Sopraffazioni, prevaricazioni, confusione, lungaggini…

… ovvero: come accogliere i migranti

di Maria Rosaria Baldin (*)

ripreso dalla rivista on line Warscapes, http://www.warscapes.com/retrospectives/visas

«La legge sull’immigrazione è il metro per misurare il grado di democrazia di un Paese». Gaetano Campo, magistrato, Corte d’appello di Venezia  

Premessa.

Verso la metà degli anni 70 l’Italia è diventata Paese di immigrazione, invertendo la tendenza precedente. Ciò è dimostrato dalla relativa legislazione, in particolare quella sulla cittadinanza, finalizzata a tutelare i nostri emigranti. In Italia vige ancora lo jus sanguinis, il diritto di sangue cioè è cittadino italiano chi discende da cittadino italiano. Infatti i figli di immigrati nati e vissuti sempre in Italia, sono considerati stranieri e possono chiedere la cittadinanza soltanto fra il diciottesimo e il diciannovesimo anno di età. Per capire di cosa stiamo parlando, ecco alcuni dati che riguardano le concessioni di cittadinanza: esse corrispondono allo 0,9% (meno di 70.000 all’anno) contro il 3,5% della Francia e il 4,5% del Regno Unito.

Le leggi in materia sono sempre state emanate per motivi esterni ed eccezionali (l’assassinio di Jerry Masslo a Villa Literno, per esempio, in seguito al quale è stata emanata la legge 39/1990) finalizzate al controllo e all’ordine pubblico. Anche se, nei loro princìpi fondamentali, sostengono i diritti dello straniero, il divieto di discriminazione, l’integrazione culturale, sociale e civile, nella pratica, le cose non stanno così.

Inoltre le leggi che si sono succedute, sono state precedute da sanatorie o regolarizzazioni, perché, non esistendo la possibilità di entrare regolarmente in Italia per cercare lavoro, questo era l’unico sistema per regolarizzare chi era presente sul territorio da anni in modo irregolare, evitandogli le sanzioni previste dalla nuova legislazione. Il sistema del decreto flussi e delle quote d’ingresso è assolutamente inadeguato (in proposito vedasi considerazioni della Corte dei Conti), come pure tutte le procedure riguardanti le pratiche burocratiche, a partire dalla richiesta del visto d’ingresso fino alla richiesta del permesso di soggiorno, del ricongiungimento familiare, della cittadinanza e di qualsiasi altra documentazione sia necessaria per vivere regolarmente in Italia.

Le modifiche normative sono decontestualizzate, generalmente camuffate all’interno di leggi che nulla hanno a che fare con le migrazioni (legge finanziaria, decreto mille-proroghe e così via); quasi sempre sono approvate in periodi dell’anno in cui gli italiani sono distratti (Ferragosto, periodo natalizio…), presentate di nascosto, senza nessuna pubblicità mediatica o altro; solo gli addetti ai lavori, con grande fatica, riescono a conoscere le novità. I media, anziché tentare di comprendere il fenomeno, approfondendolo tramite inchieste e reportages, si sono sempre limitati a seguire le “veline” istituzionali. Questo ha reso l’immigrazione facile preda di pregiudizi, stereotipi e false notizie. Da un lato c’era la difficoltà di comprendere a fondo meccanismi complessi e farraginosi, dall’altro l’incapacità di contrastare le notizie false con i fatti reali. Così la situazione dei migranti era conosciuta soltanto da una ristretta schiera di eletti, quali gli addetti ai vari uffici, le organizzazioni sindacali, di categoria, le associazioni di volontariato.

Un primo risultato di questa situazione è stata la nascita e proliferazione di agenzie private di pratiche per migranti che, in cambio di cifre altissime, promettevano di sbloccare le pratiche ferme nei vari uffici, oppure visti d’ingresso, sanatorie ecc; l’inscindibile legame del permesso di soggiorno al contratto di lavoro ha portato a un’estesa serie di truffe ai danni di migranti: si va dalla promessa di acquisire un permesso di soggiorno, proposta da sedicenti avvocati o commercialisti in cambio di laute somme di danaro, ai falsi contratti di lavoro o di affitto che molti italiani e stranieri forniscono, sempre in cambio di danaro.

