Stragi, appelli, baci e Mirmema

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Questa rubrica (che è stata concepita per il mensile “Come solidarietà” dove, in modo irregolare, continua a uscire) prova a recuperare e/o commentare quel che i media tacciono e/o pompano – oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di decontestualizzarlo – su migranti, razzismi, meticciato, intercultura e dintorni. Le puntate precedenti si possono vedere qui alla voce “sparite-sparate”.

I – Di che razza sono i numeri?

L’uso in questa rubrica dei numeri romani è sarcasmo verso chi vorrebbe liberarci della multiculturalità (antica quasi come il mondo e necessaria come l’acqua) e perciò anche dei numeri arabi, di parole, di cibi o delle basi per la moderna astronomia.

 

II – Tenere d’occhio

Ho già detto che sono ben felice se altri lavorano su questi temi (Mirmema per i siglomani: cioè Migrazioni Interculture Razzismi Meticciato E Molto Altro). Ed ecco due rimandi.

 

III – «Cronache di ordinario razzismo»

Nella newsletter del XII dicembre a esempio potete leggere, fra l’altro: «Pubblico impiego: un passo avanti, anzi no» ovvero i concorsi pubblici rimarranno chiusi ai cittadini di origine straniera; «Razzismo in onda» con il rinvio a giudizio di Guido Gheri, dj a Radio Studio LIV e consigliere comunale di Scandicci per la lista civica di destra Voce al Popolo; l’appello dell’Associazione dei senegalesi di Firenze a Napolitano (vedi il BOX qui sotto); «Tutto il mondo alla scuola Pisacane»; la lunga e triste mappa dei Cie; notizie dal «razzismo quotidiano»; legal point; e infine la «galleria degli orrori» con manifesti e volantini, prevalentemente di destra, o scritte sui muri che alimentano l’odio razzista.

IV – Corriere dell’immigrazione

Il secondo rimando è a questo sito-newsletter attivo da agosto grazie all’impegno volontario di giornalisti (occasionalmente anche io) e/o di militanti antirazzisti e dell’ associazione, «Giù le frontiere», nata dall’esperienza del “Primo marzo, una giornata senza di noi”. Su www.corriereimmigrazione.itpotete vedere che bel lavoro fanno così poche persone. In un certo senso fa tristezza, pensando a quel che potrebbero fare le grandi testate, se volessero; e invece usano quasi sempre a rovescio (cioè per alimentare pregiudizi) le loro risorse.

V – La strage a Firenze: solo Casseri?
Ecco il testo di un comunicato, firmato «Firenze Antifascista»,

che desta grande inquietudine.

«Non basta un concerto per coprire le responsabilità istituzionali. A
 un anno preciso di distanza la magistratura ha chiesto la chiusura
 indagini per la strage di piazza Dalmazia. Nessun complice per
 Casseri. Ha agito da solo e a niente servono i numerosi punti oscuri
 di questa vicenda.
- L’abitazione fiorentina dove era ospitato Casseri viene perquisita
 ma è trovata completamente vuota e ripulita da tutto! chi ha
completamente ripulito la casa dove abitava Casseri? 
- Che fine ha fatto l'hard disk del suo pc? 
- Quali sono stati gli ultimi contatti del fascista? 
-  Che porte aprono le numerose chiavi ritrovate a Casseri? 
- Perché un “folle razzista” era dotato di porto d’armi? 
- Chi è veramente "l'amico" che ospitava Casseri e chi è lo
psicoterapeuta dove era stato mandato Casseri? 
-  Quali sono i veri e forti legami tra la questura di Pistoia e i
 neofascisti di Casapound e Forza Nuova? 
- Come mai la sede di Casapound di Firenze viene chiusa
 pochissimi giorni prima della strage e riapre alla chetichella
qualche mese dopo accanto alla questura di Via Zara?
A queste domande non sono mai state date risposte dai sempre
 solerti investigatori, pronti a perseguire decine di antifascisti ma
 sempre proni nel coprire e proteggere le organizzazioni fasciste.
Comune e Regione finanziano il concerto con i proventi destinati
 ai senegalesi feriti. Non basta questo per coprire le responsabilità
 di un clima di odio e repressione che le istituzioni continuano a
 fomentare: bastano pochi mesi al Comune di Firenze per
 riposizionare i cartelloni che evidenziano in un cerchio rosso un
 gruppo di senegalesi titolandolo ABUSIVI: gli stessi cartelli che
 erano stati tolti in fretta e furia all’indomani della strage per
 mascherare le proprie responsabilità. L'assessore Saccardi
dichiara che si darà da fare per il ricongiungimento familiare per
 il ragazzo ferito: COSA HA FATTO in un anno la Saccardi? Un
 anno in cui non viene concesso il permesso ai familiari del
 ragazzo ferito gravemente per poter venire in Italia, negando il
 ricongiungimento, lasciandolo abbandonato in un letto d’
ospedale. E che fine hanno fatto le roboanti dichiarazioni del
 governatore Rossi sulle sedi fasciste? Niente, i fascisti continuano
 ad avere agibilità politica nelle nostre città, a Firenze hanno
 aperto una sede guarda caso proprio accanto alla Questura.
A un anno di distanza, saremo ancora nelle piazze,
nel nostro territorio, per dire che giustizia non è fatta, che
queste istituzioni non ci rappresentano, che noi l’antifascismo
 non lo deleghiamo, noi lo pratichiamo, per dire ancora
MAI PIU’ stragi fasciste, MAI PIU’ fascisti e razzisti».

