Lo confesso, nel 2006 ho votato Pd

di Mauro Antonio Miglieruolo

Perché non sono d’accordo con Beppe Grillo, che pure stimo come comico e politico, quando assume posizioni pregiudizialmente ostili al PD?
Non perché quest’ultimo non meriti le critiche che Grillo gli rivolge (non il solo, per altro). O perché al PD possa essere attribuito un ruolo sostanzialmente diverso da quello degli altri partiti “dell’arco costituzionale” (bell’arco costituzionale!). Ma per una ragione molto più seria che invito tutti a considerare.

Per quanto lontano dalle mie idee, estraneo alle pratiche politiche che sole possono autenticare il collocamento a sinistra di un partito di sinistra, non ritengo legittimo omologare il PD all’odioso e insidioso PDL e così lavarmene le mani. In ogni confronto tra PD e il partito oggi di Berlusconi e domani dei berlusconidi, come per altro non ho esitato a fare nel 2006 (mettendo la croce sul simbolo di Rifondazione non mi facevo certo illusioni sull’effettivo destinatario del voto), non avrei esitazioni a prendere posizione in favore del primo. Come per altro farei per il secondo se l’alternativa diventasse tra la reazionaria e un po’ schifosetta Casa della Libertà di Opprimere, Sfruttare, Corrompere e Insultare e l’eventuale ultrareazionario abominevole Casino della Licenza di Manganellare, Purgare, Confinare e Mettere il Bavaglio agli Italiani. Lo dico a cuore leggero, pienamente convinto di ciò che affermo. Non sono afflitto da cretinismo parlamentare, non mi racconto bugie sulla democrazia borghese, democrazia limitata e limitante; e proprio per questo sono in grado di valutare gli spazi che offre senza lasciarsi incantare dalle idilliache superlative descrizioni che ne danno gli ideologi del sistema. Il regime di “democrazia” non costituisce certo il regno della libertà, né offre spazi reali di trasformazione dall’interno (spazi elettorali, intendo); e però il migliore nel quale sviluppare l’organizzazione e quindi l’autocoscienza dei lavoratori. All’opposto, da questo punto di vista, nonché da ogni altro, i regimi fascisti i peggiori. Ogni partito che spinga in questa ultima direzione mi appare allora nemico. Maggiore è l’inclinazione verso destra (verso la estrema destra) maggiore è la mia determinazione nell’utilizzare ogni mezzo per combatterlo, incluso il ricorso a un partito un po’ meno di destra.
Naturalmente non è questa l’unica ragione che mi induce in questo momento storico privo di ogni altra possibile scelta a indurmi a optare per l’insignificante, con più di una venatura antioperaia, PD (a parte sempre possibili scatti d’ira, o stati di demoralizzazione tanto acuti da trascinarmi all’astensione). Ci sono anche altre sessanta e passa milioni di ragioni, una per ogni italiano di questo nostro paese, a sospingermi nella medesima direzione (diverso sarebbe il discorso se esistesse una qualsiasi pur miserabile alternativa). Un insieme di persone, il nostro, ostaggio di una sorta di Banda Bassotti (fatidiche queste due iniziali, ricordano qualcosa), che per opprimerlo adopera il crudele sistema di infliggere il danno a cui poi far seguire la beffa.
Verso questo vasta umanità non mi sento di assumere aristocratici atteggiamenti di chi sa, vede e si sente giustificato dalle sue molteplici ragioni. Di separarmi per il banale motivo che io vedo qualche centimetro più avanti di loro, o della gran parte di loro (a che mi serve? Se pongo ostacolo alla diffusione di questi miei saperi separando i destini?) non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Anche perché non sono né mi sento altra cosa della moltitudine che si affanna, sbaglia e si corregge. Per quel poco che possa contare la mia opinione e il nulla del mio voto, a questa massa di persone piene di difetti, colpevole dei propri mali fin che si vuole, sento di dover dedicare ogni stilla di energia per, ad esempio, bloccare la resistibile avanzata di B. Per aiutare quelli che vogliono essere aiutati e aiutare me stesso a non essere travolto da coloro che non vogliono essere aiutati.
Consideriamo per ultimo la massa di innocenti che vota per il PD e del gran numero di cittadini che militano in quel partito. B li definirebbe con male parole. Io li definisco per quel che sono: compagni e sodali nelle disavventure trascorse, compagni e sodali nel trionfo di questi giorni. A loro non farò mancare mai la solidarietà. Votando insieme a loro finché continuerò a non avere altra possibilità che di utilizzare quel che loro hanno costruito (e io son stato incapace di costruire). Votando il partito più avanzato che le realtà potrebbe presentarmi un domani (chissà mai che dopodomani non si abbia un partito autenticamente operaio e marxista). Sconfitto se tutti insieme alla sconfitta andremo incontro, vittorioso se della vittoria potremo godere l’ebbrezza. Non perché lo voglio, sono buono o illuminato da pensieri corretti. Perché questo sarà, una sorta di diluvio universale, se le cose andranno in certo pessimo modo. Polemizzare dunque sì, ad usura. Accapigliarsi altrettanto. Denunciare il denunciabile. Ma nella contesa diretta nessun dubbio. Il gruppo dirigente del PD potrà risultare odioso finché si vuole, mai saprà spingersi altrettanto a fondo dei reazionari nel devastare il poco di democrazia che abbiamo saputo costruire.
Non dobbiamo dimenticare che siamo sulla stessa barca. Non la barca dei padroni. La barca di noi piccoli che si barcamenano tra le infinite trappole poste sul nostro cammino per sopravvivere alla meglio un giorno di più, un mese di più, una elezione in più (mentre incombono i referendum).
Insieme, inestimabile Beppe Grillo (inestimabile in quanto primo a organizzare una opposizione dei senza partito, adoperando pochi mezzi e molta determinazione) perché legati dal comune destino di sfruttati e oppressi. Legati da un matrimonio che solo la possibilità di bigamia può compromettere. Dalla possibilità di un nuovo vero partito di sinistra che ponga finalmente sul tavolo i nostri problemi, non quelli di coloro che creano i nostri problemi. A meno che tu non ritenga, e non lo credo, che per fare dispetto ai vari Veltroni, D’Alema, Fassino, Bersani e Violante sia ammissibile farne uno più grande al vicino di casa o al vicino di partito.

