un’estate di pace?

di Francesco Masala (*)

dice Mefistofele a Faust (Christopher Marlowe)

“…lì dove noi siamo è inferno, e dove
è questo inferno, dobbiamo esser sempre:
e in breve, quando il mondo andrà dissolto
nell’ora in cui ciascuna creatura
è giudicata, allora quello spazio
che non è cielo, sarà tutto inferno.”

da qui

i masters of war odiano le vacanze e fanno gli straordinari, purtroppo.

e gli Stati Uniti D’America fanno sempre gli apprendisti stregoni, ma Walt Disney è morto, ormai, e la musica è cambiata.

 

WorldWar2014

UCRAINA – I recenti sviluppi politici interni hanno portato alla destituzione del presidente Viktor Yanukovich, con la liberazione, dopo tre anni di carcere, di Yulia Timoshenko e la presa di potere del nuovo Primo Ministro Arsenij Jaceniuk. Quest’ultimo è alla guida di un Gabinetto marcatamente filo-europeo e ucrainofono, che guarda agli interessi della parte occidentale del paese, come hanno dimostrato alcuni dei primi provvedimenti del nuovo Governo.

Il Presidente Turchinov ha, infatti, approvato una legge che elimina il bilinguismo, cancella cioè la lingua russa come lingua ufficiale del paese, accanto all’ucraino, oltre a palesare l’intenzione di rivedere alcune autonomie locali, come era quella della Repubblica Autonoma di Crimea. Se quest’ultima regione ha potuto evitare uno scontro militare grazie alla celerità del processo di ammissione a Mosca, i territori orientali hanno visto l’esplosione del secessionismo russofono, in particolar modo nella zona di Donetsk, con la creazione di milizie para-militari che hanno l’obiettivo di unirsi alla Federazione Russa. Ad accomunare queste regioni alla Russia non è solo un fatto linguistico e culturale, ma anche la condanna alla deposizione di Yanukovich, democraticamente eletto nel 2010 col 48,95% dei voti, e il rifiuto degli orientamenti politici emersi con Euromaidan, la serie di disordini che si sono susseguiti alla decisione dell’allora Presidente Yanukovich di sospendere gli accordi di associazione Ucraina-UE.

E mentre Yanukovich fu accusato dalla comunità internazionale di aver aperto il fuoco contro i manifestanti che poi attueranno quello che è, a tutti gli effetti, un colpo di Stato, il nuovo governo di Kiev ha intrapreso la lotta contro i secessionisti filorussi senza ripercussioni, in un clima da piena Guerra Fredda, acuitosi col caso dell’aereo di linea Malaysia Airlines abbattuto (con tutta probabilità dai filorussi), che vede schierate direttamente le due rivali di sempre: Usa e Russia.

 

GAZA – La questione mediorientale e il conflitto Israelo-palestinese è certamente un argomento difficile da trattare in poche righe, nella complessità dell’analisi storiche e delle ragioni dell’una e dell’altra parte. Limitiamoci perciò agli ultimi avvenimenti. Da ventiquattro giorni l’esercito israeliano è impegnato in una serie di operazioni militari nella striscia di Gaza, controllata dal gruppo politico e militare Hamas. Le notizie che arrivano sono molto frammentarie, sia per volere di Israele, che rivela solo informazioni che ritiene necessarie e permette raramente ai giornalisti di entrare nelle zone di guerra, sia per volere di Hamas, che ha da sempre un atteggiamento di chiusura nei confronti della stampa.

 

L’8 luglio sono cominciati gli attacchi via aria, con l’IDF (Forze di Difesa Israeliane) che sostiene di aver colpito quattromila bersagli con i suoi F-16. Secondo alcuni critici l’IDF prenderebbe di mira anche abitazioni civili, con lo scopo di allontanare l’opinione pubblica da Hamas. Così sono avvenute le carneficine alle scuole Onu, con l’attacco dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navy Pillay, che ha affermato che“Nessuno di questi attacchi è sembrato casuale, ma un atto di deliberata violazione del diritto internazionale”. A parole si sono mossi anche gli Usa, ma difficilmente vedremo una presa di posizione di forte e impegnativa, come accaduto più volte nel caso di altre nazioni. Il 17 luglio è iniziata anche l’offensiva via terra, un’operazione non ancora conclusa con un numero imprecisato di uomini impegnati. Negli ultimi giorni l’Israel Defense Force ha mobilitato i 16mila riservisti supplementari, che dovrebbero portare ad un totale di 86mila riservisti impegnati. Secondo il Governo israeliano l’obbiettivo dell’azione sono i numerosi tunnel che Hamas ha scavato nella striscia, che passano sotto il confine per raggiungere Israele e anche alcune zone dell’Egitto, dove i terroristi possono rifornirsi. Per ora sembra che l’esercito israeliano si sia limitato ad occupare la cosidetta buffer zone, senza entrare in profondità nel territorio della striscia di Gaza.

