Un massacro lungo 4 anni…

ma 100 anni dopo invece di farne l’ennesima «scor-data» impegniamoci a riscrivere la storia e per prima cosa imponiamo di riabilitare i fucilati e i decimati

di Francesco Cecchini  

«La canzone di Craonne» (Francia, 1917)

Terminato il riposo dopo otto giorni
si ritorna giù in trincea,
il nostro posto è tanto utile
che senza di noi si piglian legnate.
Ma ora basta, se n’ha abbastanza,
nessuno vuole più marciare,
e col cuore gonfio, come singhiozzando
si dice addio alla vita civile.
Anche senza tamburo o senza tromba
ce ne andiamo laggiù a testa bassa.

Addio alla vita, addio all’amore,
addio a tutte le donne.
E’ finita, durerà per sempre
questa guerra infame.
E’ a Craonne, sull’altopiano
che si deve lasciar la pelle,
ché siamo tutti condannati,
siamo noi i sacrificati!

Otto giorni di trincea e di sofferenza,
ma abbiamo la speranza
che stasera ci daranno il cambio
che attendiamo senza sosta.
All’improvviso, nella notte silenziosa
si vede qualcuno che avanza,
è un ufficiale dei “Chasseurs”, a piedi,
che viene a sostituirci.
Pian piano, nell’ombra, sotto la pioggia battente,
i piccoli “chasseurs” vanno a cercarsi le tombe.
Soudain, dans la nuit et dans le silence,

Addio alla vita, addio all’amore,
addio a tutte le donne.
E’ finita, durerà per sempre
questa guerra infame.
E’ a Craonne, sull’altopiano
che si deve lasciar la pelle,
ché siamo tutti condannati,
siamo noi i sacrificati!

E fa pena vedere sui grandi viali
tutti quei borghesi in festa;
se per loro la vita è rosea,
per noi non è la stessa cosa.
Invece di nascondersi, tutti quegli imboscati
farebbero meglio a scendere in trincea,
per difendere i loro averi; noi non abbiam nulla,
noialtri, poveri morti di fame.
Tutti i compagni son sepolti là
per difendere gli averi di quei signori.

Quelli coi soldi ritorneranno a casa
perché è per loro che noi si crepa.
Ma ora basta, perché i soldatini semplici
ora si metteranno in sciopero.
Sarà il vostro turno, grassi borghesi
di salire sull’altopiano,
perché se volete la guerra
pagatela con la vostra pelle.   

La canzone sembra sia stata composta nel 1915 da un soldato francese nelle trincee insanguinate di Lorette nell’Artois e poi ripresa (rimpiazzando Lorette con Craonne) dopo il fallimento dell’offensiva del Chemin des Dames e di Craonne.

Da 3 anni i soldati francesi e tedeschi si combattono nel nord della Francia. È una guerra di posizione simbolizzata dalle trincee. Fango e sangue che si mescolano. Morti, ferite, amputazioni, dolori inumani. Difficile immaginare come si viveva nelle trincee, buche sporche lontano dalla vita civile, a sbudellare altri essere umani, con la propria morte che può arrivare a ogni istante. I soldati sono spossati e traumatizzati dalla violenza degli scontri. Cresce inoltre il sentimento di rabbia per essere inviati alla morte per niente. Scoppiano gli ammutinamenti.

La canzone di Creonne esprime tutto questo e potrebbe essere cantata non solo da soldati francesi, ma da tedeschi, da inglesi e da austriaci. Gli italiani cantano «Gorizia tu sei maledetta».

Musica e parole della «Canzone di Craonne» si possono ascoltare in questo video: immagini potenti che denunciano l’assurdità della tragedia:

http://www.youtube.com/watch?v=z-yRaEYQNQs&feature=youtube_gdata_player

La prima guerra mondiale dal 1914 al 1918, nella sua dimensione (intercontinentale, non solo europea) fu un immenso massacro: oltre 16 milioni di morti e circa 20 milioni di feriti. Il sacrificio di sangue dell’Italia fu di 750.000 morti, di cui circa 600mila caduti in combattimento e gli altri nella popolazione civile per cause di guerra. I feriti furono oltre un milione e gli ammalati, per le condizioni belliche, il doppio. Un tragico macello di carne umana.

