Tredici inferni di Hassan Blasim

recensione a “Il matto di piazza della Libertà

di Karim Metref

Di piazze, viali e vie battezzate “della libertà”, “della Liberazione” o “dell’Indipendenza”, nel mondo arabo, ce ne stanno in ogni città più o meno grande. Sahat Attahrir, Maydan al hurriya, Sciarii al istiqlal… Tutte arredate di altari, sculture e grandi affreschi murali dedicati alla libertà… Ma in tutte queste città, di libertà, non ce n’è nemmeno l’ombra. È a questa amara realtà che fa pensare il libro di Hassan Blasim, scrittore, poeta e regista iracheno da qualche anno esule in Finlandia.

Si tratta di una raccolta di 13 racconti: 13 scorci di vita di un popolo condannato all’inferno sia in patria che all’estero. L’inferno interno fatto di violenza quotidiana, ipocrisia, ignoranza e tabù. L’inferno in terre altrui, invece, è fatto di incubi notturni, rimorsi, fantasmi della violenza e dell’infelicità passata che perseguitano l’esule senza tregua e ne fanno un essere incapace di godersi la quiete e il benessere.

La raccolta è aperta con il racconto “L’archivio e la realtà”. È la storia di un richiedente asilo iracheno che narra di fronte a una commissione la storia che l’ha portato a chiedere rifugio presso un Paese nordico. Le avventure narrate dal profugo sono inverosimili. Dice di essere stato rapito e venduto da un gruppo all’altro di guerrieri e malviventi di vario genere che  ogni volta lo presentavano al mondo con una personalità diversa.

Una situazione assurda che però lo è solo un po’ più della guerra totale e incomprensibile alla quale è sottomessa la terra dei due fiumi da ormai una decina di anni. Il candidato esule finisce con un atto di accusa contro tutti: “Sono tutti assassini e cospiratori: mia moglie, i miei figli, i miei vicini, i miei colleghi, Dio, il profeta, il governo, i giornali…”.

In una specie di realismo magico alla sudamericana ma condito con salsa mediorientale speziata e molto, ma molto, amara i 13 racconti che passano dal sarcastico al macabro, dal macabro al fantastico e dal fantastico al satirico, sono scritti con una lingua acida e dissacrante. 13 illustrazioni del caos esterno di un Paese e di quello interno negli animi dei cittadini di quello stesso paese. Incisi con una lingua affilata come uno scalpello.

Alcuni racconti, come “Il matto di Piazza della libertà”, che dà il titolo a tutta la raccolta, riescono perfino a strapparci qualche sorriso triste ma tenero… per poi subito farci ripiombare nella dura realtà.

Senza lasciare nessun barlume di speranza, a nessun momento, come la situazione dell’Iraq odierno che non fa vedere nessuna prospettiva seria di uscita dal caos, quasi come una piccola “ Guernica” di Picasso, la raccolta di racconti di Hassan Blasim è una opera di belle arti che narra di una tragedia atroce.

Hassan Blasim, Il matto di piazza della Libertà, traduzione dall’arabo di Barbara Teresi, Edizioni Il Sirente, 2012, 160 pagine. (ISBN 978-88-87847-36-9)

Karim Metref
Sono nato sul fianco nord della catena del Giurgiura, nel nord dell’Algeria.

30 anni di vita spesi a cercare di affermare una identità culturale (quella della maggioranza minorizzata dei berberi in Nord Africa) mi ha portato a non capire più chi sono. E mi va benissimo.

A 30 anni ho mollato le mie montagne per sbarcare a Rapallo in Liguria. Passare dalla montagna al mare fu un grande spaesamento. Attraversare il mediterraneo da sud verso nord invece no.

Lavoro (quando ci riesco), passeggio tanto, leggo tanto, cerco di scrivere. Mi impiccio di tutto. Sopra tutto di ciò che non mi riguarda e/o che non capisco bene.

2 commenti

  • Marco Pacifici

    …ce ne stanno eccome anche in italia…piazza dei martiri della Liberta, della Resistenza, della Rivoluzione addirittura… non ci preoccupiamo che presto saranno piazze dei repubblichini di salo’….se nelle piazze ancora si potra’ andare.

  • Coraggio ci sono già le piazze dedicate a “L’aviatore” Bruno Mussolini (Forte dei marmi). Da lì a riavere anche le piazze dedicate al padre ci vuogliono pochi passi.

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