Stephane Hessel: «Indignatevi»

Una recensione di Enrico Peyretti con una breve nota di Lidia Menapace.

Il meglio del blog-bottega /90…. andando a ritroso nel tempo (*)

Ilmeglio-stephaneHASSELL

 

dalla lista di Lidia Menapace riprendo questa recensione di Enrico Peyretti e la nota di Lidia. (db)

Occorre un’insurrezione pacifica

 

Stéphane Hessel, Indignatevi!, Add editore, Torino,  www.addeditore.it – febbraio 2011, euro 5 (originale francese Indignez-vous!, Indigène éditions, décembre 2010)

 

Motore della Resistenza fu l’indignazione, perché noi non siamo degni del fascismo, nazismo, e di ogni totalitarismo. L’autore ha 93 anni, è stato attivo nella Resistenza, il cui programma diceva che «l’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, e l’equa distribuzione delle ricchezze deve prevalere sul potere del denaro». Hessel, che collaborò alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si  rivolge ai giovani: «Ora tocca a voi: non fatevi intimidire dalle dittature dei mercati finanziari che minacciano pace e democrazia». Ogni persona è responsabile. Ripete: «Cercate e troverete» i molti motivi per indignarvi e quindi impegnarvi.

Oggi, la vertigine del «sempre di più» è come un uragano devastatore. Chi comanda? Chi decide? Le grandi sfide sono: l’immenso divario crescente fra molto poveri e molto ricchi; i Diritti Umani proclamati ma non promossi lealmente dall’ipocrisia dei vincitori. Ci indigna il trattamento degli immigrati, dei sans papiers, dei rom.

Hessel parla della Palestina e specialmente di Gaza (che ha visitato più volte fino al 2009 come diplomatico): «Che degli ebrei possano perpetrare a loro volta dei crimini di guerra, è una cosa insopportabile». «Occorre assolutamente leggere il rapporto del giudice Goldstone, ebreo sudafricano, sulla guerra di Gaza».

Il terrorismo è inaccettabile, non giova neppure a chi lo pratica, ma è frutto di esasperazione, cioè rifiuto della speranza: invece bisogna sperare attivamente. Possiamo comprendere ma non scusare i terroristi. «Sono persuaso che il futuro appartiene alla nonviolenza». In questo mondo violento, la strada è la nonviolenza attiva. Hessel afferma che per far cessare la violenza oppressiva, la nonviolenza è un mezzo più sicuro della violenza-anti-violenza. La violenza volta le spalle alla speranza, che è invece una forza promotrice della storia. Perciò non dobbiamo lasciare che si accumuli troppo odio. «Il messaggio di uomini come Mandela, o Martin Luther King, è assolutamente attuale».

Sui diritti umani non si transige: la loro violazione, non importa per mano di chi, deve provocare la nostra indignazione, la repulsione dell’animo. Occorre un’insurrezione pacifica. Nonostante tutto: nonostante che le autorità israeliane definiscano “terrorismo nonviolento” (!?) la protesta nonviolenta del villaggio palestinese di Bil’in contro il muro, senza lanciare pietre, senza ricorrere alla forza.

Dalla crisi causata dall’ossessione occidentale del «sempre di più», si può uscire con una «insurrezione pacifica» e una rottura della spirale negli ambiti delle finanze, delle scienze, della tecnica. Sono gravissimi i rischi per il pianeta e la sua abitabilità. «Ma bisogna sperare, bisogna sempre sperare». Hessel si rammarica che né Obama né la Ue si siano ancora impegnati davvero sugli “Otto obiettivi del millennio per lo sviluppo” (Onu, con Kofi Annan, settembre 2000).

«La minaccia nazista non è scomparsa. Continuiamo a invocare una vera insurrezione pacifica contro i mass-media, che propongono ai giovani come unico orizzonte il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti».

Hessel chiude le dense forti 25 pagine del suo messaggio con queste parole:  «A quelli e quelle che faranno il XXI secolo diciamo con affetto: CREARE È RESISTERE. RESISTERE È CREARE».

Enrico Peyretti, 26 febbraio 2011

 

UNA PICCOLA NOTA (di Lidia Menapace)

Sono lietissima di appoggiare il testo giustamente “indignato”di Enrico Peyretti e di consigliare la lettura dell’aureo (un oro che non diventa moneta, ma nutrimento  del cuore) libretto di Hessel. Lo ringrazio anche perchè non dimentica mai di scrivere “Diritti umani”e non “Diritti dell’uomo”: la dizione corretta è quella che Enrico usa e ci è voluta una dichiarazione delle Nazioni Unite per renderla obbligatoria. Dicono infatti le Nu che “I diritti delle donne sono diritti umani  e sono unversali”, espressione che sarebbe comica, se non mettesse in luce una sottovalutazione del simbolico, tenace trucco del patriarcato.

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” – che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog – recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 10mila articoli (avete letto bene: 10 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… all’incirca di 5 anni fa: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

 

Redazione
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