VI- Un anno dopo Firenze

Il responsabile immigrazione dell’Arci, Filippo Miraglia, scrive su «il manifesto» del XII dicembre: «L’insofferenza e l’astio verso gli stranieri sono diventati uno dei trsatti identitari delle nostre comunità. Un elemento che in certi periodi sembra scomparire, per poi riaffacciarsi all’improvviso. Per avere una quantità di razzismo diffuso sempre disponibile al mercato della politica è stato fatto un lavoro di lungo periodo». Sì, è stato fatto un lavoro «di lungo periodo»: dai media (sparite e sparate) e dalle istituzioni (di nuovo consiglio il pacato, e per questo ancor più impressionante, «Razzisti per legge» di Clelia Bartoli).

VII – C'è dell'altro a Firenze
In questa rubrica si parla sempre di razzismi, al plurale. Quello
 più spesso nominato così (cioè l'antisemitismo e l'odio contro le
 razze inferiori) ma anche la misoginia che razzismo è nella
 quotidianità non meno che nella forma estrema – logica
 conseguenza purtroppo – cioè il femminicidio; ma anche
 l'omofobia; ma anche le nuove forme delle discriminazioni
 contro chi ha un handicap ma anche contro “brutti”, “grassi”
 e naturalmente i poveri (e gli impoveriti ma volete voi che la
 gente “per bene” badi a queste distinzioni?). Così c'è il
 fascismo assassino in azione a Firenze ma bisogna capire che
 episodi pur meno gravi nascono esattamente nello stesso
 immondezzaio ideologico e purtroppo godono di altrettante
 complicità e sottovalutazioni. Quella che segue è una storia
 di baci, cioè di diritti. Ma purtroppo anche di razzismi.


