Suor Dorothy Stang, martire della terra

di David Lifodi

Un’agenda latinoamericana di qualche anno fa ricordava così Suor Dorothy Stang, assassinata il 12 Febbraio 2005: “martire della lotta ecologista ad Anapú, Brasile, ad opera dei sicari dei latifondisti”.

Quel giorno la missionaria americana, 73 anni, fu freddata da tre colpi di pistola dopo aver dedicato la sua intera vita alla difesa delle comunità rurali dell’Amazzonia. Suor Dorothy era arrivata in Brasile alla fine degli anni ’60 ed aveva scelto subito da che parte stare, in un paese dove i conflitti per la terra hanno da sempre sancito una netta divisione di classe tra i ricchi proprietari terrieri da un lato e i contadini e gli indigeni dall’altro. Da tempo riceveva minacce di morte, invisa non solo ai fazendeiros, ma anche ai madereiros, i rivenditori illegali di legname, in uno stato come il Pará, quello in cui i conflitti agrari sono più aspri e dove il numero di morti per questioni legate alla terra sale di anno in anno. Inoltre la suora americana, fin dal suo arrivo in Amazzonia, si era data da fare per organizzare le comunità ecclesiali di base in una diocesi dove a quel tempo (siamo nel 1966) imperversava la guerriglia dell’Araguaia: tanto bastò per associarla alla lotta armata, cosa che successe anche con Dom Pedro Casaldáliga, nel tentativo di screditarla. Quando Suor Dorothy fu uccisa stava coordinando il Progetto di Sviluppo Sostenibile ad  Anapú, cittadina dello stato del Pará immersa nella foresta amazzonica, divorata dal disboscamento selvaggio e dalla monocoltura di eucalipto e soia, di cui principale produttore è il gruppo Maggi. Fondato da Blairo Maggi, per anni governatore del Mato Grosso, il Maggi Group è divenuto uno tra i principali produttori di soia al mondo, ed ha svolto un ruolo centrale nella devastazione dell’Amazzonia.  “Per me, un 40 per cento in più di deforestazione non significa assolutamente nulla, non sento il minimo senso di colpa per quello che stiamo facendo. Stiamo parlando di un’area più grande dell’Europa che è stata minimamente intaccata, dunque non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi”, dichiarò una volta Maggi. Suor Dorothy lottava contro tutto questo, prima di essere assassinata su commissione dai due mandanti morali, Vitalmiro Bastos de Moura e Regivaldo Pereira Galvão. Quest’ultimo, l’unico tra i responsabili dell’omicidio ad essere ancora a piede libero, è stato condannato nel Settembre 2011 a 30 anni di prigione, gli stessi del suo compare Bastos de Moura, che pure in un primo momento era riuscito ad essere assolto. Erano già stati condannati in precedenza, rispettivamente a 27 e 17 anni, gli autori materiali del crimine, Rayfran das Neves Salles e Clodoaldo Batista. Per un caso che si risolve, ne restano centinaia impuniti, tutti legati alla questione agraria e alla lotta per la terra. Sia Lula, durante i suoi mandati presidenziali, sia l’attuale presidenta Dilma Rousseff, non sono riusciti a sviluppare delle reali politiche a tutela di contadini, indigeni e senza terra rispetto alla violenza e all’impunità dei grandi proprietari terrieri. Non si tratta di un compito facile per la presenza, al Congresso, di una forte bancada ruralista trasversale agli schieramenti politici, ma è anche vero che il lulismo si è fortemente caratterizzato per l’apertura alle dighe, alla speculazione immobiliare e alla monocoltura della soia, mentre Dilma Rousseff ha deciso di proseguire sulla strada del Programma di Accelerazione della Crescita (Pac) del suo predecessore, che di fatto apre la porta alla svendita del paese, dall’agricoltura industriale alle grandi infrastrutture.

Suor Dorothy Stang aveva ricevuto il titolo di cittadina onoraria del Pará per il suo impegno ecologista, le è stato intestato un asilo a San Paolo, una scuola media ed un centro educativo ancora nel Pará, ma senza un reale cambiamento che metta al centro un’agricoltura sostenibile ed il diritto alla terra, non trascorrerà molto tempo prima che ci siano altri martiri della questione agraria.

NOTA: articolo tratto da www.ildirigibile.eu del 13 Febbraio 2012

Redazione
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  • grazie per aver ricordato questa storia che racconta della “vera” chiesa, quella lontana da roma….fortunatamente.

  • Di fatto siamo in presenza della riedizione dei processi storici di appropriazione indebita,a danno dei deboli.Se oppositori di tale sistema corrotto,sia una suor Doroty,o una fetta di societa’ sensibile,vengano bellamente eliminati o snobbati,allora il diritto a definirci esseri umani,sta’ tirando gli ultimi…….a beneficio di portafogli sporchi di sangue e regole infrante.

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