The Hateful Eight – Quentin Tarantino

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di Francesco Masala

Quentin Tarantino va a manifestare con le famiglie delle vittime uccise dalla polizia e la polizia invita al boicottaggio dei suoi film.

“Quando vedo degli assassini non posso far finta di nulla…devo chiamare un omicidio un omicidio e devo chiamare assassini degli assassini.

Sono un essere umano con una coscienza. Se penso che sia avvenuto un omicidio allora sento il bisogno di reagire e oppormi. Sono qui per dire che sono dalla parte delle vittime” (qui).

ecco un motivo per andare al cinema a vedere il film, se non sei un poliziotto obbediente.

ci sono tanti altri motivi per vederlo, naturalmente.
la grandezza dello schermo è avvolgente e rara, aspettare di vederlo solo a casa non conviene (anche se purtroppo ho visto la versione da 167 minuti e non quella da 187 minuti).

nelle varie interviste Tarantino (a cui piace il cinema) elenca 39 film (qui) che ha citato o lo hanno influenzato per The Hateful Eight.

il film è ricco, quindi, con una struttura ad incastro che ricorda Dieci piccoli indiani… indiani non ce n’è, tutti sono bianchi, tranne un nero (anzi due, ma si saprà dopo).

il nero è Samuel L. Jackson, e come tutti i neri non è ben visto.tutti fingono, tutti dicono qualche bugia o non dicono tutta la verità, un po’ come i cretesi o i personaggi di Pirandello, che hanno un autore, un vero deus ex machina, Tarantino va più in là, nessuno resta vivo, lui sa tutto e ce lo racconta, chissà se dice la verità, ma abbiamo pagato il prezzo per un film normale, d’altronde, mica possiamo pretendere anche la verità.

i giudizi che si leggono in giro sono vari, fra il brutto e inutile al capolavoro, magari è solo un gran bel film vecchio stile.

ciascuno giudichi da sé, come sempre.

buona visione.

http://markx7.blogspot.it/2016/02/the-hateful-eight-quentin-tarantino.html

 

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Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Così, a braccio, mi sembra che nei film storici di Quentin ( Le iene – Pulp fiction – Jackie Brown ) il punto di vista che interessa Quentin sia quello dei criminali, è normale quindi che la sua posizione rispetto agli abusi del potere sia ‘sovversiva’, anche perchè le vittime per le quali ha manifestato non credo avessero i mezzi, l’organizzazione e la statura dei banditi delle sue pellicole. Erano persone sicuramente più inermi, magari solo disadattate/emarginate.

    • Francesco Masala

      sono d’accordo, il fatto che dipinga dei criminali molto spesso (un tipo particolare di essere umano) rende il suo impegno per le vittime dei criminali, quelli veri, magari in divisa, un fatto molto strano, o almeno inatteso, e benvenuto.

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