Still Alice – Richard Glatzer, Wash Westmoreland

di Ismaele (*)

i difetti della memoria, in un film con Julianne Moore, candidata all’Oscar per questo film (e in un corto di Ettore Scola).

 

non è un film per tutti, racconta il dolore e la sofferenza, non è facile.

Julianne Moore è straordinaria e davvero è Alice (molto bravi anche Kristen Stewart, già vista qui e Alec Baldwin).

la malattia (l’Alzhaimer) arriva, bastarda, te ne accorgi, lotti, speri, ti annienta.
il film è tratto da un romanzo di Lisa Genova, scrittrice e neuropsichiatra statiunitense.
sappia chi legge che Richard Glatzer, uno dei due registi, è malato di SLA.
(ci insegnano a scuola a crescere e a imparare la crescita, occorrerebbe imparare il viaggio, più o meno lungo, verso la fine della vita, nessuno te lo insegna).
(qui un bellissimo film di animazione dove ci si ammala di Alzhaimer).
non sarà un film perfetto, ma già da sola l’interpretazione di Julianne Moore vale il prezzo del biglietto, e anche più.
e a proposito di memoria ecco un corto di Ettore Scola:

 

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *