Val Susa: diritti e ragione, Stato e persone, debiti e veleni

Il meglio del blog-bottega /125…. andando a ritroso nel tempo (*)

Verso la manifestazione di domenica 30 luglio

di Man.Co.

Una pietra non può valere la condanna della ragione. Domenica 3 luglio in Val Susa decine di migliaia di persone sono state minacciate e aggredite dallo Stato, perché? Perché hanno ragione e difendono il diritto.

Per la loro testarda volontà di partecipare direttamente a una decisione che riguarda il territorio che abitano. Una partecipazione garantita dalla legge ma impedita di fatto. E perché viene impedita? Perché è solo un diritto. Perché il diritto è carta se non lo riconosciamo e non lo conquistiamo, difendendolo ogni giorno. E la partecipazione fa paura. I diritti fanno paura, più delle pietre. E del diritto il Tav ne è la tomba, in più sensi.

Il Tav è una “grande opera” voluta dalla legge obiettivo, che è una legge illegale, inventata ad hoc per celare il giro di tangenti che conoscevamo come Tangentopoli prima, come P2, P3, Pinfinito, poi. Una copertura. Una truffa. La negazione del diritto. Un diritto senza copertura economica è solo una dichiarazione di intenti e se la copertura economica serve ai corrotti e corruttori non può bastare per il resto. Il resto sono i servizi: la scuola, il lavoro, le cure mediche, i trasporti, la sicurezza. Ma come fa questa legge a coprire una decisione così scandalosa che sacrifica i diritti di tutti per l’interesse di pochi? Mischia due contratti tipici del mercato libero che regolano i rapporti economici tra pubblico e privato: l’appalto e la concessione. Mette insieme i vantaggi dell’uno e dell’altro per le imprese private, caricando ogni rischio e ogni spesa sul pubblico. Svela un intento che sul mercato libero aleggia come un sussurro, un sogno proibito, di quei privati che vogliono papparsi il tesoro pubblico in dote a ogni Stato, che senza controllo sulla propria ricchezza e sul proprio patrimonio si svuota dei diritti lasciando nudo uno scheletro in bilico su una voragine di debiti e di barbarie.

La barbarie della forza pubblica sganciata dal diritto, opposta al diritto. I debiti ambientali, cancerogeni, economici che vedremo presto. E anche dopo. Per generazioni.

Il debito economico al momento non è visibile, si può solo stimare perché sul bilancio dello Stato non compare. Perché non compare? Gli investimenti sono tutti pubblici e come tali dovrebbero essere rendicontati, resi trasparenti al pubblico e ai controllori. Perché quindi non li mettono a bilancio? Perché dicono che sono privati, che sono gli imprenditori a rischiare il proprio patrimonio e invece gli imprenditori privati usano uno strumento privato, la SpA, per impegnare soldi (Tav SpA) e patrimonio (Patrimonio SpA) pubblici in un’opera che né a loro né al Paese serve finita, anzi, più i tempi si allungano all’infinito e più soldi e patrimonio pubblici finiscono nel diritto privato e nelle tasche degli imprenditori privati. Debiti economici a babbo morto, per i nostri figli e nipoti. Grazie a come è scritta la legge obiettivo anche i bilanci degli enti locali sono a rischio debito, perché finanziano le loro piccole opere pubbliche con il project financing, che sul mercato libero è lo strumento per far partecipare i privati agli investimenti pubblici ma che qui serve per garantire con soldi pubblici i privati che vogliono cimentarsi nell’edilizia e nei servizi locali. Debiti locali che si sommano a quelli statali. Debiti che ai lavoratori costeranno cari, pagheranno con il sangue e con la vita stessa, come accade oggi ed è accaduto negli anni, nei cantieri delle grandi opere che eludono la legge antimafia sul sub appalto, sub contrattando i lavori a imprese mafiose che, a loro volta, offrono lavoro nero, sotto pagato e senza diritti. Così il prezzo umano che si può stimare anche solo per la galleria Tav in Val Susa è di un morto per chilometro costruito: 52 km di galleria, 52 morti

E per far quadrare il cerchio, i nostri imprenditori di imprese private a rischio pubblico, si sono barricati dietro ad altre leggi e leggine che rendono questa truffa addirittura una beffa! Molte leggi che regolano lo smaltimento dei rifiuti tossici sono piccole trappole per topi e ci ritroviamo con paste cementizie intossicate e intossicanti con cui si costruiscono le grandi e piccole opere pubbliche come quelle private. I danni ambientali sono prevedibili. Anche quelli alla salute umana. Debiti cancerogeni. Nazionali. Che si sommano a quelli locali, sotto gli occhi di tutti, opera per opera. In Val Susa è dimostrato, certificato, dichiarato ufficialmente. Se si bucano quelle montagne, quelle montagne rilasciano veleni mortali, amianto e uranio. Se si lavora per vent’anni in quella valle così stretta, con tutti i veleni rilasciati dalla cantierizzazione, la salute di chi l’abita viene gravemente compromessa. Debiti cancerogeni locali.

I debiti ambientali sono poi ulteriormente aggravati dalle incognite che riserva la natura quando viene maltrattata così tanto e così a lungo. Nel Mugello abbiamo perso torrenti, fonti, falde.. in Val Susa che accadrà veramente?

Una voragine di debiti, appunto, scavata da forzati del lavoro e che ingoia il futuro e il presente evacuandoli e seppellendoli in una tomba avvelenata. La tomba del diritto.

L’unica pietra che fa veramente paura è quella lapidaria.

Di certo nasceranno fiori tra le pietre E profumeranno di vita, ignari di ogni diritto e di ogni ragione.

(*) Anche quest’anno ad agosto la “bottega” recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché circa 12mila articoli (avete letto bene: 12 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

LA VIGNETTA QUI SOPRA è di GIULIANO SPAGNUL.

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