L’altro aspetto di questa situazione è l’estrema precarietà in cui i migranti vivevano e vivono tuttora; l’impossibilità di programmare la propria vita in Italia, a maggior ragione in questo periodo, con la crisi che fa perdere posti di lavoro. Ci sono persone che hanno investito in mutui trentennali, convinti che sarebbero rimasti per sempre in Italia e che ora, avendo perso il lavoro, non sono più riuscite a rinnovare il permesso di soggiorno. Persone che magari sono fuggite da situazioni di guerra (Kosovo, ex Jugoslavia) e che non troverebbero nessuna possibilità nel loro Paese.

Il senso del mio lavoro.

Ho lavorato 15 anni negli sportelli immigrazione dei principali comuni della provincia di Vicenza. Si tratta di una provincia ricca, che è sempre stata generosa di posti di lavoro – ora c’è la crisi, ma fino a qualche anno fa non c’erano problemi. Quindi il percorso dei migranti era, dopo l’arrivo, venire su in Veneto e a Vicenza, per lavorare. All’inizio del 2011 i non italiani presenti in provincia erano 96.478 su una popolazione totale di 873.772; a Vicenza città, invece, si contavano 18.617 stranieri su un totale di 115.655 residenti. È importante sottolineare che in questo calcolo non sono compresi i militari statunitensi presenti nella caserma Ederle.

Il paradosso è che, in una provincia in cui i migranti vengono per lavorare, perché sanno che il lavoro c’è, il controllo è esasperato e la legislazione applicata alla lettera, al punto che, alcuni anni fa, la questura rilasciava permessi di soggiorno della durata di soli 6 giorni agli interinali con contratti di una settimana.

Le storie che ho raccolto erano state in parte pubblicate dall’agenzia stampa Migranews che aveva il grosso merito di far scrivere quasi esclusivamente i migranti. In seguito ho sentito il bisogno di metterle insieme quelle storie di piccole e banali burocrazie, di rendere pubbliche quelle sopraffazioni, prevaricazioni, lungaggini inutili e continue incertezze.

Ho così messo insieme 65 storie esemplari dal punto di vista dell’assurdità burocratica; brevi flash che illuminano gli aspetti più semplici e comuni nella vita di una persona. Ho inoltre raccontato la gestione dell’immigrazione in provincia di Vicenza a partire dal 1990, quando i sindacati locali costituirono un’associazione per supportare i migranti ed essere un “filtro” nei loro rapporti con gli uffici pubblici, in particolare la questura. Nel libro ha trovato spazio anche la spiegazione dei termini tecnici legati al fenomeno migratorio e l’approfondimento della legislazione e delle modifiche intervenute nel tempo.

Tipologie di permesso di soggiorno e costi per persona o familiare con età superiore ai 18 anni:

 

153.42 € per validità da 3 mesi a un anno

173.42 € f per validità da 1 a due anni

273.42 € per la carta Ce per soggiornanti di lungo periodo.

 

Due esempi di burocrazia tratti da «Avanti il prossimo, storie sospese fra burocrazia e immigrazione» (La Meridiana, 2009).

 

 

LA CARTA DI SOGGIORNO (MAGGIO 2003)

Mi chiamo Omar, vengo dal Marocco. Sono in Italia dal 1986. Ho una moglie e un figlio che vivono con me dal 1995.

Nel novembre del 2000 ho chiesto la carta di soggiorno perché la nuova legge mi dava la possibilità di averla. Sono andato a informarmi all’ufficio del Comune: lì, mi hanno dato un modulo da compilare e mi hanno detto di preparare subito i certificati penali. Cosa che ho fatto anche per mia moglie. Ci sono voluti 15 giorni, perché anche in tribunale bisognava presentare una domanda. Quando ho ritirato i certificati, sono tornato in Comune, l’appuntamento mi è stato dato dopo 2 mesi.

In questura mi hanno detto che il certificato penale era scaduto (ha una durata di 20 giorni). Così l’ho rifatto. Quando sono tornato a fissare un altro appuntamento, mi hanno detto che dovevo avere il permesso con validità residua di 6 mesi, mentre il mio scadeva dopo 2 mesi. Allora ho dovuto rinnovare il permesso. Dopo averlo rinnovato e rifatto tutti i certificati penali (che adesso valgono 6 mesi), sono tornato a fissare un altro appuntamento per la carta. Ma erano finiti i moduli per stamparla e bisognava aspettare quelli nuovi dal ministero.