Redazione
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  • Silvia Acquistapace

    caso mai ci si può ricordare che esiste anche SEL

  • in SEL ci sono molte persone stimabili, alcune delle quali hanno messo in gioco le loro carriere per tentare di arrestare la deriva democratica del PD. Onore a loro. Lo stesso Vendola, nel confronto con ciò che offre il mercatino della politica, può sembrare una alternativa accettabile. Ma è qui che sta il nocciolo della questione: fino a che punto il presentare in primo piano un nome invece di un programma è effetto di costrizione politica invece che tendenza condivisa? In altri termini, SEL è entrato a pié pari nella politica “delle persone” oppure ancora si mantiene nella rispettabile tradizione della preminenza della linea politica? Noi non abbiamo bisogno di capi, ma di dirigenti che si facciano garanti di una certa tendenza, di determinate iniziative, che lottino insieme a noi sulle questioni che tutti insieme abbiamo deciso di portare avanti. Né posso dimenticare l’imperdonabile scissione messa in atto da Vendola alla vigilia di una votazione che, in ragione di quell’atto, si è tradotto in un enorme disastro per tutta la sinistra. Vendola non poteva aspettare un paio di mesi prima di promuoverla?
    Non si tratta di questione di poco conto. La solidarietà tra compagni è questione di principio. Il far fronte compatto contro la reazione altrettanto. Nella mia pratica politica (risalente a diversi decenni fa ormai) ho sempre difeso gli avversari di un momento prima (per quanto scorretto il loro comportamento) dagli attacchi degli avversari comuni. Una cosa sono le divisioni tra noi, ben altra la necessaria unità di fronte al nemico. Sia ben chiaro, la sconfitta di una parte costituisce un arretramento per tutti. Allora, a proposito della scissione, SEL è parte nostra o è parte dello schieramento moderato? Ha scelto l’alleanza con il PD e mi sta bene. Ma qual’è il suo atteggiamento rispetto a chi sta alla sua sinistra?
    Nienti nemici a sinsitra, diceva Lenin. La pratica del PCI da un certo momento in poi è stata: solo nemici a sinistra. Vendola e con lui tutta la SEL, cosa ha da dirci in proposito?
    Per il resto sono in attesa di vedere la SEL all’opera. Attualmente non vedo altro che una versione ulteriormente moderata della già moderata Rifondazione. Non chiedo alla SEL di essere altro che se stessa. Con sincerità, trasparenza e coerenza. Qualche dubbio in merito lo nutro.
    Mam

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