Sony Labou Tabsi e l’Africa annichilita

Il trionfo del grottesco e dell’oltraggio. Con un linguaggio e un ritmo che forse si può definire rap. Se avete amato (a proposito di Africa) «Allah non è mica obbligato» di Ahmadou Kourouma o il grandissimo «Sozaboy» di Ken Saro-Wiwa, questo romanzo del congolese Sony Labou Tabsi vi catturerà dal primo delirio sino all’ultima sconcezza. E’ il soliloquio, pieno di indebite interruzioni e digressioni, di un disgustoso dittatore che ragiona con l’ernia (è a tutti evidente cosa nasconde la metafora). Questo Paese immaginario somiglia al Congo – uno dei due – ma i nomi vagamente portoghesi ci inducono a credere che le schifezze raccontate possano accadere ovunque: una giovane nazione che ha avuto 11 presidenti ma solo uno riposa nel Mausoleo, «gli altri stavano nella fossa comune per alto tradimento».

La storia è importante ma in questo caso la scrittura è tutto. A cascata l’autore ci regala frasi e invenzioni indimenticabili quasi in ogni pagina: «la patria quadrata», «triste come un brodo di granchi», «costruttori di salamelecchi», il ministro del «Tantoperdire» e il suo collega «dei Timbri». Perfino il sole è «scardinato» in quest’Africa sconfitta, annichilita.

Nell’avvertenza al libro si legge: «Io scrivo, o grido, un po’ per forzare il mondo a venire al mondo». Nella sua breve vita Labou Tansi ha tentato. Recuperate gli altri suoi libri (compreso «Il quarto lato del triangolo» che qui non viene citato) e verificate quanti modi straordinari esistono per partorire (o abortire) mondi.

Sony Labou Tansi

Turpestato, lo stato scandaloso

traduzione di Egi Voleterrani

Le nuove muse 2007

pp. 160, euro 14

 

UNA BREVE NOTA

In questi giorni (visto che sarò lontano dal computer) ho recuperato per il blog qualche mio vecchio articolo che mi pare ancora interessante. Questa recensione a esempio è uscita sul quotidiano «Liberazione» il 27 aprile 2007. (db)

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