Dopo 6 mesi avevo il permesso valido un altro anno, ma le regole della questura erano cambiate ancora; infatti, per avere l’appuntamento, il permesso doveva essere in scadenza. Ho aspettato ancora.

All’inizio di quest’anno sono riuscito ad avere l’appuntamento decisivo per la carta. Finalmente! È bella, rosa, di carta robusta, la guardo a lungo, orgoglioso. Ora non dovrò più andare continuamente in questura a fare documenti.

La settimana scorsa mi è arrivata una lettera dalla questura: dice che devo andare da loro perché devono «revocarmi la carta di soggiorno perché, al momento del rilascio, non sussistevano tutti i requisiti previsti dalla legge sull’immigrazione». Io avevo comprato la casa con mio fratello, che aveva fatto il ricongiungimento familiare con la moglie. In questura, dicono che l’idoneità dell’alloggio non va bene, perché è valida per tre persone, e noi invece siamo in quattro. Nel frattempo, la ditta per cui lavoravo è fallita e adesso lavoro per un’agenzia interinale che mi fa contratti brevi. Al posto della carta di soggiorno, ieri io e mia moglie abbiamo ricevuto un permesso della stessa durata del mio contratto di lavoro: 6 giorni.

NORMALE AMMINISTRAZIONE (APRILE 2004)

Apertura dello sportello immigrazione

«Signora, prendi il mio permesso, è scaduto da un mese. È la quarta volta che vengo, il padrone si arrabbia perché gli chiedo sempre permessi e ormai non mi crede più. Signora, perché dici che devi dare la precedenza a chi non ha l’appuntamento? Io sono arrivato prima di loro. È dalle 7 di stamattina che sono qui. Perché dici che non ci credi, come fai tu a saperlo? Tu non eri qui stamattina alle 7; io so cosa ho dovuto fare per venire qui, io so a che ora sono partito e a che ora sono arrivato; io so quanta pioggia ho preso perché non ho trovato un posto dove ripararmi!».

«Signora, per favore vai avanti! Se ascolti solo lui, noi quanto dovremo aspettare?».

«Signora, alla fine del mese ho l’esame per la patente. Mi scade il foglio rosa e, se non faccio l’esame subito, dovrò ricominciare e pagare di nuovo la scuola guida».

«Signora, per favore, è la quinta volta che vengo qui da te, se non mi dai subito l’appuntamento per il ricongiungimento familiare della moglie, mi scadono tutti i documenti; dovrò tornare in Marocco per i certificati».

«Signora, mi serve l’elenco dei documenti per la carta di soggiorno. Ho telefonato al centralino e mi hanno detto di venire oggi. Perché adesso dici che non mi puoi ricevere?».

«Signora, guarda, mi è appena arrivato un fax dal Senegal. La mamma è morta! Aspettano me per il riconoscimento, ma il mio permesso è scaduto. Mi serve un appuntamento urgente. Come non ci sono appuntamenti prima di giugno… mancano 3 mesi! Il corpo della mamma è in cella frigorifera e non ci può restare fino a giugno! Dammi un appuntamento subito!».

«Signora, io vengo da Roma. Là non mi rinnovano il permesso perché ora ho la residenza a Vicenza, il permesso è scaduto. Sono andato in questura stamattina e mi hanno detto di venire qui da te».

«Signora, io ho bisogno di un appuntamento subito: vedi, io sono un rappresentante farmaceutico. Vengo in zona una volta al mese, se non mi dai l’appuntamento adesso, il prossimo mese sarà tardi. È la seconda volta che vengo! Signora, ti prego».

«Anch’io ho bisogno dell’appuntamento subito. Faccio trasporti con l’estero, se non ho il permesso rinnovato, non mi danno l’autorizzazione e la ditta mi licenzia».