Vi è anche la storia di coloro che hanno tentato di resistere e di ribellarsi. Di coloro che sono stati fucilati: shot a dawn, per inglesi e irlandesi; fusillés pour example per i francesi; decimati per noi italiani.

Di ciò in Italia si parla poco, vige la retorica della guerra patriottica e di un’Italia liberale (che però portava in sé il fascismo). Prima dell’inizio veniva chiamata “guerra lampo” ma divenne subito “di posizione”: assalti da trincee ad altre trincee o postazioni fortificate per conquistare poche centinaia di metri con immense perdite umane. Per “persuadere” i soldati – nient’altro che carne da cannone – viene istituita una rigida disciplina fatta di processi sommari e di esecuzioni sul campo, veri e propri assassinii di massa. I tribunali militari si diedero un gran daffare anche in Italia. Almeno un soldato su dodici fu processato. I fucilati dopo “regolare” processo furono tra i 750 e i 1500 ma più numerosi (e mai contati) i fucilati sul campo per il semplice ordine di un superiore o quelli uccisi in battaglia al minimo accenno di fuga. Frequenti le decimazioni per incutere terrore e spronare a inutili e sanguinosi assalti. A chi manovrava i cannoni veniva spesso ordinato di “accorciare” il tiro per costringere i soldati “amici” ad avanzare.

Questa guerra nella guerra ai propri soldati portò alla disastrosa disfatta di Caporetto, nel 1917. Gli austriaci irrompono e per poco non invadono l’Italia. È la sconfitta dei generali e di Badoglio, ma viene data la colpa ai soldati italiani che avrebbero compiuto uno “sciopero al fronte”. I trecentomila italiani catturati vengono vergognosamente calunniati. D’Annunzio scrive: «di chi si rende prigioniero, si può veramente dire che pecchi contro la Patria, contro l’Anima e contro il Cielo». Lo Stato Maggiore si vendicò con un inumana iniziativa contraria a tutte le convenzioni internazionali: il blocco totale dei pacchi viveri inviati dalle famiglie. Così dei 300mila, circa 100mila morirono di fame nei campi di prigionia.

Il cinema («Uomini contro» di Rosi) la letteratura («Un anno sull’altipiano» di Lussu) e pochi ricercatori coraggiosi («Plotone d’esecuzione» di Forcella-Monticone) hanno restituito onore agli assassinati da criminali quali Badoglio e Cadorna ma restano ignoti ai più. Soprattutto mancano ancora atti dovuti: targhe o monumenti alla loro memoria e innanzitutto la riabilitazione giuridica.

In Francia – in un discorso proprio a Craonne l’11 novembre 1998 – l’allora primo ministro Lionel Jospin segnò una svolta e da allora si parla molto della riabilitazione dei fucilati e persino Sarkozy lo ha in parte seguito su questa strada mentre François Hollande ha annunciato che ne parlerà in occasione del prossimo 11 novembre, anniversario dell’armistizio tra Francia e Impero austroungarico. Sono risposte parziali: occorre una riabilitazione effettiva, atti giuridici. In Francia in prima linea per la riabilitazione sono il Parti de Gauche e altre organizzazioni della sinistra che voglio conseguire questo obiettivo per il centenario della fine della prima guerra mondiale.

In Gran Bretagna esiste un monumento al National Memorial Arborerum, near Alrewas nello Straffordshire che ricorda i 306 soldati – inglesi, irlandesi o del Commonwealth – fucilati durante la prima guerra mondiale per diserzione o “codardia”. Dopo una campagna durata decenni sono stati “perdonati” nel 2006 con un emendamento alla corrente legge delle Forze Armate (Armed Forces Bill): perdonati non riabilitati.