VIII – Te lo dico io chi puoi baciare
Firenze è anche la città dove accade questo: Giulio e Simone
 tornano a casa, dopo una serata insieme. Si tengono mano
 nella mano, sono fidanzati. E si scambiano un bacio. Un
 gruppetto di ragazzi li vede e inizia a inseguirli, e a insultarli.
 Poi li picchiano. Da lì passano due giorni, durante i quali i
giornali e le tv non se ne occupano, oppure lo fanno
derubricando l'episodio a rapina, oppure facendo credere
 che i due ragazzi avessero bevuto, o ancora indugiando
sul pietismo ed evitando di parlare di diritti. Questo è
invece il modo in cui, a novembre, Azione Gay e Lesbica
racconta e commenta quel che è accaduto. «Anche a
Firenze si verificano aggressioni violente ai danni di gay. I
 mass-media restano stupiti, a metà strada fra l’incredulità
 e la diffidenza. L’immagine autocelebrativa di Firenze
come città della cultura, del dialogo, della civiltà si infrange
 di fronte ai volti feriti dei due ragazzi gay, colpevoli di non
 essersi nascosti, di non essere stati “discreti” nell’esprimere
 visibilmente i loro sentimenti reciproci e la loro identità. Un
 branco di “giovani maschi” si è sentito minacciato dalla
visibilità della loro omosessualità e della loro relazione e
 ha reagito prima con la violenza verbale e poi con la
violenza fisica. Queste violenze vengono perpetrate ovunque,
 così come ovunque sono molestate e aggredite le donne
lesbiche e le persone trans. La novità è che Firenze, capitale
 della Toscana Friendly, è simile a quell’ovunque, non è
diversa, non fa eccezione, così come non fanno eccezione
le capitali europee, le metropoli americane, neanche le
località turistiche costruite appositamente per un pubblico
 gay. Certo negli ultimi cinquanta anni i cambiamenti sociali
 e culturali ci sono stati, grazie ai movimenti glbt, alla
 secolarizzazione, ai media, al cinema, alla musica, ai viaggi:
 un numero sempre maggiore di gay, di lesbiche e di trans
rifiuta di nascondersi, rivendica una visibilità individuale e
 collettiva di fronte alla quale la pancia di un paese
maschilista, omofobo e razzista come l’Italia del 2012
 reagisce con violenza. Era facile dirsi “non razzisti” finché
il Paese era tutto bianco, allo stesso modo era facile
indossare la maschera della tolleranza repressiva che
sopportava i froci purché, sfiancati dal senso di colpa,
restassero invisibili, al limite intuibili all’interno di
raffinate consorterie d’avanguardia artistica e modaiola. I
 gay ora ci sono, nelle strade del quotidiano come le
 lesbiche, come le persone trans. E anche Firenze si
 rivela, tristemente, una città italiana media, cioè
omofobica. Qualcuno, per salvare un ideale messo in crisi,
 dice che forse gli aggressori provenivano da altri luoghi,
 più arretrati, ma in realtà tutta l’Italia è un luogo arretrato,
dove non si riescono a riconoscere diritti di base, dove non
 si è riusciti a produrre una legge antidiscriminatoria, dove
 non si è inclusa l’istigazione alla violenza a matrice
omofobica nella Legge Mancino per paura di scontentare
 le gerarchie vaticane. Ancora una volta, dopo le botte e
 le ferite, ne prendiamo atto. Eppure quante storie analoghe
 di botte e ferite conosciamo, che non sono mai state
denunciate né alle forze dell’ordine né ai media! E non
solo in atmosfere notturne, ma alla piena luce del giorno,
 quante storie di violenza fisica e psicologica, oppure di
 discriminazione garbata, di esclusione “pulita”... Ora,
dopo l’urto, riprendiamo posizione. Tanti/e/* di noi,
come singoli/e individui/e o all’interno di associazioni,
gruppi e collettivi, decideranno di portare avanti la fatica
 del quotidiano, della visibilità individuale e collettiva,
politica. Per rimarcare la visibilità politica si costruiranno
 iniziative specifiche contro la violenza o si darà nuovo
 senso a iniziative pensate in precedenza; in sostanza gay
 lesbiche e trans a Firenze e dintorni continuano a vivere,
 a cercare di trasformare il contesto. Non vorremmo essere
 lasciati sol* dalla società civile fiorentina e toscana,
vorremmo sentire più forte la solidarietà e la vicinanza di
altri movimenti, di altre associazioni, di altri luoghi dove
 si pensano altri modi di costruire la collettività. Vorremmo
 distruggere il maledetto senso comune per cui il gay visibile,
 la lesbica indiscreta, la trans sfacciata se sono oggetto di
 insulto, aggressione e violenza in qualche modo se la sono
cercata, come tutte le donne che, quando sono aggredite,
finiscono sempre “sotto processo”, alla ricerca dell’
attenuante per l’aggressore... Perché è questo maledetto
 senso comune che si intuisce nei commenti a mezza voce,
nei toni della narrazione, nelle allusioni. Perché comunque
 noi ci saremo, perché sappiamo che un altro mondo è
possibile, e se il “decoro” di cui tanto si parlava è
sostanzialmente l’invisibilità delle contraddizioni allora
 saremo indecorosi indecorose indecoros* e liberi libere liber*».

IX – Tifo, brutta malattia
Degli “ultras” che a Roma, armati di coltelli e mazze, a
 novembre attaccano tifosi inglesi del Tottenham
(quartiere ebraico di Londra) si è parlato molto per
qualche ora ma poi pochissimo. Le tifoserie tanto più
 sono estreme quanto più diventano intoccabili?