«Signora, io mi devo sposare in agosto. Ho già il biglietto per l’India: partirò il 5 agosto e tornerò il 5 settembre. Come posso fare per avere l’appuntamento? Mi dai l’elenco dei documenti? Quando posso venire?».

«Signora, leggi questa carta per me, la questura mi ha detto che mi serve il tuo appuntamento. Cosa vuol dire che questa carta è l’appuntamento? Loro mi hanno mandato via e mi hanno detto di venire qui! Signora, leggi la mia carta!».

«Signora, dove devo firmare?».

«Signora, solo una informazione, per favore, solo un minuto, ti prego, signora, ti prego!»,

I vigili: «Signora, così non va! Lei sta facendo confusione, deve farli stare in ordine!».

«Signora, io devo andare all’ospedale la prossima settimana. Mi devono operare alla pancia, una brutta operazione, signora. Devo far venire mio marito. Mi dai l’appuntamento per il ricongiungimento? Non ho nessuno che stia con me e mi aiuti finché sono in ospedale, è urgente!».

«Signora, io non lavoro da 8 mesi. Perché dici che non posso rinnovare il permesso dopo 6 mesi di disoccupazione? La vedi la mia mano? Chi vuoi che mi assuma con questa mano? Certificati medici? Sei sicura che me li daranno?».

«Signora! Io sono italiano! Devo aspettare ancora molto? La badante di mia madre ha il permesso che scade fra un mese, cosa deve fare? Potete dare l’appuntamento a me? Ma come “deve venire la signora”; cosa vuol dire “diamo la precedenza a chi ha il permesso scaduto”. Io sono italiano! Non vorrà farmi ritornare in mezzo a questa gente! Io sono italiano, ha capito?».

«Signora, quanto dobbiamo aspettare ancora? Perché continui a perdere tempo e parlare con quella gente? Guarda le nostre carte, noi siamo arrivati prima».

«Solo un momento, signora, ti prego. Fammi un piacere, ti prego, fa un piacere signora, dammi l’appuntamento. Con il permesso scaduto, la ditta non mi rinnova il contratto».

«Con il permesso scaduto, non posso rinnovare il passaporto, il consolato non mi accetta».

«Con il permesso scaduto, non posso iscrivermi all’anagrafe».

«Con il permesso scaduto, non posso iscrivere il bambino sul passaporto».

«Signora, dacci l’appuntamento! Non possiamo fare niente, con il permesso scaduto».

120 persone. 15 minuti per pratica. Fino a martedì scorso, un operatore. Orario di apertura: martedì pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.30. Tutte le settimane, così.

Conclusione.

Questi sono soltanto piccoli esempi di come la burocrazie italiana soffochi la vita dei migranti, impedendo loro di avere una vita tranquilla e serena nel nostro Paese. Chi lavora nel settore ritiene che tutta questa complessità sia creata ad arte proprio per far sentire i migranti sempre precari, in bilico, senza certezze… Per poterli controllare meglio e soprattutto per far loro sentire sempre che sono continuamente controllati.

(*) Per quindici anni ho lavorato negli sportelli immigrazione della provincia di Vicenza. Il contatto con storie drammatiche, legate alla più ottusa e stupida burocrazia, mi ha fatto desiderare di scrivere quello a cui assistevo. Ho così collaborato per alcuni anni con l’agenzia stampa on-line Migra. Nel 2005 il mio racconto «La gara» è stato pubblicato nel libro «Migrantemente» (edito dalla Emi); nel 2009 la casa editrice La Meridiana ha raccolto la mia esperienza nel testo «Avanti il prossimo, storie sospese tra burocrazia e immigrazione». Curo alcuni blog che trattano le tematiche della migrazione e della scrittura e collaboro con riviste e siti online.

Nel 2003 mi sono avvicinata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, che non ho più lasciato; faccio parte della Commissione di lettura delle autobiografie e del gruppo di Collaboratrici scientifiche. Organizzo percorsi di scrittura autobiografica e di raccolta di storie di vita.

A Vicenza ho partecipato al gruppo di Teatro dell’Oppresso, una forma teatrale ideata dal brasiliano Augusto Boal, che prevede la partecipazione attiva dello spettatore.
Mi piace molto giocare con i bambini, scrivere e leggere fiabe con loro e per loro.

 

Redazione
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