In Germania – che io sappia – vi è a Stoccarda un monumento ai disertori sia della prima che della seconda guerra mondiale, ma non vi è riabilitazione o “perdono”.

Per il centenario della grande guerra, a partire dal 2014, si preparano in Italia come in tutta Europa iniziative mistificatorie. Non denunciano che quella fu una guerra fra potenze imperialiste e contro i popoli.

Il comitato dei ministri italiani per il centenario ha affermato (l’8 ottobre) che le commemorazioni sono particolarmente importanti per la costruzione dell’identità europea (sic!). Sarebbe bene che la sinistra e i movimenti politico-sociali di opposizione denunciassero invece con forza il carattere manipolatorio e falsante del centenario, si opponessero a spese consistenti e inutili (a cominciare dall’intervento di restauro e allestimento museale di Redipuglia), rilanciassero una visione corretta di quella guerra. E chiedessero di onorare la memoria dei decimati e fucilati attraverso un monumento che li ricordi e la riabilitazione giuridica.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

4 commenti

  • SEGNALO QUESTO COMUNICATO DI “MOSAICO DI PACE”

    In occasione del 4 novembre, triste giornata che ricorda i 650mila morti alla fine della Grande Guerra, Mosaico di pace riprende il monito di papa Benedetto XV che definì la guerra come “inutile strage”, monito che diviene appello per la coscienza di ogni cristiano e persona di buona volontà.
    La rivista promossa da Pax Christi ha dedicato, proprio questo mese, il dossier alla questione sempre attuale dei cappellani militari.
    Tutti arruolati? Tutti in riga per giustificare la storia dalla parte dei forti? Come si concilia la via militare alle beatitudini e al comandamento dell’amore?
    Il dossier, a cura di don Renato Sacco e Vittoria Prisciandaro, vuol aprire al dialogo e alla riflessione perché anche in tema di gradi e stellette ai cappellani militari si possano trovare strade nuove da percorrere. Le pagine della rivista ospitano la riflessione del teologo Giannino Piana, un’analisi più introspettiva dello psichiatra Vittorino Andreoli, due voci del mondo protestante e cioè Paolo Naso e Rainer Schmid, e un’intervista al generale Fabio Mini.
    Vogliamo aprire il confronto, il dialogo anche con posizioni diverse per trovare nuovi cammini di pace.
    La copia del numero di novembre o del solo dossier può essere richiesta in redazione.
    Info: abbonamenti@mosaicodipace.it
    Renato Sacco (coordinatore nazionale di Pax Christi): drenato@tin.it
    Il numero on line: http://www.mosaicodipace.it/mosaico/i/3582.html

  • SEGNALO ANCHE QUESTO (CHE HO RIPRESO DALLA RETE)

    dal Corrriere della Sera 4-11
    IL SINDACO DI MESSINA
    Festa Forze Armate, Accorinti sventola
    la bandiera della pace: ed è polemica
    Il gesto davanti al monumento dei caduti. Il web si divide: «Gesto fuori luogo». Ma altri: «Siamo fieri di te»

    Festa Forze Armate, Accorinti sventola la bandiera della pace: ed è polemica

    Il gesto davanti al monumento dei caduti. Il web si divide: «Gesto fuori luogo». Ma altri: «Siamo fieri di te»