Due operazioni parallele insomma: una via aerea, che sta bombardando tutta la striscia, colpendo anche edifici civili (secondo alcuni volontariamente), una via terra, con delle battaglie nel quartiere di Shejaiya e altri punti della buffer zone. Un conflitto che sembra lontano dalla conclusione e che rischia di decimare letteralmente la popolazione palestinese.

 

SIRIA – Non c’è solo il conflitto tra Israele e Palestina a lacerare il Medio Oriente. Dal 2011 in Siria si combatte una spaventosa guerra civile tra i dissidenti e il regime dittatoriale del Presidente Bashar Al-Assad. Una delle prime manifestazioni del dissenso di massa avvenne il 15 marzo 2011, quando migliaia di persone scesero in piazza ad Aleppo e Damasco. Nei giorni successivi non si fece attendere la risposta delle forze di Assad, con arresti, sparizioni e torture, mentre il conflitto inizia ad allargarsi ad altre zone della Siria. In tre anni di guerra il bilancio delle vittime si aggira intorno alle 150mila. Nello scontro si è poi inserito il movimento dell’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, formato da gruppi di jihadisti.

Le repressioni del Governo sono diventate sempre più violente ma i dissidenti non si sono fermati e, ad oggi, nessuna delle due fazioni sembra vicina alla vittoria, nonostante il regime abbia ottenuto vantaggi dagli aiuti provenienti dell’Iran e da Hezbollah, che dal Libano invia truppe e rifornimenti. Anche gli sforzi della comunità internazionale per fermare o mitigare il conflitto sono stati vani, come le intenzioni di distruggere l’arsenale di armi chimiche del regime Assad. La guerra diventa sempre più violenta.

 

LIBIA – Anche la Libia sta sprofondando nella guerra civile, nonostante la poca attenzione mediatica, concentrata con un occhio sull’Ucraina e uno su Gaza. Il dopo Gheddafi ha visto le elezioni parlamentari del 25 giugno, che hanno portato a una situazione di forte instabilità politica, con l’emersa difficoltà di individuare una solida maggioranza di governo. La guerra, sicuramente frutto anche del vuoto istituzionale, non sta tutta qui. In gioco c’è il controllo politico ma anche quello economico del paese, che si gioca su Tripoli e la Cirenaica, ricca di petrolio. Nelle ultime settimane le milizie di Misurata hanno attaccato quelle di Zintan, nel tentativo di strappare proprio il controllo del porto di Tripoli. La partita vede nella contesa le forze laiche contro quelle tribal-religiose, con le forze di Misurata, alleate dei filo-islamici, che hanno forzato la mano contro Zintan, più vicina ai liberali e al debole governo di Al Thani,. Da maggio si riscontrano combattimenti anche nella zona di Bengasi, con il generale dissidente Khalifa Haftar che ha lanciato un’offensiva contro le forze islamiste che fanno da padrone in Cirenaica, come Ansar Al Sharia. Bengasi e Tripoli sono ormai città in mano alle milizie e l’Onu come i funzionari di molti paesi sono tornati in patria. L’ambasciata italiana è ancora aperta ma si sconsigliano viaggi in Libia.

 

AFRICA – Il continente africano è teatro di un numero crescente di scontri, poco trattati dai media occidentali. Da anni continuano le guerre civili in Kenya e in Somalia, dove si muovono gruppi terroristici legati ad Al Queda e la milizia islamica radicale di Al Shebab. Guerre civili infiammano da anni anche in Congo, Sudafrica, nel sud del Sudan, oltre che in Nigeria, in cui continua una guerra decennale violentissima, con entrambe le parti a violare apertamente il diritto umanitario internazionale. Negli ultimi mesi il Presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ha dichiarato guerra al gruppo armato islamista Boko Haram, mentre quest’ultimo ha ripreso incursioni armate contro villaggi e città.

da qui

 

 

 

QUI un elenco dettagliato dei conflitti in corso

 

 

 

gli yazidi secondo la BBC

 

domande sulle attiviste italiane rapite in Siria

 

una strage di  Siria

 

(*) «Nella prefazione a “Le folgori d’agosto” (edizione Vallecchi 1973) alla domanda sul perché scrive Jorge Ibargüengoitia ha confessato che scrive un libro ogni qual volta desidera leggere un libro di Ibargüengoitia, che è il suo scrittore preferito. Quella lettura fu una folgorazione, da allora ogni volta che voglio leggere qualcosa di veramente bello e interessante che non riesco a leggere da nessuna parte, me la scrivo da me, anche perché non è mica facile per gli scrittori sapere quello che voglio leggere io». Francesco Masala si presenta così. Aggiungo solo che una delle sue frasi preferite è «La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta» di Theodor W. Adorno. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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