Laterza, 2007
Vegetti M., 
Un paradigma in cielo. Platone politico da Aristotele al Novecento, Carocci, 2009.
Vegetti M.,
 L’etica degli antichi, Laterza, 2010

 

Giorgio Chelidonio

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