Tso: la repressione in camice bianco

Link per ascoltare l’intervista del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud a Radio Blackout sui fatti di Fano e sul Trattamento Sanitario Obbligatorio

La vicenda dello studente fanese cui è stato imposto il ricovero coatto in un repartino psichiatrico per un atto di protesta contro la mascherina a scuola, ha suscitato ampia indignazione. Sono scesi in campo persino fascisti e leghisti, normalmente forcaioli.
Nei fatti, il Trattamento Sanitario Obbligatorio, è una pratica molto diffusa. Una pratica che non ha nulla a che fare con la sofferenza psichica, ma è utile a disciplinare comportamenti che, per svariate ragioni, non possono essere sanzionati con gli strumenti messi a disposizione dall’apparato sanzionatorio previsto dal codice penale.
La prigione psichiatrica è uno strumento cui è molto difficile sottrarsi e lascia solo esigui margini di difesa e chi ci finisce impigliato.
Se un individuo è classificato come pericoloso da un paio di medici, di cui almeno uno deve essere uno psichiatra, poi basta la firma del sindaco ed il gioco è fatto. Se i tuoi atti sono definiti folli non c’è nulla che tu possa dire o fare per evitare il ricovero coatto, la gabbia chimica e, spesso, anche la contenzione fisica. Se sei dichiarato “matto” la tua volontà non conta, la tua parola non ha valore, perché, qualunque sia l’argomentazione, è alienata, senza ragione, malata.
Il TSO si configura come detenzione e tortura extra giudiziaria
Camicie di forza, letti di contenzione, elettroshock, lobotomia farmaceutica, punture a lento rilascio, isolamento, umiliazioni, ricatti, sequestri, prigionie, torture, violenze e morti…
Nonostante in Italia i manicomi siano stati chiusi negli anni Settanta, questa è la realtà vissuta ancora oggi da chi è giudicato dalla nostra società folle, divers*, anormale, e per questo isolat*, punit* e normalizzat*.
Rispetto al passato la psichiatria ha inventato centinaia di disturbi e di diagnosi, basati sull’analisi dei comportamenti delle persone, estendendo il suo sguardo medico ad ambiti che prima ne erano esclusi e medicalizzando tutte le fasi della nostra vita, dall’infanzia alla vecchiaia. L’omosessualità dal 1990 non è più considerata una malattia psichiatrica, ma le persone che decidono di fare un percorso di transizione di genere sono considerati affette da “disforia di genere” ed obbligate a sottostare a visite psichiatriche. I bambini vivaci sono trattati da “malati” di “ADHD” ossia Deficit di Attenzione e Iperattività e spenti con terapie farmacologiche.
La psichiatria ha esteso la sua rete di controllo e i profitti che ne derivano.
Per il resto a cambiare sono stati solo i nomi, in una società più moderna in cui lo psico controllo è ormai esteso nelle scuole, nelle strade, nelle carceri, nei CPR ed è perfettamente integrato a tutte le altre istituzioni di coercizione e controllo presenti nelle nostre moderne smart city.
I manicomi si sono trasformati in repartini (SPDC), CSM, SR, comunità, cliniche, centri diurni.
Gli ex manicomi criminali, quelli che più recentemente sono stati chiamati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sono stati “chiusi” ovvero rimpiccioliti, moltiplicati e capillarmente diffusi sul territorio (REMS).
L’elettroshock continua ad essere fatto, ma si chiama “Terapia Elettro convulsivante” e viene fatto sotto anestesia.
La lobotomia chirurgica invece è in disuso, poiché sono stati inventati i neurolettici (dal greco neuro “nervoso” e lepsis “blocco”) per cui viene fatta chimicamente, ad esempio con l’Haldol, uno psicofarmaco a lento rilascio somministrato tramite puntura, che veniva anch’esso usato come forma di tortura contro i dissidenti nei gulag russi. Andrea Soldi, l’uomo morto il 5 agosto 2015 sulle panchine di Piazzale Umbria durante un Trattamento Sanitario Obbligatorio, era costretto invece a prenderlo come “cura”, e quando si è rifiutato di farlo, è stato per questo ucciso da vigili e psichiatri. Una volta etichettato come “malato di mente” sei giudicato pericoloso e devi essere curato che tu lo voglia o meno, con medici, metodi e cure che tu non potrai scegliere. E se non sei accondiscendente, se neghi la tua malattia e rifiuti la terapia, se ti ribelli rischi un ricovero coatto, una cattura, una reclusione all’interno dei nostri ospedali, in quei reparti chiusi con le sbarre alle finestre dove qualsiasi cosa subirai è chiamata “cura” e trattamento, dove le sostanze psicoattive sono chiamate “farmaci”.

https://radioblackout.org/2021/05/tso-la-normalita-della-gabbia/

 

NELLA FOTO IN ALTO Andrea Soldi morto il 5 agosto 2015 a Torino durante un Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Nel maggio 2018 il tribunale ha condannato tre vigili e uno psichiatra a un anno e otto mesi di carcere, nella sentenza di primo grado. I giudici hanno deciso che nell’eseguire il Tso (concordato il giorno prima dalla famiglia Soldi con lo psichiatra) l’uomo fu ammanettato e stretto con forza al collo sino a fargli perdere i sensi; nel trasportarlo poi lo tennero sdraiato sulla barella a pancia in giù, senza tentare di rianimarlo né preoccupandosi se posto in condizioni di respirare. A stabilire il nesso di causa ed effetto fra la costrizione subita e la morte è stata l’autopsia disposta dalla procura di Torino e riconosciuta valida nella sentenza.

