Veneto: gestione dei profughi…

… sempre più complessa

di Maria Rosaria Baldin

Dopo il grave atto intimidatorio avvenuto lo scorso primo giugno, la questura di Treviso ha deciso di istituire un servizio di vigilanza nei centri individuati dalla prefettura per ospitare i profughi.

Ricordiamo che a Vazzola (Treviso) un albergo chiuso da circa due anni, avrebbe dovuto ospitare 33 dei profughi assegnati alla regione Veneto. Il primo giugno, ignoti hanno scagliato contro la vetrata dell’albergo una bombola del gas vuota, insieme con un biglietto di minacce rivolte al proprietario.

Questo attentato segue quello avvenuto il mese scorso a Mezzaselva di Roana (VI), sull’altopiano di Asiago, quando, nella struttura che avrebbe dovuto ospitare profughi libici, sconosciuti hanno fatto trovare un ordigno che, a prima vista, sembrava un pacco bomba.

In generale l’accoglienza dei migranti, che segue le decisioni prese a livello nazionale di ospitarne uno ogni 2000 abitanti, è stata fortemente osteggiata in molti comuni veneti e ha portato il governatore leghista Luca Zaia, a rimuovere dall’incarico il commissario straordinario Roberto Tonellato, dirigente regionale e responsabile della Protezione Civile.

Ora la procura di Treviso ha affidato ai carabinieri le indagini, mentre i locali che saranno adibiti all’ospitalità dei profughi, saranno costantemente sorvegliati dalle forze dell’ordine per evitare che si ripetano episodi analoghi.

Intanto però, l’opposizione attacca la Lega e il nuovo movimento locale “Razza Piave” come mandanti morali degli attentati; questo soprattutto dopo le dichiarazioni di Giancarlo Gentilini (condannato in via definitiva nel 2009 per istigazione all’odio razziale, a una pena pecuniaria di quattromila euro, con il divieto di partecipazione a pubbliche manifestazioni per 3 anni), che ha dichiarato: “Questa è la rivolta del mio popolo” e di temere “Rigurgiti di guerra civile”.

La capogruppo del Pd in consiglio regionale, Laura Puppato ha affermato che questi episodi sono: “La diretta conseguenza dello sbraitare dei leghisti attorno a concetti di divisione”.

Nel frattempo, la gestione dei profughi è stata trasferita al prefetto di Venezia, Luciana Lamorgese, che dichiara: “Eventuali non condivisioni di strategie possono certamente essere espresse, ma soltanto con metodi democratici e nelle sedi competenti. Questo fatto, non trova assolutamente riscontro nella cultura e nel comune sentire del popolo veneto e tende soltanto ad esasperare un clima che invece necessita della massima collaborazione di tutte le componenti sociali e istituzionali presenti sul territorio».

Ultime novità:

A Gallio, sempre sull’altopiano di Asiago, il sindaco ha preteso di scegliersi l’unico profugo assegnato al suo paese. Lo voleva giovane, cattolico (“così può aiutare in parrocchia”) e che parlasse inglese (“Così possiamo fare conversazione”). Lo ha trovato: si tratta di un giovane nigeriano di 35 anni. Questa scelta, da cui avevano preso le distanze altri sindaci dell’altopiano (fra cui quelli di Roana e di Foza) ha portato il maestro Bepi de Marzi, compositore e musicista autore della famosissima “Signore delle cime”, a restituire la cittadinanza onoraria avuta cinque anni fa dal comune di Gallio: “Come potrei esprimere altrimenti la mia vergogna per le infelici dichiarazioni di quello che dovrebbe essere il “mio” sindaco?” ha affermato il compositore.

In quel di Jesolo invece, con l’approssimarsi della stagione estiva e il previsto arrivo di turisti, non c’è più posto per i profughi. Nonostante la diocesi di Vicenza sia disposta a pagare le spese di vitto e alloggio, non ha trovato nessun hotel disposto ad ospitarli.

Ancora una volta si passa la parola al governo. I più strenui sostenitori del federalismo, quando si ritrovano a dover togliere dal fuoco qualche castagna un po’ troppo calda, preferiscono farlo fare al governo.

E la solidarietà, in una zona che fino a pochissimi anni fa era una terra povera di emigrazione, dev’essere rimasta all’estero, insieme con i nostri bisnonni, in qualche doppiofondo della loro valigia di cartone.

Maria Rosaria Baldin
Sono nata a Sandrigo, paese in provincia di Vicenza dove vivo.
 Nonostante un diploma di contabilità, mi sono sempre interessata più alla letteratura che alla matematica. 
Seguo da sempre le tematiche ambientali, le problematiche legate agli squilibri nord-sud del mondo, al consumo critico e consapevole, alla difesa dei diritti dei più deboli e alla costruzione della pace. Per quindici anni ho lavorato negli sportelli immigrazione della provincia di Vicenza. Nel 2009 la casa editrice La Meridiana ha raccolto la mia esperienza nel libro “Avanti il prossimo”. Dal 2009 gestisco il blog La Bottega delle Storie; inoltre collaboro con riviste e siti online. Organizzo percorsi di scrittura autobiografica e di raccolta di storie di vita. Mi sento in continua ricerca e penso che la spirale, con il suo percorso circolare aperto, lo rappresenti molto bene.

Un commento

  • si.
    vigilare e vigilare..
    non ci si stupisce neanche più che siamo istituzionalmente razzisti.. non si da per affatto scontata alcuna presunzione di innocenza..
    sono non soluzioni che aiutano a ghettizzare e minare ogni armoniosa convivenza..

    soldi sprecati che potrebbero trovare un più intelligente impiego in programmi di integrazione.. dei quali, ma è inutile segnalarlo nessuno ha parlato, di cui nessuno è stato principiato e di cui nessuno purtroppo ha capito la necessità per il lungo termine..

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