Sul corteo omofobo di Forza Nuova a Venezia…

… e i fatti che lo hanno preceduto
di Fabrizio Melodia
Alla fine è accaduto.
Ieri sono avvenuti scontri durissimi tra i manifestanti del movimento di estrema destra Forza Nuova e le forze dell’ordine, che hanno faticato non poco a riportare la situazione sotto controllo.
Gli scontri sono avvenuti tra i militanti neofascisti e i rappresentanti di Rifondazione Comunista, ANPI, Centri Sociali e comitati, che si erano presentati in piazzale Roma, ultima propaggine prima di immergersi nella città lagunare, dove poi sono avvenuti gli scontri.

Il ponte di Calatrava è stato chiuso per sicurezza e sono seguiti violenti tafferugli.
Tutto per la manifestazione che sarebbe dovuta avvenire sabato 29 e che il sindaco e la polizia hanno decisamente vietato, sia per paura di non riuscire a mantenere la situazione sotto controllo, sia per la componente omofoba della stessa, i neofascisti erano ben intenzionati a protestatore contro l’assessora della discordia.
Il tutto era cominciato circa sette mesi fa, con le minacce di morte ano­nime. A Camilla Sei­bezzi, dele­gata del sin­daco di Vene­zia ai Diritti civili e alla poli­ti­che con­tro le discri­mi­na­zione, gliele invia­vano con i social net­work e le mail, a migliaia, bru­tal­mente offen­sive, ma fumose. Di quelle poche fir­mate, invece, se ne sta occu­pando la magistratura.Nel frat­tempo dalle minacce via web si è pas­sati a quelle della piazza dei movi­menti orga­niz­zati di destra, Forza Nuova e i For­coni. La «Mar­cia su Vene­zia» che Forza Nuova ha messo in calen­da­rio sabato 29, mobi­li­tando la base nazio­nale del movi­mento verso la Laguna, sarebbe la terza in appena quat­tro mesi. L’ultima è stata l’8 marzo, era la festa della donna: sono volati un paio di schiaffi e qual­che pugno in rispo­sta all’intervento dei cen­tro sociali vene­ziani arri­vati a bloc­care il cor­teo dei neo fasci­sti alle porte della sta­zione di Santa Lucia. E l’obiettivo è sem­pre lei, Camilla Sei­bezzi, 48 anni, vene­ziana, con­si­gliere comu­nale nella lista «In Comune», un pas­sato da cura­trice d’arte, oggi can­di­data alle euro­pee nella lista di Tisi­pras. Ha aperto le porte di Vene­zia alle fami­glie gay e ha sca­te­nato la rea­zione della destra più retriva. Ma que­sta volta dalla sua parte si è mobi­li­tata l’intera città che ha rac­colto cin­que­cento firme in pochi giorni. Hanno fir­mato Gino Strada, Ales­san­dro Gass­mann, Otta­via Pic­colo, Amos Luz­zatto e lo sto­rico Mario Isnen­ghi. Nell’appello si chiede al pre­fetto di Vene­zia di bloc­care l’autorizzazione della mani­fe­sta­zione, ma si pro­pone anche di orga­niz­zare un hap­pe­ning, con con­certi e inter­venti pub­blici, in rispo­sta a una deriva violenta.C’è in atto infatti una vera cam­pa­gna d’odio con­tro il prov­ve­di­mento che Sei­bezzi ha fatto appro­vare dal sin­daco Gior­gio Orsoni, lo scorso dicem­bre, sul cam­bio della dici­tura dei moduli d’iscrizione sco­la­stica. Al posto di madre e padre, sotto lo spa­zio della firma adesso c’è scritto sem­pli­ce­mente «geni­tore». Nes­suna indi­ca­zione in più. Ma tanto è bastato «per eli­mi­nare la discri­mi­na­zione verso tutte quelle fami­glie che non rien­trano nella cate­go­ria tra­di­zio­nale», dici Sei­bezzi, «e che hanno figli da iscri­vere alle scuole dell’infanzia». Che si tratti di geni­tori unici, di fami­glie adot­tive o di cop­pie gay, «la parola geni­tore è inclu­siva». E non si tratta nean­che di una rivo­lu­zione, per­ché la modi­fica, è stata sem­pli­ce­mente l’adeguamento alle nor­ma­tive euro­pee. Di fronte alle pole­mi­che, la dele­gata è certa che «si andrà avanti», tanto che sul tavolo ha por­tato il pro­getto «Leg­gere senza ste­reo­tipi». Si tratta di qua­ran­ta­nove titoli di fiabe per l’infanzia, in cui le fami­glie pro­ta­go­ni­ste delle sto­rie sono delle più dispa­rate, come accade per due pin­guini padri dello stesso pic­colo. Ma il pro­getto rivolto a 38 asili nido e 10 scuole materne, è stato bloc­cato dal sin­daco di Vene­zia, per­ché in con­si­glio comu­nale l’Udc ha minac­ciato di far cadere la giunta Orsoni che tra­balla sulle lar­ghe intese.

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