 

La Bottega del Barbieri

6 commenti

  • domenico stimolo

    Un dramma, che si continua a consumare, reiteratamente, in una struttura sociale che si definisce democratica.
    In questi casi servirebbero supporti, di parola, o altro, di tipo “dolci” e comprensive. Invece si passa a vie di fatto, coercitivi.

    Si legge oggi sulle cronache catanesi del quotidiano La Sicilia:
    TITOLO: “ Via Gorizia, infastidisce i passanti ma viene bloccato dai carabinieri.
    SOTTOTITOLO: ………L’energumeno in passato già sottoposto a TSO.
    PEZZO FINALE DELL’ARTICOLO: ……A quel punto i carabinieri hanno compreso che diventava irrinunciabile l’intervento del personale medico del 118 nonchè di una pattuglia della Polizia Locale, che ha avviato nei confronti del soggetto problematico l’ennesima procedura sanitaria.
    E’ questa, ancora, l’Italia del 2021.

  • angelo maddalena

    la civiltà si fonda sulla repressione, come diceva quello, è alla radice il vulnus, la democrazia, come la civiltà, si basa sulla repressione, sulla contenzione, il sistema industriale poi aumenta la dose: produce frustazione e alienazione costantemente, intrinsecamente, a oltranza, lo vediamo anche in questo periodo, sto leggendo il libro Transitare le pandemie con Ivan Illich: quando si spera di tornare alla “normalità”, vuol dire che si vuole tornare a una situazione di dipendenza frustrante e alienante dalla linea-tecnologico opprimente che ormai è diventato il vivere quotidiano di molti di noi

  • Ragazzi, evitiamo le semplificazioni all’ennesima potenza! Ma sapete che cosa significa avere un ammalato psichiatrico in casa? Sfortunatamente sono un testimone oculare perché la sorella di mia moglie è ammalata da oltre 30 anni e ha devastato la nostra vita: autostrada contromano, insulti, minacce, provocazione e prosciugamento del conto corrente dei genitori al punto che con c’erano in soldi per il funerale della madre. Secondo voi bisogna procedere con dolcezza e accondiscendenza? Risultato: vengono distrutte le vite dei familiari! Il TSO è terribile, ma la malattia psichiatrica non è da meno. Concludo: sono ancora un basagliano convinto, ma la semplificazione banalizzante non aiuta nessuno

  • Comunicato del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
    TI RIFIUTI DI METTERE LA MASCHERINA IN CLASSE? TI FACCIO IL TSO!!

    Abbiamo appreso dai giornali che uno studente di 18 anni di Fano è stato ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) perché non voleva indossare la mascherina in classe.
    Siamo sconcertati e ci vergogniamo dell’operato delle Istituzioni. Davvero non si poteva agire diversamente? Bisognava proprio attuare un TSO?
    Il dirigente scolastico dell’Istituto ha dichiarato che il ricovero coatto sarebbe stato fatto per fare riflettere e per educare il ragazzo che, a detta degli insegnanti, ha un ottimo rendimento scolastico ed è benvoluto dai compagni. Su cosa esattamente doveva riflettere? Sul fatto che pensarla in modo diverso sia una colpa? Usare il TSO per educare, ma si può parlare di educazione quando si sta obbligando una persona a ricoverarsi contro la sua volontà?
    Non hanno capito che forse si trattava di una provocazione? Che forse il ragazzo era stanco di studiare e vivere così? Che forse voleva comunicare la sua difficoltà e lanciare un messaggio ai compagni? Come sempre è la persona che è malata e non si mette mai in discussione il contesto ma ci si affida alla psichiatria. Rivendicarsi di utilizzare il trattamento sanitario per reprimere, punire e rieducare chi ha comportamenti non adeguati e fuori dagli schemi ecco il vero scopo del potere psichiatrico e delle istituzioni che vi si affidano.
    E il sindaco di Fano? Si giustifica dicendo che la firma del sindaco è soltanto un atto formale, ma ha verificato se sussistevano le 3 condizioni per attuare il TSO?
    La legge 180/78 stabilisce che il trattamento sanitario obbligatorio deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore. Il TSO si può effettuare se si presentano contemporaneamente tre condizioni:
    – quando la persona si trova in alterazione psichica tale da richiedere urgenti interventi terapeutici
    – quando tali interventi terapeutici vengono rifiutati dalla persona
    – quando tali interventi non si possono garantire nel proprio domicilio
    Premesso che per noi il TSO andrebbe abolito, in questo caso non ci sembra pertinente e legittimo attuare un trattamento sanitario obbligatorio, sottrarre lo studente con un’ambulanza.
    Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.
    Molto spesso prima arriva l’ ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico (spdc) e poi viene fatto partire il provvedimento; accade anche che il paziente non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario). Persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.
    La vicenda di Fano crea un precedente preoccupante nell’uso della repressione come metodo educativo. Dato l’elevato numero di ricoveri coatti praticati ogni anno in Italia, non possiamo fare a meno di chiederci: appena un individuo si discosta da quella che i più definiscono normalità è a rischio TSO?
    Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
    antipsichiatriapisa@inventati.org
    http://www.artaudpisa.noblogs.org
    335 7002669

  • Certo, abolite il TSO e, tanto che si siete, abolite anche i familiari. Mi chiedo con disperazione: ma avete mai avuto a che fare con un malato mentale? Credo proprio di no, vi limitate ad vederli dall’esterno, qualche ora al giorno e poi con sicumera tornate nei vostri comodi letti di lana, ma provate a viverci tutto il giorno e tutti i giorni, 24 ore, anche di notte, e poi se avrete ancora la forza sentenziate !

  • Pingback: Non voglio la mascherina: studente inviato allo psichiatrico. – RETE Ambientalista

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