Volonta(va)riato

di Lucia Pepe

Un enorme cartellone fra colori e immagini rassicuranti invita ad essere «volontari per un giorno»! Ma sì, perché non provare a sentire qual è la sensazione che

suscita il fare qualcosa di socialmente utile e, per di più, gratuitamente.

Volontario dovrebbe essere colui che, finito il lavoro, quello “vero” (quello che magari non ti soddisfa tanto ma per il quale sei retribuito) trova ancora tempo ed energie da dedicare a un’attività che non gli darà di che nutrirsi, ma lo sazierà di uno strano benessere interiore. E invece no!

Essere volontario oggi richiede tanto tempo, competenze, magari una laurea e se c’è dell’esperienza anche meglio; ma non illudetevi: sempre tutto gratis.

Italiani brava gente” dunque: perché lo Stato dovrebbe disturbarsi e farsi carico di tutti quei servizi sociali utili e necessari quando ci sono così tante organizzazioni di volontariato disposte a farlo?

Intanto delimitiamo il campo o meglio allarghiamolo: il volontariato – quale può essere prestare assistenza ad anziani, distribuire un pasto caldo e/o una coperta a chi ne ha di bisogno, o ripulire un bosco da rifiuti vari – è aperto a tutti e non richiede particolari competenze, se non amore e passione per l’ambito nel quale ci si impegna (in realtà queste attitudini servirebbero in ogni attività…).

Il volonta(va)riato di cui parlo io – riferendomi a posizioni in vari campi di onlus, ong, organizzazioni, associazioni ecc che si occupano per lo più di immigrazione – è invece quel tipo di “volontariato” che richiede competenze nei più svariati ambiti, fra i quali soprattutto lingue, giurisprudenza, didattica e medicina.

Vi dirò di più: sono tantissimi oggi i giovani che, dopo anni di sudati e studi profumatamente pagati, dopo anni di esperienze, stage, tirocini non retribuiti in Italia e all’estero fanno ancora a gara (alcuni enti prevedono una vera e propria selezione o degli ulteriori corsi di formazione) per poter essere volontario “ancora per un giorno”, un mese, un anno o chissà.

Oltre al danno la beffa: capita anche di scoprire per caso che ciò per cui tu studi ti formi e ti informi quotidianamente con passione – come può essere l’affiancamento dei minori stranieri non accompagnati nel disbrigo di pratiche burocratiche – è ciò che può scegliere, nell’ambito del servizio sociale, chi ha avuto ritirata la patente per guida in stato d’ebbrezza.

Avete presente il film «Cose dell’altro mondo»? E se scomparissero tutti i volontari? Forse sarebbe visibile il profondo buco che viene affannosamente tappato dai “buoni, belli e bravi”.

Eppure presto avrò bisogno di un lavoro – di quelli che riempiono la pancia e non l’anima per intenderci – e forse non avrò più tempo per il mio volontariato, per quello che vorrei fosse il mio lavoro.

Redazione
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