    MESSINA – Renato Accorinti, sindaco pacifista di Messina, non si smentisce. E nel giorno delle celebrazioni delle Forze Armate si rende protagonista di un’iniziativa che ai più non è andata giù. Ha esposto ai piedi del monumento ai caduti una bandiera della pace su cui era scritto: «L’Italia ripudia la guerra». E pure il discorso non è stato da meno. Il sindaco ha infatti auspicato la chiusura di tutti gli arsenali. I presenti a quanto pare non hanno gradito il tenore ideologico dell’intervento, trovandolo se non di cattivo gusto quanto meno discutibile.
    POLEMICHE – «Siamo qui a celebrare l’unità nazionale e le forze armate», hanno detto alcuni. «Il gesto del sindaco è fuori luogo». E la polemica continua in rete: «Credo che abbiamo superato i limiti della decenza… Questo è un oltraggio a tutte quelle forze che ogni giorno “combattono” per la nostra libertà e per la democrazia…..vergogna….!!! ». E ancora: «Accorinti…adesso anche tu potrai a buon titolo essere annoverato tra le vergogne della nostra città». Ma sul web molti si schierano dalla parte del sindaco e della sua battaglia: «Renato sei grande, grazie»; «Sempre più fieri di te».
    L’INTERVENTO – «Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte – ha detto il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani – e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell’Archivio Disarmo su “la spesa militare in Italia” documenta come l’Italia abbia speso per l’anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l’Istat ha pubblicato il suo più drammatico Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1’8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema della progressiva campagna di militarizzazione italiana».
    SICILIA PORTAEREI DEL MEDITERRANEO – «La nostra isola – ha proseguito Accorinti – rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (Muos) i paesi stranieri. Anche l’arrivo dei flussi migratori è vissuto come un “problema di ordine pubblico” da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice “Si” al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio “No a tutte le guerre” e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia – ha concluso il sindaco – da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l’umanità».
    IL PROFILO – Dall’insediamento a piedi scalzi in comune il sindaco Accorinti, dunque, non smette di stupire. E d’altronde guardano al suo profilo c’era da aspettarselo. Attivista da sempre. Negli anni ’70 è a Berlino per manifestare contro il Muro; nel 1979 partecipa alla «Carovana per il Disarmo Bruxelles-Varsavia», manifestando, nelle città europee maggiormente militarizzate, contro il dispiegamento di armamenti da parte sia della Nato sia del Patto di Varsavia. Dopo aver incontrato Poetto Pinna a Perugia, nel 1979 fonda, insieme ad altri attivisti, il «Movimento non violento» messinese. Nel 1982, a Comiso, manifesta contro l’installazione di una Base Nato. Il 15 gennaio 1991 è rinviato a giudizio, poiché durante lo svolgimento di una manifestazione contro l’intervento italiano nella Guerra del Golfo istiga i militari a disertare nel caso fossero inviati a combattere nel Golfo Persico e i giovani che ricevessero la cartolina precetto, a strapparla. Il 9 giugno del 1992, a Messina, in un tribunale colmo di studenti e concittadini solidali, il presidente Ernesto Morici sentenzia che il fatto sussiste ma non costituisce reato: è assolto.
    04 novembre 2013

