Superflua

di Maria G. Di Rienzo
E’ deciso, domani vado in banca. Ah, prima mi stampo un bel riassunto della mia vita professionale (libri scritti – nessun diritto d’autore; conferenze e seminari – in stragrande maggioranza forniti gratuitamente; collaborazioni giornalistiche – tutte non retribuite) e forte della potenzialità che esso dimostra chiedo un prestito per mettere in piedi una casa editrice. Dite che 500.000 euro bastano? Vorrei fare le cose per bene.
No, non sto dando i numeri. L’idea non è mia, ma del “professore” che sta mettendo a posto l’Italia dopo «decenni di buonismo» (parole sue) e di lotte insensate «fra Orazi e Curiazi» attorno alla «cittadella» simbolica della tutela dei lavoratori (articolo 18, sempre parole sue). Rispondendo online alle domande poste dai lettori di un quotidiano, il signor Monti – sapete, più leggo quel che dice più è difficile continuare a chiamarlo “professore” – si trova di fronte la seguente questione: se non ho un lavoro fisso come garanzia e nemmeno proprietà, come diavolo ottengo un mutuo da una banca per, poniamo, comprare la casa o intraprendere un’attività economica?
Immagino l’attimo di pausa riflessiva dell’economista (ma non prendetemi sul serio, è che fondamentalmente devo essere carogna): Che? Esistono italiani che non hanno proprietà? Ah già, Martone mi aveva detto qualcosa del genere, devono essere gli sfigati… Non è un problema, risponde quindi il signor Monti, «mano a mano che le banche si modernizzano» basterà loro il curriculum delle tue potenzialità: se hai trovato tanti lavori, per quanto non fissi, ciò dimostra che avrai la capacità di ripagare il mutuo.
Sapete, il giornalista incaricato di sommarizzare l’esperienza di queste domande e risposte online non fa nessun commento. Forse non era previsto, ma mi sto ancora chiedendo come è riuscito a bersi un’idiozia del genere. Perché quando domani andrò in banca a chiedere un prestito, e non potrò esibire nè la garanzia del lavoro a tempo indeterminato nè la garanzia del possesso di qualcosa su cui la banca possa rivalersi se io non pago le rate del debito, ecco quale sarà la replica dell’impiegato allo sportello: «Signora, per cortesia, stiamo lavorando, non ci faccia perdere tempo».
Al che io commenterò con aria saputa e vagamente disgustata: «Santo cielo, non siete ancora modernizzati? Monti non vi ha detto proprio niente?». Qualificata a questo punto come mentalmente instabile verrò – cortesemente – accompagnata alla porta e – cortesemente – minacciata di intervento di polizia o carabinieri se resisto.
Che volete, ho passato il mezzo secolo e qualche acciacco di salute mi impedisce di provvedere il sostegno alla mia famiglia operaia monoreddito andando a lavare scale o facendo la badante. Per noi i “sacrifici” comportano lo scendere sotto il livello di povertà. Ma sono grata agli “economisti di governo” per avermi chiarito un concetto che faticavo a comprendere. Adesso so come un essere umano può diventare superfluo.

Redazione
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