X – Le clementine e gli schiavi

Sempre a fine novembre molto si è parlato anche dei VI romeni (tre donne) uccisi da un treno a Rossano in Calabria. Si è anche detto che tornavano a casa dopo la raccolta delle clementine e si è ragionato sullo stato disastroso di certe ferrovie (ma è giusto spendere i soldi solo per l’Alta Velocità?). Pochissimo invece si è detto dello stato di semi-schiavitù nel quale gli stranieri lavorano in Italia e … non solo al Sud come la Cgil non si stanca di denunciare. Bisogna leggere «il manifesto» (Silvio Messinetti, il XXX novembre) per saperne di più: «Cosmin Rinja, davanti alle telecamere di una nota emittente romena, racconta come è arrivato nel nostro Paese» per un accordo di ottocento euro al mese. E invece: non otto ore pagate 25 euro ma 12 ore al giorno, «costretto a vivere in una baracca vicino la stalla degli animali», fra salari taglieggiati (anche dall’azienda di Bucarest) e l’obbligo di tacere.

 

XI – Chi immigra, chi emigra

All’inizio di dicembre arriva – parzialmente ripreso dai grandi media (mentre «il manifesto» dedica una pagina) – il XVIII rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu. Due novità importanti. La prima è il calo degli immigrati: nel 2011 solo ventisettimila presenze in più, in pratica una crescita zero (che è un numero arabo e dunque qui non potrei usarlo): anzi lo 0,5 per cento se si vuol essere pignoli, un calcolo che non saprei fare con numeri romani…. La seconda novità è la crescita degli italiani all’estero, nuovi emigranti insomma: il 9 per cento in più per arrivare a circa 4,2 milioni, più o meno come gli immigrati e fra loro molti i «cervelli» in fuga. Ci sarebbe da riflettere e indagare ma naturalmente è più urgente informare su Conte, Zeman e quelle robe lì.

 

10 – Finchè c’è lei…

la Costituzione, qualche speranza c’è – anche in questi brutti tempi – ma bisogna difenderla e applicarla. A partire dall’articolo 10 (numeri arabi sì). Questa rubrica chiude sempre così: un richiamo all’Italia migliore ma soprattutto un impegno a non arrendersi a quella peggiore.

 

BOX: L’APPELLO DEI SENEGALESI DI FIRENZE

Il 13 dicembre 2011 a Firenze Modou Samb e Mor Diop vennero

assassinati e Sougou Mor, Mbengue Cheike e Moustapha Dieng

furono gravemente feriti durante l’attacco armato di un fanatico

razzista. Moustapha è tetraplegico e non potrà più essere

autosufficiente.

Al gesto, frutto orrendo di un clima diffuso di intolleranza e

di ostilità nei confronti dei migranti, dodici mesi dopo, non

ha fatto seguito un grande cambiamento. Ma ora in occasione

della ricorrenza di un lungo anno, è venuto il tempo di cambiare.

Sono Pape Diaw, Presidente dell’Associazione dei Senegalesi

di Firenze, e chiedo a nome della mia comunità, la cittadinanza

italiana per i tre ragazzi feriti gravemente dal killer Gianluca

Casseri. Ho bisogno anche della tua firma per essere

ascoltato dal Presidente Napolitano.

Moustapha Dieng è ancora dipendente da macchinari in

ospedale: la pallottola gli ha lesionato il midollo spinale e

non può più camminare. È tetraplegico, la trachea è stata

compromessa e poi trapiantata, ma non riesce ancora ad

emettere suoni. Anche l’utilizzo delle mani è stato

compromesso. Ha poche persone che possono essergli

vicine: suo fratello, che è disoccupato e vive a Cascina

(Pisa), e Madiagne, un amico che non conosceva prima

ma che dal giorno della sparatoria lo va a trovare tutti i

giorni.

Con questa petizione vogliamo fare una proposta che dia

inizio ad un clima diverso – di apertura, di accoglienza, di

solidarietà – degni di una città e di un Paese civili, in cui

non siano più possibili atti come quelli di un anno

fa. Firenze si è dimostrata molto solidale con noi. Quanto

è accaduto un anno fa è frutto di una cultura, di una

ideologia violenta e razzista alla quale la maggior parte

degli italiani è estranea: riconoscere ai tre senegalesi

feriti la cittadinanza italiana ne sarebbe la dimostrazione.

Se anche tu vuoi fare un atto concreto contro il

razzismo firma la petizione.

Grazie, la tua firma farà la differenza,

Pape Diaw via Change.org

 

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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