  • POSTO BEN VOLENTIERI QUESTO COMMENTO (IN TEMA) DI GIANCARLA CODRIGNANI

    Ieri era il 4 dedicato alle “Forze Armate”. Un sindaco con la bandiera della pace e la maglietta ha fatto scalpore perché i carabinieri non hanno gradito. A me viene un po’ da ridere: in anni lontani – non c’era ancora stato il “sessantotto” – alcuni studenti bolognesi si incontravano nella chiesa valdese metodista (a quell’epoca i cappellani militari avevano portato in tribunale don Milani e p.Balducci sostenitori dell’obiezione di coscienza al servizio militare allora obbligatorio) per ragionare di nonviolenza e, appunto, di quell’obiezione che interpellava la coscienza nei confronti di un principio costituzionale (e non di una sempre riformabile legge). Questi ragazzi (uno di loro oggi è magistrato) decisero di uscire e rivolgersi all’opinione pubblica proprio il 4 novembre, il giorno dell’ “inutile strage” (26 milioni di vittime, metà civili), inutile perché i vantaggi acquisiti si potevano ottenere al tavolo negoziale preliminare, che comunque portò alla “vittoria” dell’Italia. Il volantino – non pregevolissimo nello stile pensava la prof. cofirmataria – diceva che la guerra non era una bella trovata e che non si capiva perché solennizzare una guerra. In piazza Maggiore i futuri obiettori furono fermati e denunciati per vilipendio: un pretore intelligente – Mario Antonacci, da poco scomparso – informò questura e cittadini con una “declaratoria immediata” che il volantino diceva solo cose che stavano in tutti i libri di scuola. Forse è stata il mio primo intervento davvero “politico”; comunque, in sostanza, sono rimasta lì. E mi viene da ridere ancora vedendo il carabiniere che si allontana, offeso per un sindaco ingenuo come tutti quelli che dicono che il re è nudo.
    Invece fa piangere il narcisismo dell’attuale ministro della difesa Mario Mauro che si esibisce pieno di orgoglio muscolare nella propaganda dell’investimento (perdente) italiano per una dotazione militare che altri paesi ritengono inutile. La foto pubblicitaria dice, testuale: “To love peace, you must arm peace. F35 does that”. L’inglese elementare dice che “per amare la pace la si deve armare, cosa che fanno appunto gli F35”. Intanto istalliamo a NIscemi la base di rilevamento satellitare che controllerà tutte le operazioni internazionali da parte della difesa Usa.
    Forse le commemorazioni del 4 novembre1918 (che aveva giurato “mai più”) sono un po’superate, Bisognerebbe rammentarlo anche al presidente della Repubblica: le forze armate hanno la sola funzione prevista dall’articolo undici, su cui deve vigilare il Parlamento.

  • Questo è uno dei volantini distribuiti dal Cagliari Social Forum durante la “commemorazione” dei caduti della prima guerra mondiale
    Oggi autorità civili e militari commemorano i caduti della Prima guerra mondiale. Parleranno di martiri e di gesta nobili.
    Noi diciamo che questa data va ricordata come una data infausta, anzi una delle più infauste assieme al 24 maggio, quella dell’entrata in guerra dell’Italia e che aprì le porte alla più grande carneficina che il nostro Paese avesse mai visto fino ad allora.
    Una carneficina che costò la vita a 600.000 persone (oltre 700mila comprendendo quelli che per varie conseguenze morirono dopo il 4 novembre 1918) con oltre due milioni di feriti. Non possiamo dimenticare che una delle conseguenze di questa guerra fu il sorgere e l’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania.
     Non tutti gli italiani vollero prendere parte a questo massacro
    870.000 furono coloro che si rifiutarono di marcire in trincea e disertarono almeno una volta. Un alto numero raggiunse i renitenti alla leva che furono 160.000. Quattrocentomila i processi di insubordinazione con 210.000 condanne, di cui 15.000 condanne all’ergastolo e 4.028 esecuzioni con fucilazione “alla schiena”.
           Noi oggi,  intendiamo ricordare queste persone
    Giovani uomini che seppero dire no, al momento giusto, all’inutile strage.
    Per ricordarli e facendo nostri i loro pensieri, le loro paure, il loro antimilitarismo diciamo no a tutti gli strumenti che preparano, pianificano, esaltano e rendono possibile l’orribile strumento di morte e distruzione che si chiama guerra.
     Ecco perché reputiamo retoriche  le commemorazioni le ufficiali.
    Nel ricordare coloro che quella guerra si rifiutarono di combattere noi, conseguentemente  chiediamo:
    La chiusura delle basi militari in Sardegna e la immediata bonifica del territorio.
    Ribadiamo la nostra contrarietà  all’acquisto di materiale da guerra e in primis degli F-35
    Diciamo no a tutte le guerre di aggressione a quelle che oggi vengono spacciate come “Guerre umanitarie “  o “missioni di pace”. E, di conseguenza, chiediamo il ritiro immediato di tutte le truppe italiane impegnate in operazioni di guerra all’estero.
    La NATO deve uscire dall’Italia portandosi appresso il suo bagaglio nucleare e i suoi strumenti di morte.
    Cagliarisocialforum.  4.11.13

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